Elisabetta Aldrovandi, Castigata un romanzo tutto al femminile

“È sbagliato spingere le donne ad essere come gli uomini, a comportarsi in modo identico a loro, dimenticando le caratteristiche femminili, uniche e irripetibili, che le rendono meritevoli delle stesse opportunità”. Elisabetta Aldrovandi, è un avvocato di successo. Si divide tra le aule dei tribunali, gli studi televisivi dove spesso è ospite e il Parlamento. Le sue audizioni in Commissione Giustizia, alla Camera e al Senato, sono state determinanti per la stesura di molte leggi. Stiamo parlando di chi è Presidente dell’Osservatorio Nazionale Sostegno Vittime. E le donne le conosce bene. Non a caso, per il suo esordio letterario, ha scritto un romanzo al femminile, intitolato Castigata, un racconto di vita e soprattutto di stati d’animo.

Il titolo del libro desta non poca curiosità: perché l’ha scelto?
Volevo scrivere la storia di una donna adulta inizialmente irrisolta che intraprendeva un percorso di auto consapevolezza, ma non sapevo come avrei sviluppato la trama. A dire il vero, il titolo l’ho scelto prima di iniziare la stesura del romanzo: la parola “castigata” piace perché ha un duplice significato, di “pudica” e “punita”. Come tanti aspetti e vicissitudini della vita che spesso assumono un senso diverso, a seconda dell’angolazione da cui li si guarda.

La protagonista, Ludovica, è una vittima?
Solo di se stessa e delle sue insicurezze. Il mio non è un libro che nasce dall’idea di raccontare
una parte del mio lavoro, seppur romanzata. È la storia di una donna comune, come tante, imperfetta e a volte insicura, ma mai banale. Una donna nella quale si possono riconoscere in tante. Ma anche in tanti. Castigata non è un romanzo autobiografico.

Ci sono degli aspetti che la accomunano a Ludovica?
L’esuberanza del suo carattere su tutto. A differenza sua non sono impulsiva: questo suo tratto spesso la porta a conclusioni affrettate e deduzioni sbagliate. Di lei apprezzo la capacità di mettersi sempre in gioco sempre. E poi come lei amo il buon cibo e gli animali.

Qual è il messaggio sottinteso tra le pagine del suo libro?
Credo di aver lanciato diversi spunti di riflessione e messaggi, tra i quali spicca, su tutti, la necessità di vivere per ciò che si è, e non per come gli altri ci vogliono. La condizione principale per esprimere se stessi è capirsi e accettarsi. Ed è questo, il percorso più importante e complicato, intrapreso dalla “mia” Ludovica. Spero possa essere d’esempio.

Perché un avvocato con molteplici impegni ha deciso di scrivere un libro?
Ho sempre amato scrivere, fin da bambina. Mio nonno mi insegnò a leggere, prima che andassi alle elementari, e da subito mi sono appassionata prima alla lettura e immediatamente dopo alla scrittura. Negli anni ho ritrovato questa passione quando scrivevo i temi scolastici, al Liceo, e poi grazie alla professione di avvocato. Con il primo lockdown del 2020 ho avuto il tempo e la spinta per riaprire il cassetto dove c’era il mio sogno di scrivere un libro, in attesa di essere risvegliato e realizzato. Castigata mi ha dato parecchie soddisfazioni e per questo sono al lavoro su un secondo romanzo, di un genere completamente diverso”.

“È sbagliato spingere le donne ad essere come gli uomini, a comportarsi in modo identico a loro, dimenticando le caratteristiche femminili, uniche e irripetibili, che le rendono meritevoli delle stesse opportunità”. Elisabetta Aldrovandi, è un avvocato di successo. Si divide tra le aule dei tribunali, gli studi televisivi dove spesso è ospite e il Parlamento. Le sue audizioni in Commissione Giustizia, alla Camera e al Senato, sono state determinanti per la stesura di molte leggi. Stiamo parlando di chi è Presidente dell’Osservatorio Nazionale Sostegno Vittime. E le donne le conosce bene. Non a caso, per il suo esordio letterario, ha scritto un romanzo al femminile, intitolato Castigata, un racconto di vita e soprattutto di stati d’animo.

Il titolo del libro desta non poca curiosità: perché l’ha scelto?
Volevo scrivere la storia di una donna adulta inizialmente irrisolta che intraprendeva un percorso di auto consapevolezza, ma non sapevo come avrei sviluppato la trama. A dire il vero, il titolo l’ho scelto prima di iniziare la stesura del romanzo: la parola “castigata” piace perché ha un duplice significato, di “pudica” e “punita”. Come tanti aspetti e vicissitudini della vita che spesso assumono un senso diverso, a seconda dell’angolazione da cui li si guarda.

La protagonista, Ludovica, è una vittima?
Solo di se stessa e delle sue insicurezze. Il mio non è un libro che nasce dall’idea di raccontare
una parte del mio lavoro, seppur romanzata. È la storia di una donna comune, come tante, imperfetta e a volte insicura, ma mai banale. Una donna nella quale si possono riconoscere in tante. Ma anche in tanti. Castigata non è un romanzo autobiografico.

Ci sono degli aspetti che la accomunano a Ludovica?
L’esuberanza del suo carattere su tutto. A differenza sua non sono impulsiva: questo suo tratto spesso la porta a conclusioni affrettate e deduzioni sbagliate. Di lei apprezzo la capacità di mettersi sempre in gioco sempre. E poi come lei amo il buon cibo e gli animali.

Qual è il messaggio sottinteso tra le pagine del suo libro?
Credo di aver lanciato diversi spunti di riflessione e messaggi, tra i quali spicca, su tutti, la necessità di vivere per ciò che si è, e non per come gli altri ci vogliono. La condizione principale per esprimere se stessi è capirsi e accettarsi. Ed è questo, il percorso più importante e complicato, intrapreso dalla “mia” Ludovica. Spero possa essere d’esempio.

Perché un avvocato con molteplici impegni ha deciso di scrivere un libro?
Ho sempre amato scrivere, fin da bambina. Mio nonno mi insegnò a leggere, prima che andassi alle elementari, e da subito mi sono appassionata prima alla lettura e immediatamente dopo alla scrittura. Negli anni ho ritrovato questa passione quando scrivevo i temi scolastici, al Liceo, e poi grazie alla professione di avvocato. Con il primo lockdown del 2020 ho avuto il tempo e la spinta per riaprire il cassetto dove c’era il mio sogno di scrivere un libro, in attesa di essere risvegliato e realizzato. Castigata mi ha dato parecchie soddisfazioni e per questo sono al lavoro su un secondo romanzo, di un genere completamente diverso”.

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