Enrico Costantini, Inside Out

Giovane. Veneziano. Bello. Con una macchina fotografica che lo rende cosmopolita e un
lavoro che gli dà il passaporto per il Mondo. Le immagini di Enrico Costantini raccontano
mondi e terre vicine e lontane. Quelle in cui appare, il testimonial perfetto per un messaggio
senza filtri. Così come si racconta a L’identità.


Cosa serve per catturare la tua attenzione e diventare una tua immagine?

Concepisco ogni immagine come frammento di una piccola storia, una storia di cui
l’osservatore non conosce la trama, ma in grado di coglierne tramite i dettagli ogni sfumatura
e ricostruirne il racconto. Ogni immagine, nella sua pura semplicità, tra composizione luce e
colori per me deve contenere queste informazioni. Amo i contrasti e il momento in cui questi
ultimi entrano in contatto uno con l’altro, come luce e ombra.


Il tuo è un lavoro di concentrazione e ricerca del bello. Si tratti di interni, paesaggi, oarchitetture. Quando Scegli una destinazione hai già un programma in testa o ti lasci guidareda ciò che ti circonda?

La verità è che sono un insaziabile curioso e faccio moltissima ricerca. Nel mio canale
instagram ho creato e diviso in cartelle centiania di posti che vorrei visitare, da opere di
architettura, musei, hotels fino le destinazioni più remote. Allo stesso modo mi piace anche
mantenere la libertà di esplorare un luogo facendomi guidare dalle sensazioni e energie del
momento. Mi piace pensare che sia importante avere un piano ma ancora meglio aver la
possibilità di spezzarlo: spesso è negli imprevisti e nelle situazioni inaspettate che si
realizzano le esperienze migliori e più interessanti. Detto ciò ammetto che alcune
destinazioni molto complicate richiedono la necessità di dover pianificare mentre altre
lasciano una totale libertà.


L’esperienza del viaggio di per sé, che significato dà al tuo lavoro?

Per me il viaggio è molto importante. Il viaggiare e visitare nuove destinazioni è uno stimolo
e sta alla base della mia creatività. Più che la destinazione è l’esperienza che ne fai a farne
la vera differenza. Le persone che incontri, i momenti che condividi. Penso che uno dei
valori del viaggio sia nella condivisione e connessioni che si vanno a creare, tra noi e culture
e usanze lontane.

Quello che fai ti ha reso celebre sui social, Instagram prima di tutti. Che ruolo ha la vanità inquello che fai?

Nel mio lavoro come fotografo dietro l’obiettivo non penso abbia un ruolo concreto. Talvolta
per lavoro e collaboro come ambassador con alcuni brand nel settore moda e lifestyle dove
mi è richiesto di posare dall’altro lato della fotocamera e credo che una gran parte del mio
seguito voglia vedere anche questo lato di me. Non penso sia cosi evidente ma mi ritengo
essere una persona piuttosto timida e riservata e questo aspetto che nel mio lavoro richiede
anche un po’ di vanità non mi risulta sempre facile.

E come funziona il dietro le quinte del tuo lavoro? L’iniziativa quando fai un viaggio è tua o viene dall’esterno?

Una parte del mio lavoro mi viene commissionata, e in quel caso è il cliente a decidere. Per
il resto invece, lascio libera la mia curiosità e immaginazione per destinazioni solitamente
alquanto remote. Ogni anno cerco di fare almeno uno di questi viaggi dove io possa avere
totale libertà di espressione. Quest’anno sono stato nell’oasi di Siwa in Egitto un luogo
remoto al confine con la libia dove si trova “Adrere Amellal” un complesso di ecolodge
costruiti con fango e sale dove non c’è elettricità ma gli ambienti sono illuminati da grandi
fiaccole candele e grandi braceri. E l’isola di Socotra tra la penisola arabica e la somalia
appartenente allo Yemen famosa per la sua flora unica, poiché un terzo delle piante che si
trovano sull’isola non si trova in nessun’altra parte del pianeta.

Ti vediamo spesso in luoghi magnifici come alberghi e Resort in ogni angolo del mondo qual’è la tua classifica personale?

Difficile veramente stilare una classifica. Ogni luogo che visito ha una sua identità e storia,
ma ci sono alcuni posti dove mi piace tornare e dove mi sento accolto come fossi a casa
come ad esempio Maison La Minervetta a Sorrento, più che un hotel è come una vera e
propria casa con una ricerca e collezione di oggetti, libri e pezzi d’arte unici o la Tenuta di
Paternostro nella tuscia romana, dove si percepisce quasi un’energia mistica, immersa nella
natura e i cavalli purosangue di Olivia, la proprietaria che corrono liberi nella tenuta donano
un energia unica.

