ELEMOSINA EUROPA

di Cristiana Flaminio

Scusate il ritardo. Ursula von der Leyen ha presentato ieri in conferenza stampa, insieme alla commissaria Ue all’Energia Kadri Simson, le misure che la Commissione adotterà per fare fronte alla crisi del gas. Confermate le indiscrezioni della vigilia, il piano europeo si basa su tre capisaldi: price cap mobile e temporaneo, acquisti in comune, monitoraggio dei prezzi con la possibilità, per chi vorrà, di adottare un nuovo parametro di prezzi del gas naturale liquefatto, alternativo a quello del Ttf di Amsterdam. “All’inizio era difficile stabilire un limite di prezzo, ma più approfondiamo, più andiamo sui dettagli delle possibilità, più possiamo convincere gli Stati membri a lavorare con noi su quella soluzione”, ha detto la presidente della Commissione Ue: “Per noi era prima di tutto importante stabilizzare il mercato. Quindi senza i presupposti che abbiamo creato, non sarebbe stato possibile avanzare ora con queste proposte”. Finalmente è arrivato “il momento”. E, ha sottolineato von der Leyen: “Ora è importante muoversi con il chiaro segnale che siamo disposti ad essere partner affidabili sul mercato, ma non più a qualsiasi prezzo”.

Nel piano della Commissione ci sono alcune novità operative rispetto agli obiettivi e ai metodi già annunciati. Sullo sfondo c’è il tema della solidarietà europea, il grande assente delle ultime settimane di dibattito sul gas. In particolare, c’è la previsione di un consorzio europeo per l’acquisto in comune di materie prime, guidato proprio dalla Commissione, proprio per evitare storture. L’Ue ha poi deplorato che, su 40 accordi bilaterali possibili tra gli Stati, al momento ne siano stati sottoscritti appena sei. Per questo si riserva di imporre regole minime di solidarietà per evitare storture nel mercato tra i diversi Paesi membri. Infine il tetto al gas. Che non sarà permanente ma temporaneo, “da applicare quando sarà necessario” e che prevede la possibilità di uno spike collar, un meccanismo temporaneo di controllo dei prezzi. Von der Leyen ha inoltre rivendicato fatto “progressi in termini di riduzione dei consumi: abbiamo visto che abbiamo risparmiato gas per il 15% della domanda complessiva a settembre”. Quindi ha affermato: “Abbiamo riempito i nostri depositi di gas, ora siamo al 92%; abbiamo diversificato intensamente, dalla Russia verso fornitori affidabili. Ormai la quota russa di gasdotto importato è scesa al 9%, quindi più o meno due terzi della fornitura russa sono stati tagliati”.

Quello che è stato fatto, sebbene in ritardo (come ammesso dalle stesse massime istituzioni europee), in teoria dovrebbe essere seguito da una riforma generale e complessiva del mercato energetico. Ma, nonostante l’ottimismo espresso, le posizioni appaiono ancora lontane. In mattinata, infatti, il vicepresidente della Commissione Ue Valdis Dombrovskis, ha sottolineato che l’obiettivo deve essere quello della riduzione della domanda. “I sostegni a famiglie e imprese devono essere mirati e temporanei e devono prevedere incentivi a ridurre i consumi”. Dare troppi aiuti, secondo Dombrovskij “alimenterebbe l’inflazione e produrrebbe prezzi dell’energia ancora più alti”. Ma il tema è un altro ancora e cioè che “la politica economia e quella monetaria non devono lavorare con obiettivi opposti”. In pratica, se la Bce aumenta i tassi per eliminare denaro dalla circolazione e tentare di abbattere l’inflazione, l’Ue non può tollerare che vengano dati soldi a famiglie e imrese. Ma non è tutto. Perché mai come stavolta, la politica Ue dipende da un piccolo partito tedesco. I liberali del ministro delle finanze Christian Lindner hanno fatto flop alle elezioni in Bassa Sassonia, restando fuori dal parlamento locale. Devono recuperare credibilità presso il loro elettorato e, dunque, non si possono escludere pressioni nel segno dell’austerity nei confronti del governo guidato da Olaf Scholtz.

