“Enrico doveva lasciare Il congresso? Tardi e male”

“In Lombardia contro due candidati di destra, Majorino rappresenta l’alternativa reale, concreta e affidabile”. Così Lorenzo Pacini, segretario dei giovani Dem in Lombardia e candidato alle prossime regionali fa il punto sulla situazione del Partito Democratico tra congresso ed elezioni.

 

Il congresso del Pd si avvicina e la direzione nazionale solo nelle ultime ore sta decidendo modalità e data del voto, che tra le altre cose è vicino alle elezioni regionali. Necessario lo slittamento?
“Assolutamente sì. Sarebbe fondamentale far slittare le primarie di almeno una settimana, non tanto per strategie politiche, ma se dobbiamo organizzare le elezioni in due regioni molto importanti, votando anche il 13 febbraio, come è pensabile poi cinque giorni dopo aprire i seggi per le primarie? Anche il capitale umano del partito ha dei limiti. Il vero problema è che questo congresso andava fatto subito. E se è stato slittato di sei mesi, allora una settimana in più non cambia le sorti, è assurdo arrivare a questo punto per dover decidere. Andava fatto immediatamente, anche perché per come si è dimostrato non è rifondativo, ma un congresso normale con diversi candidati con diverse idee politiche e si poteva fare tranquillamente entro Natale”.

 

Anche sulle modalità di voto si è discusso tra quello online e quello tradizionale…
“Il voto online in sé non è sbagliato, è giusto immaginarlo. Ma per le elezioni primarie, in questo caso, meglio prevedere il solo voto fisico, perché serve una riflessione in più. Il voto online avrebbe più senso tra gli iscritti, con numero limitato di persone e si può fare, ma non ora.

 

Temi che sembrano più dividere che unire, gli stessi candidati sono in disaccordo e il Pd cala nei sondaggi. Ciò porta l’allontanamento dell’elettore?
“Il calo nel gradimento è dovuto al fatto che Enrico Letta non si è dimesso dopo il risultato chiaro uscito dalle urne. E se noi siamo un partito politico rispondiamo agli elettori e non alle logiche interne alle correnti. Letta non si è dimesso e la gente continuerà a non votarci e quello che dovevamo fare ottobre lo stiamo facendo a febbraio. Poi, è che normale che i candidati in fase di competizione non vadano d’accordo, è sano. Il problema è non c’è una struttura terza arbitraria in grado di prendere delle decisioni. Siamo arrivati al punto di dover fare le primarie per decidere quando fare le primarie.

 

I candidati in lizza rappresentano la varietà del Pd? Qualcuno può rappresentare più di altri?
“I quattro candidati rappresentano il mondo del Pd. Io sostengo Elly Schlein. Ma allo stesso tempo penso che Stefano Bonaccini sia un candidato validissimo con storia e profilo validissimi. Mi immagino un Pd dove i profili, le esperienze, la competenza e le idee di Schlein e Bonaccini possano andare avanti insieme, ma con quello che vince che dà la linea. Una linea chiara e la stessa per tutti. Io dico che deve essere più a sinistra, e per questo sostengo Schlein”.

 

Altro appuntamento, le elezioni regionali in Lombardia, dove è candidato. Majorino sta risalendo nei sondaggi: la non alleanza con il Terzo Polo è da considerarsi un errore nella prospettiva di una vittoria?
“L’errore lo ha fatto il Terzo Polo decidendo di sostenere una candidata di destra, ossia Letizia Moratti. Nel momento in cui hanno fatto questa scelta, il Pd ha fatto benissimo a puntare sulla candidatura di Majorino e quindi su un profilo chiaro di sinistra europea per la Regione Lombardia e stiamo salendo nei sondaggi. Majorino rappresenta un’alternativa reale, concreta e affidabile, rispetto a due candidati di destra che sono uno peggio dell’altro”.

Manca un mese al voto: il distacco si può rimarginare? Si può cambiare aria in Lombardia?
“Si deve cambiare il destino della Lombardia. Oggi noi abbiamo la possibilità, dopo trent’anni, di cambiare il governo di questa Regione. Il centrodestra è spaccato con due candidati diversi. Il centrosinistra ha la possibilità di risalire nei sondaggi, convincere gli astenuti – che per ora sono tanti – per poter vincere e cambiare le politiche di questa Regione”.

