Energia dal magma, la soluzione è a 20 km sotto terra

Evitare la dipendenza energetica dalla Russia passa attraverso una diversificazione delle fonti. Un mantra che stanno ripetendo tutti, politici e addetti ai lavori, ormai da giorni, da quando è iniziata l’offensiva russa nei confronti dell’Ucraina e le conseguenze, per l’Europa e per l’Italia, dal punto di vista energetico rischiano di essere devastanti. Ma ora sembra profilarsi all’orizzonte una nuova soluzione: ricavare energia dal magma.

La geotermia viene già ampiamente utilizzata per la produzione di energia e acqua calda in alcuni Paesi, come l’Islanda, che hanno il magma relativamente vicino alla superficie terrestre, ma c’è un modo di arrivare ad estrarre energia anche scavando fino a 20 chilometri sotto terra. Un’azienda creata da un gruppo di ricercatori del MIT (Massachussets Institute of Technology), la Quaise Energy, ha sviluppato un perforatore in grado di raggiungere il magma a 20 km di profondità e garantirci energia illimitata a un costo irrisorio. Tecnicamente si utilizza un tubo sottovuoto all’interno del quale corre un fascio di elettroni che sviluppano un’energia capace di polverizzare qualunque tipo di roccia. “La nostra tecnologia – spiega Carlos Araque, uno dei fondatori dell’azienda – ci permetterebbe di avere energia in qualunque parte del mondo ci troviamo, questo consentirà alle generazioni future di vivere in un mondo alimentato da energia pulita”.

In realtà l’idea di perforare la crosta terrestre per arrivare alla soglia dei 20 chilometri non è nuova, ci aveva provato anni fa la stessa Russia, che però era stata costretta a fermarsi a 12 chilometri proprio per mancanza della tecnologia necessaria a scavare più in profondità. E a 20 chilometri occorre giungere se si vuole trovare il magma, una fonte di energia praticamente inesauribile, in condizione di soddisfare interamente il nostro attuale fabbisogno, tra l’altro con l’indubbio vantaggio, in termini ambientali, di provocare una percentuale irrisoria di riscaldamento terrestre.

Un altro vantaggio di questa soluzione, sempre in termini di ripristino dell’ecosistema, risiede nel fatto che l’energia dal magma si potrebbe produrre scavando in profondità e dunque eliminando quasi del tutto le emissioni inquinanti derivate dall’uso di combustibili fossili.

Una tecnologia che ora passerà al vaglio delle agenzie internazionali, che dovranno eventualmente dare il via libera ad uno strumento che promette di essere rivoluzionario.

Evitare la dipendenza energetica dalla Russia passa attraverso una diversificazione delle fonti. Un mantra che stanno ripetendo tutti, politici e addetti ai lavori, ormai da giorni, da quando è iniziata l’offensiva russa nei confronti dell’Ucraina e le conseguenze, per l’Europa e per l’Italia, dal punto di vista energetico rischiano di essere devastanti. Ma ora sembra profilarsi all’orizzonte una nuova soluzione: ricavare energia dal magma.

La geotermia viene già ampiamente utilizzata per la produzione di energia e acqua calda in alcuni Paesi, come l’Islanda, che hanno il magma relativamente vicino alla superficie terrestre, ma c’è un modo di arrivare ad estrarre energia anche scavando fino a 20 chilometri sotto terra. Un’azienda creata da un gruppo di ricercatori del MIT (Massachussets Institute of Technology), la Quaise Energy, ha sviluppato un perforatore in grado di raggiungere il magma a 20 km di profondità e garantirci energia illimitata a un costo irrisorio. Tecnicamente si utilizza un tubo sottovuoto all’interno del quale corre un fascio di elettroni che sviluppano un’energia capace di polverizzare qualunque tipo di roccia. “La nostra tecnologia – spiega Carlos Araque, uno dei fondatori dell’azienda – ci permetterebbe di avere energia in qualunque parte del mondo ci troviamo, questo consentirà alle generazioni future di vivere in un mondo alimentato da energia pulita”.

In realtà l’idea di perforare la crosta terrestre per arrivare alla soglia dei 20 chilometri non è nuova, ci aveva provato anni fa la stessa Russia, che però era stata costretta a fermarsi a 12 chilometri proprio per mancanza della tecnologia necessaria a scavare più in profondità. E a 20 chilometri occorre giungere se si vuole trovare il magma, una fonte di energia praticamente inesauribile, in condizione di soddisfare interamente il nostro attuale fabbisogno, tra l’altro con l’indubbio vantaggio, in termini ambientali, di provocare una percentuale irrisoria di riscaldamento terrestre.

Un altro vantaggio di questa soluzione, sempre in termini di ripristino dell’ecosistema, risiede nel fatto che l’energia dal magma si potrebbe produrre scavando in profondità e dunque eliminando quasi del tutto le emissioni inquinanti derivate dall’uso di combustibili fossili.

Una tecnologia che ora passerà al vaglio delle agenzie internazionali, che dovranno eventualmente dare il via libera ad uno strumento che promette di essere rivoluzionario.

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