Eni negli Usa, un reattore per produrre energia pulita

L’ad Descalzi: “Costi bassissimi, è una rivoluzione”

La richiesta di un tetto al prezzo del gas a livello europeo, per affrontare un inverno che potrà essere duro alla luce del persistere del conflitto in Ucraina. E uno sguardo fiducioso al futuro immediato del nostro panorama energetico, con il 2030 dietro l’angolo, quando un reattore pilota potrà garantire la produzione di energia pulita a bassissimo costo. E’ un viaggio positivo quello di Claudio Descalzi, ad di Eni, tra New York e Boston. E il motivo non è solo il recente premio per la Business Leadership ricevuto dall’Atlantic Council di Washington nell’ambito della cerimonia dei “Distinguished Leadership Awards”.

A conferma che gli Stati Uniti sono territorio fertile per il Cane a sei zampe è lo stato avanzato dell’innovativo progetto messo a punto dal Commonwealth Fusion System, di cui Eni è il maggior azionista attraverso Eni Next, avendo investito 4 anni fa 50 milioni di dollari. In gioco la realizzazione entro il 2030 di un reattore pilota e di un prototipo, pronto tra 3 anni, che farà da banco di prova per lo sviluppo del primo reattore per la produzione di energia in grado di immettere in rete elettricità a zero emissioni di CO2

“È una vera rivoluzione”, dice Descalzi spiegando il processo della fusione che, al contrario della fissione, è più pulito, più sicuro e non produce scorie pericolose, combinando gli isotopi dell’idrogeno a temperature elevatissime (circa dieci volte quella del Sole), poi confinati tramite campi magnetici. E dal vapore produce energia: “È quindi un’energia che scaturisce dall’acqua, anche pesante, non comporta la necessità di disporre di un fabbisogno idrico ingente. In questo modo tutti i Paesi potrebbero produrre elettricità a bassissimo costo, grazie all’ampia disponibilità di acqua pesante”.

Nel frattempo però, per fronteggiare l’emergenza, l’Europa deve fare presto per imporre un tetto al prezzo del gas: “Senza una valida ragione, abbiamo ora un prezzo più alto di 6-7 volte rispetto a quello del 2019. Non c’è un problema di flussi, ma di costi. Per questo bisogna intervenire”. Intanto, l’ad di Eni conferma con fiducia il 2025 come anno d’avvio dell’indipendenza energetica dalla Russia: “Nei Paesi dove abbiamo investito, abbiamo prodotto gas e quel gas è nostro. Ora si tratta di portare queste scorte in Europa e soprattutto in Italia, che ha la priorità”.

Gli Stati Uniti rappresentano per Eni un fronte aperto, che registra riconoscimenti per la compagnia italiana anche da parte degli investitori, interessati alla transizione e alla possibilità di accumulare riserve. Oltre che nello spin-out del MIT di Boston, l’azienda è impegnata nel Plasma Science and Fusion Center (PSFC) dello stesso MIT e in Italia, nel progetto Divertor Tokamak Test (DTT) dell’Enea a Frascati e nelle attività di ricerca del CNR “Ettore Maiorana” di Gela. Imitando l’energia delle stelle, si punta ad arrivare rapidamente a realizzare centrali elettriche alimentate da reattori a fusione, che potranno soddisfare la crescente richiesta di energia di grandi insediamenti produttivi e urbani, mantenendo un’elevata sostenibilità. O impianti di dimensioni più piccole, integrati con le fonti rinnovabili, che potranno al tempo stesso facilitare l’alimentazione energetica di piccole comunità.

Alessio Gallicola

L’ad Descalzi: “Costi bassissimi, è una rivoluzione”

La richiesta di un tetto al prezzo del gas a livello europeo, per affrontare un inverno che potrà essere duro alla luce del persistere del conflitto in Ucraina. E uno sguardo fiducioso al futuro immediato del nostro panorama energetico, con il 2030 dietro l’angolo, quando un reattore pilota potrà garantire la produzione di energia pulita a bassissimo costo. E’ un viaggio positivo quello di Claudio Descalzi, ad di Eni, tra New York e Boston. E il motivo non è solo il recente premio per la Business Leadership ricevuto dall’Atlantic Council di Washington nell’ambito della cerimonia dei “Distinguished Leadership Awards”.

A conferma che gli Stati Uniti sono territorio fertile per il Cane a sei zampe è lo stato avanzato dell’innovativo progetto messo a punto dal Commonwealth Fusion System, di cui Eni è il maggior azionista attraverso Eni Next, avendo investito 4 anni fa 50 milioni di dollari. In gioco la realizzazione entro il 2030 di un reattore pilota e di un prototipo, pronto tra 3 anni, che farà da banco di prova per lo sviluppo del primo reattore per la produzione di energia in grado di immettere in rete elettricità a zero emissioni di CO2

“È una vera rivoluzione”, dice Descalzi spiegando il processo della fusione che, al contrario della fissione, è più pulito, più sicuro e non produce scorie pericolose, combinando gli isotopi dell’idrogeno a temperature elevatissime (circa dieci volte quella del Sole), poi confinati tramite campi magnetici. E dal vapore produce energia: “È quindi un’energia che scaturisce dall’acqua, anche pesante, non comporta la necessità di disporre di un fabbisogno idrico ingente. In questo modo tutti i Paesi potrebbero produrre elettricità a bassissimo costo, grazie all’ampia disponibilità di acqua pesante”.

Nel frattempo però, per fronteggiare l’emergenza, l’Europa deve fare presto per imporre un tetto al prezzo del gas: “Senza una valida ragione, abbiamo ora un prezzo più alto di 6-7 volte rispetto a quello del 2019. Non c’è un problema di flussi, ma di costi. Per questo bisogna intervenire”. Intanto, l’ad di Eni conferma con fiducia il 2025 come anno d’avvio dell’indipendenza energetica dalla Russia: “Nei Paesi dove abbiamo investito, abbiamo prodotto gas e quel gas è nostro. Ora si tratta di portare queste scorte in Europa e soprattutto in Italia, che ha la priorità”.

Gli Stati Uniti rappresentano per Eni un fronte aperto, che registra riconoscimenti per la compagnia italiana anche da parte degli investitori, interessati alla transizione e alla possibilità di accumulare riserve. Oltre che nello spin-out del MIT di Boston, l’azienda è impegnata nel Plasma Science and Fusion Center (PSFC) dello stesso MIT e in Italia, nel progetto Divertor Tokamak Test (DTT) dell’Enea a Frascati e nelle attività di ricerca del CNR “Ettore Maiorana” di Gela. Imitando l’energia delle stelle, si punta ad arrivare rapidamente a realizzare centrali elettriche alimentate da reattori a fusione, che potranno soddisfare la crescente richiesta di energia di grandi insediamenti produttivi e urbani, mantenendo un’elevata sostenibilità. O impianti di dimensioni più piccole, integrati con le fonti rinnovabili, che potranno al tempo stesso facilitare l’alimentazione energetica di piccole comunità.

Alessio Gallicola

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