“In Lombardia contro due candidati di destra, Majorino rappresenta l’alternativa reale, concreta e affidabile”. Così Lorenzo Pacini, segretario dei giovani Dem in Lombardia e candidato alle prossime regionali fa il punto sulla situazione del Partito Democratico tra congresso ed elezioni.

 

Il congresso del Pd si avvicina e la direzione nazionale solo nelle ultime ore sta decidendo modalità e data del voto, che tra le altre cose è vicino alle elezioni regionali. Necessario lo slittamento?
“Assolutamente sì. Sarebbe fondamentale far slittare le primarie di almeno una settimana, non tanto per strategie politiche, ma se dobbiamo organizzare le elezioni in due regioni molto importanti, votando anche il 13 febbraio, come è pensabile poi cinque giorni dopo aprire i seggi per le primarie? Anche il capitale umano del partito ha dei limiti. Il vero problema è che questo congresso andava fatto subito. E se è stato slittato di sei mesi, allora una settimana in più non cambia le sorti, è assurdo arrivare a questo punto per dover decidere. Andava fatto immediatamente, anche perché per come si è dimostrato non è rifondativo, ma un congresso normale con diversi candidati con diverse idee politiche e si poteva fare tranquillamente entro Natale”.

 

Anche sulle modalità di voto si è discusso tra quello online e quello tradizionale…
“Il voto online in sé non è sbagliato, è giusto immaginarlo. Ma per le elezioni primarie, in questo caso, meglio prevedere il solo voto fisico, perché serve una riflessione in più. Il voto online avrebbe più senso tra gli iscritti, con numero limitato di persone e si può fare, ma non ora.

 

Temi che sembrano più dividere che unire, gli stessi candidati sono in disaccordo e il Pd cala nei sondaggi. Ciò porta l’allontanamento dell’elettore?
“Il calo nel gradimento è dovuto al fatto che Enrico Letta non si è dimesso dopo il risultato chiaro uscito dalle urne. E se noi siamo un partito politico rispondiamo agli elettori e non alle logiche interne alle correnti. Letta non si è dimesso e la gente continuerà a non votarci e quello che dovevamo fare ottobre lo stiamo facendo a febbraio. Poi, è che normale che i candidati in fase di competizione non vadano d’accordo, è sano. Il problema è non c’è una struttura terza arbitraria in grado di prendere delle decisioni. Siamo arrivati al punto di dover fare le primarie per decidere quando fare le primarie.

 

I candidati in lizza rappresentano la varietà del Pd? Qualcuno può rappresentare più di altri?
“I quattro candidati rappresentano il mondo del Pd. Io sostengo Elly Schlein. Ma allo stesso tempo penso che Stefano Bonaccini sia un candidato validissimo con storia e profilo validissimi. Mi immagino un Pd dove i profili, le esperienze, la competenza e le idee di Schlein e Bonaccini possano andare avanti insieme, ma con quello che vince che dà la linea. Una linea chiara e la stessa per tutti. Io dico che deve essere più a sinistra, e per questo sostengo Schlein”.

 

Altro appuntamento, le elezioni regionali in Lombardia, dove è candidato. Majorino sta risalendo nei sondaggi: la non alleanza con il Terzo Polo è da considerarsi un errore nella prospettiva di una vittoria?
“L’errore lo ha fatto il Terzo Polo decidendo di sostenere una candidata di destra, ossia Letizia Moratti. Nel momento in cui hanno fatto questa scelta, il Pd ha fatto benissimo a puntare sulla candidatura di Majorino e quindi su un profilo chiaro di sinistra europea per la Regione Lombardia e stiamo salendo nei sondaggi. Majorino rappresenta un’alternativa reale, concreta e affidabile, rispetto a due candidati di destra che sono uno peggio dell’altro”.

Manca un mese al voto: il distacco si può rimarginare? Si può cambiare aria in Lombardia?
“Si deve cambiare il destino della Lombardia. Oggi noi abbiamo la possibilità, dopo trent’anni, di cambiare il governo di questa Regione. Il centrodestra è spaccato con due candidati diversi. Il centrosinistra ha la possibilità di risalire nei sondaggi, convincere gli astenuti – che per ora sono tanti – per poter vincere e cambiare le politiche di questa Regione”.

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