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Economia

Energia, prezzi di fuoco

Rincari su tutta la rete, Urso invoca misure e Pichetto rilancia sui biofuel. A Bruxelles comincia lo scontro sugli Ets

di Giovanni Vasso -


I prezzi dell’energia vanno a fuoco. L’Italia, con il petrolio che si stabilizza oltre i cento dollari al barile, diventa una giungla di rincari. Una sola la certezza che unisce un Paese terrorizzato dai rincari: il diesel, e non solo in autostrada, viaggia oltre i due euro al litro mentre la benzina inizia, minacciosamente, ad avviarsi verso quella stessa soglia. Siamo alla riedizione della crisi energetica di quattro anni fa. I prezzi dei carburanti aumentano, inarrestabili, e di conseguenza tutto salirà di prezzo. Il grido di dolore della logistica ha spinto il ministro all’Industria, Adolfo Urso, a promettere misure ad hoc per calmierare, almeno per il trasporto e per il comparto della manifattura, i prezzi alla pompa.

Prezzi di fuoco, i dati Mimit su carburanti e il bonus energia

Il Mimit, proprio nella giornata di ieri, ha pubblicato le tabelle dei costi dell’Osservatorio Carburanti. Il prezzo medio dei carburanti in modalità self service lungo la rete stradale nazionale è pari a 1,853 euro al litro per la benzina e 2,087 euro per il gasolio. Prezzi che salgono in autostrada dove, al self, si spendono 1,941 euro per la benzina e 2,148 per il gasolio. Numeri che hanno già fatto insorgere associazioni di imprese e consumatori. Si tratta di un aumento importante se, in sole 24 ore, il costo del gasolio è salito di due cents. Allo studio del governo, poi, ci sarebbero alcune misure di aiuto e agevolazione. Più o meno sempre le solite: bonus per le fasce più deboli della popolazione. Che rischierebbero di lasciare fuori un pezzo intero di Paese. Ma, al momento, si tratta solo di ipotesi e di chiacchiere. Buone per infiammare il dibattito politico.

Pichetto riparte dai biocarburanti

Il ministro all’Ambiente e sicurezza energetica, Gilberto Pichetto Fratin, ha detto di non credere alla minaccia degli ayatollah: per lui, il petrolio a 200 dollari al barile rappresenta uno scenario alquanto improbabile. Ciò, però, non gli impedisce di rilanciare l’idea dei biocarburanti. Un vecchio pallino italiano, fin dai tempi in cui si doveva lottare contro il ban al motore termico per le auto. Pichetto dice che non bisogna badare solo alle emissioni, ma a tutto il processo di produzione e consumo del carburante. Epperciò è importante iniziare a immaginare carburanti (e motori, va da sé) neutri. L’Italia, su questo fronte, è già pronta. Eni, già da tempo, ha riconvertito le raffinerie italiane in bioraffinerie. E se in Cina c’è una startup che promette di ricavare benzina sintetizzando l’anidride carbonica dall’aria, la Germania ha già pronta la carta degli efuels. Sarebbe, per l’Europa, un’idea da riprendere evitando l’errore di qualche anno fa. E cioè quello di puntare su una e non sull’altra tecnologia.

Ets, ci siamo: inizia il dibattito

Ma a Bruxelles, oggi, c’è altro a cui pensare. Il Consiglio Europeo si prepara a ragionare della revisione degli Ets. L’Italia non vuole l’abrogazione del sistema ma pretende, insieme ad altri otto Paesi, di rivedere i meccanismi che contribuiscono a formare il prezzo finale dell’energia. Gli schieramenti sono già delineati. Il gruppo “italiano”, da solo, già evita il formarsi di una maggioranza (alternativa) qualificata. I burocrati brussellesi, però, sono a dir poco scettici rispetto ai rilievi sugli Ets: “La maggioranza dei 27 ritiene il sistema indispensabile”, sussurrano le solite fonti anonime. Lo scontro, ancora una volta, sarà deciso da Germania, che ha mandato avanti l’Italia e la Francia, che invece si affida all’attivismo dello spagnolo Sanchez. Se le polemiche fossero petrolio e se i bizantinismi fossero gas, l’Europa non avrebbe nulla da temere dalla guerra. Nè l’energia, né i suoi prezzi di fuoco. E forse, oggi, c’è da temere, oltre alla chiusura dello Stretto di Hormuz, quella dei ponti del dialogo tra i Paesi.


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