Emergenza influenza: pazienti in barella nelle corsie
“Non è possibile un sistema sanitario di uno Stato civile in tilt - denuncia Alessandro Riccardi, presidente Simeu-. Il problema non è tanto il virus, quanto l’assenza di posti letto e di strategie preventive organizzate”
Influenza stagionale, polmoniti e insufficienze strutturali stanno portando il Servizio sanitario nazionale al limite del collasso: è emergenza, pazienti in barella nelle corsie. I pronto soccorso di ospedali pubblici da Nord a Sud registrano numeri di accessi così elevati che molti pazienti restano stazionati in barella nei corridoi in attesa di un posto letto.
Una pratica nota come boarding, che la Società italiana di medicina di emergenza-urgenza definisce l’indicatore di un sistema in crisi. “Non è possibile che il sistema sanitario di uno Stato civile vada in tilt per un’influenza stagionale – denuncia Alessandro Riccardi, presidente nazionale -.Il problema non è tanto il virus, quanto l’assenza di posti letto e di strategie preventive organizzate”.
Ospedali al collasso per l’emergenza influenza
L’onda di casi influenzali ha mandato in sofferenza i servizi d’emergenza e ha reso evidenti criticità che vanno oltre la stagionalità. In molti ospedali i pazienti attendono ore e talvolta giorni su barelle senza una sistemazione adeguata perché mancano letti disponibili nei reparti ordinari.
L’aumento delle polmoniti virali e batteriche, insieme alle riacutizzazioni di patologie croniche, colpisce soprattutto gli anziani ma coinvolge anche fasce di popolazione più giovani.
In diverse realtà urbane nei Pronto soccorso denunciati livelli di sovraffollamento superiori al 300% (in Sicilia perfino al 400%) e tempi di attesa che superano le 48 ore, con un impatto diretto sulla qualità dell’assistenza e sulla sicurezza delle cure.
Strutture sotto organico
La crisi non nasce con l’influenza di questa stagione e non rappresenta un evento imprevedibile. Le strutture di emergenza risultano da anni sotto organico e con un turnover insufficiente.
La medicina d’emergenza-urgenza continua a perdere attrattività tra i giovani medici, con un numero elevato di borse di specializzazione che restano scoperte e un crescente abbandono del settore a causa di carichi di lavoro elevati, stress continuo e scarse prospettive di carriera.
La domanda di assistenza cresce
Questo squilibrio riduce la capacità di risposta dei reparti proprio mentre la domanda di assistenza cresce. A questa fragilità si somma il progressivo indebolimento della medicina territoriale e del ruolo dei medici di medicina generale, storicamente primo presidio di salute per le famiglie.
Negli ultimi dieci anni il numero dei medici di famiglia è diminuito in modo significativo e una quota rilevante di quelli ancora in attività si avvicina all’età pensionabile senza un adeguato ricambio generazionale. Ogni medico segue oggi un numero sempre più elevato di assistiti e milioni di cittadini faticano a trovare un medico di riferimento stabile.
Questo ridimensionamento del ruolo del medico di famiglia come sentinella della salute riduce la capacità di intercettare precocemente le patologie acute e di gestire sul territorio i casi influenzali e le riacutizzazioni prima che diventino emergenze.
Il carico sugli ospedali
Il risultato, un trasferimento di carico sugli ospedali, con pazienti che arrivano in Pronto soccorso per condizioni che in un sistema territoriale efficiente troverebbero risposta a domicilio o in ambulatorio.
Per i medici dell’emergenza, gli accessi impropri contribuiscono alla congestione ma non rappresentano la causa principale del problema: la mancanza di una rete territoriale solida e integrata.
L’Italia affronta questa crisi in un contesto demografico complesso, caratterizzato da uno dei tassi di natalità più bassi d’Europa e da una popolazione sempre più anziana e pluripatologica, con una domanda di assistenza in costante aumento.
La pressione sui Pronto soccorso
Quando la medicina di base non riesce a svolgere il proprio ruolo di filtro e presa in carico, la pressione si scarica sui Pronto soccorso, strutture progettate per gestire emergenze acute.
Ne deriva una catena di inefficienze che include tempi di attesa prolungati, personale stremato, riduzione della capacità di risposta alle urgenze reali e aumento del rischio clinico per i pazienti più fragili.
La denuncia che arriva dai Pronto soccorso non riguarda solo l’influenza di una stagione ma la tenuta complessiva del sistema sanitario.
Senza un presidio territoriale forte e senza un rilancio concreto del ruolo dei medici di famiglia, il peso dell’assistenza continuerà a ricadere su ospedali già in crisi. Pazienti in barella, il sintomo più visibile di un sistema sanitario fragile.
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