di Cristiana Flaminio

Scusate il ritardo. Ursula von der Leyen ha presentato ieri in conferenza stampa, insieme alla commissaria Ue all’Energia Kadri Simson, le misure che la Commissione adotterà per fare fronte alla crisi del gas. Confermate le indiscrezioni della vigilia, il piano europeo si basa su tre capisaldi: price cap mobile e temporaneo, acquisti in comune, monitoraggio dei prezzi con la possibilità, per chi vorrà, di adottare un nuovo parametro di prezzi del gas naturale liquefatto, alternativo a quello del Ttf di Amsterdam. “All’inizio era difficile stabilire un limite di prezzo, ma più approfondiamo, più andiamo sui dettagli delle possibilità, più possiamo convincere gli Stati membri a lavorare con noi su quella soluzione”, ha detto la presidente della Commissione Ue: “Per noi era prima di tutto importante stabilizzare il mercato. Quindi senza i presupposti che abbiamo creato, non sarebbe stato possibile avanzare ora con queste proposte”. Finalmente è arrivato “il momento”. E, ha sottolineato von der Leyen: “Ora è importante muoversi con il chiaro segnale che siamo disposti ad essere partner affidabili sul mercato, ma non più a qualsiasi prezzo”.

Nel piano della Commissione ci sono alcune novità operative rispetto agli obiettivi e ai metodi già annunciati. Sullo sfondo c’è il tema della solidarietà europea, il grande assente delle ultime settimane di dibattito sul gas. In particolare, c’è la previsione di un consorzio europeo per l’acquisto in comune di materie prime, guidato proprio dalla Commissione, proprio per evitare storture. L’Ue ha poi deplorato che, su 40 accordi bilaterali possibili tra gli Stati, al momento ne siano stati sottoscritti appena sei. Per questo si riserva di imporre regole minime di solidarietà per evitare storture nel mercato tra i diversi Paesi membri. Infine il tetto al gas. Che non sarà permanente ma temporaneo, “da applicare quando sarà necessario” e che prevede la possibilità di uno spike collar, un meccanismo temporaneo di controllo dei prezzi. Von der Leyen ha inoltre rivendicato fatto “progressi in termini di riduzione dei consumi: abbiamo visto che abbiamo risparmiato gas per il 15% della domanda complessiva a settembre”. Quindi ha affermato: “Abbiamo riempito i nostri depositi di gas, ora siamo al 92%; abbiamo diversificato intensamente, dalla Russia verso fornitori affidabili. Ormai la quota russa di gasdotto importato è scesa al 9%, quindi più o meno due terzi della fornitura russa sono stati tagliati”.

Quello che è stato fatto, sebbene in ritardo (come ammesso dalle stesse massime istituzioni europee), in teoria dovrebbe essere seguito da una riforma generale e complessiva del mercato energetico. Ma, nonostante l’ottimismo espresso, le posizioni appaiono ancora lontane. In mattinata, infatti, il vicepresidente della Commissione Ue Valdis Dombrovskis, ha sottolineato che l’obiettivo deve essere quello della riduzione della domanda. “I sostegni a famiglie e imprese devono essere mirati e temporanei e devono prevedere incentivi a ridurre i consumi”. Dare troppi aiuti, secondo Dombrovskij “alimenterebbe l’inflazione e produrrebbe prezzi dell’energia ancora più alti”. Ma il tema è un altro ancora e cioè che “la politica economia e quella monetaria non devono lavorare con obiettivi opposti”. In pratica, se la Bce aumenta i tassi per eliminare denaro dalla circolazione e tentare di abbattere l’inflazione, l’Ue non può tollerare che vengano dati soldi a famiglie e imrese. Ma non è tutto. Perché mai come stavolta, la politica Ue dipende da un piccolo partito tedesco. I liberali del ministro delle finanze Christian Lindner hanno fatto flop alle elezioni in Bassa Sassonia, restando fuori dal parlamento locale. Devono recuperare credibilità presso il loro elettorato e, dunque, non si possono escludere pressioni nel segno dell’austerity nei confronti del governo guidato da Olaf Scholtz.

Pubblicitàspot_img
Pubblicitàspot_img

Ultimi articoli