Giovane. Veneziano. Bello. Con una macchina fotografica che lo rende cosmopolita e un
lavoro che gli dà il passaporto per il Mondo. Le immagini di Enrico Costantini raccontano
mondi e terre vicine e lontane. Quelle in cui appare, il testimonial perfetto per un messaggio
senza filtri. Così come si racconta a L’identità.


Cosa serve per catturare la tua attenzione e diventare una tua immagine?

Concepisco ogni immagine come frammento di una piccola storia, una storia di cui
l’osservatore non conosce la trama, ma in grado di coglierne tramite i dettagli ogni sfumatura
e ricostruirne il racconto. Ogni immagine, nella sua pura semplicità, tra composizione luce e
colori per me deve contenere queste informazioni. Amo i contrasti e il momento in cui questi
ultimi entrano in contatto uno con l’altro, come luce e ombra.


Il tuo è un lavoro di concentrazione e ricerca del bello. Si tratti di interni, paesaggi, oarchitetture. Quando Scegli una destinazione hai già un programma in testa o ti lasci guidareda ciò che ti circonda?

La verità è che sono un insaziabile curioso e faccio moltissima ricerca. Nel mio canale
instagram ho creato e diviso in cartelle centiania di posti che vorrei visitare, da opere di
architettura, musei, hotels fino le destinazioni più remote. Allo stesso modo mi piace anche
mantenere la libertà di esplorare un luogo facendomi guidare dalle sensazioni e energie del
momento. Mi piace pensare che sia importante avere un piano ma ancora meglio aver la
possibilità di spezzarlo: spesso è negli imprevisti e nelle situazioni inaspettate che si
realizzano le esperienze migliori e più interessanti. Detto ciò ammetto che alcune
destinazioni molto complicate richiedono la necessità di dover pianificare mentre altre
lasciano una totale libertà.


L’esperienza del viaggio di per sé, che significato dà al tuo lavoro?

Per me il viaggio è molto importante. Il viaggiare e visitare nuove destinazioni è uno stimolo
e sta alla base della mia creatività. Più che la destinazione è l’esperienza che ne fai a farne
la vera differenza. Le persone che incontri, i momenti che condividi. Penso che uno dei
valori del viaggio sia nella condivisione e connessioni che si vanno a creare, tra noi e culture
e usanze lontane.

Quello che fai ti ha reso celebre sui social, Instagram prima di tutti. Che ruolo ha la vanità inquello che fai?

Nel mio lavoro come fotografo dietro l’obiettivo non penso abbia un ruolo concreto. Talvolta
per lavoro e collaboro come ambassador con alcuni brand nel settore moda e lifestyle dove
mi è richiesto di posare dall’altro lato della fotocamera e credo che una gran parte del mio
seguito voglia vedere anche questo lato di me. Non penso sia cosi evidente ma mi ritengo
essere una persona piuttosto timida e riservata e questo aspetto che nel mio lavoro richiede
anche un po’ di vanità non mi risulta sempre facile.

E come funziona il dietro le quinte del tuo lavoro? L’iniziativa quando fai un viaggio è tua o viene dall’esterno?

Una parte del mio lavoro mi viene commissionata, e in quel caso è il cliente a decidere. Per
il resto invece, lascio libera la mia curiosità e immaginazione per destinazioni solitamente
alquanto remote. Ogni anno cerco di fare almeno uno di questi viaggi dove io possa avere
totale libertà di espressione. Quest’anno sono stato nell’oasi di Siwa in Egitto un luogo
remoto al confine con la libia dove si trova “Adrere Amellal” un complesso di ecolodge
costruiti con fango e sale dove non c’è elettricità ma gli ambienti sono illuminati da grandi
fiaccole candele e grandi braceri. E l’isola di Socotra tra la penisola arabica e la somalia
appartenente allo Yemen famosa per la sua flora unica, poiché un terzo delle piante che si
trovano sull’isola non si trova in nessun’altra parte del pianeta.

Ti vediamo spesso in luoghi magnifici come alberghi e Resort in ogni angolo del mondo qual’è la tua classifica personale?

Difficile veramente stilare una classifica. Ogni luogo che visito ha una sua identità e storia,
ma ci sono alcuni posti dove mi piace tornare e dove mi sento accolto come fossi a casa
come ad esempio Maison La Minervetta a Sorrento, più che un hotel è come una vera e
propria casa con una ricerca e collezione di oggetti, libri e pezzi d’arte unici o la Tenuta di
Paternostro nella tuscia romana, dove si percepisce quasi un’energia mistica, immersa nella
natura e i cavalli purosangue di Olivia, la proprietaria che corrono liberi nella tenuta donano
un energia unica.

Pubblicitàspot_img
Pubblicitàspot_img

Ultimi articoli