Epilessia in tavola

Pesce e carne, legumi, frutta e verdura i cibi amici dell’epilessia. Per meglio tollerare la patologia e i farmaci è davvero importante uno stile di vita salutare e una dieta varia ed equilibrata. Se invece l’epilessia è farmaco resistente, in alcuni casi si può migliorare la frequenza delle crisi con la dieta chetogenica, ricca di grassi (sani!) e proteine, che può ridurre le crisi nel cinquanta percento di coloro che la provano. Per saperne di più intervistiamo Laura Tassi, Presidente di LICE – Lega Italiana Contro l’Epilessia.

Dottoressa, quali sono gli accorgimenti basilari per tenere a bada le crisi nelle epilessie?
Innanzitutto, è importante partire da un’attenta definizione della sindrome epilettica con cui ci stiamo confrontando e poi della terapia farmacologica,che deve essere definita con l’ausilio di uno specialista ovvero l’epilettologo. E’ fondamentale inoltre assumere regolarmente i farmaci prescritti, praticare una vita sana con un ciclo sonno veglia regolare e fare attività fisica anche moderata. A tavola bisogna scegliere un’alimentazione equilibrata, senza rinunce ma ricca di vitamine e sali minerali e con tanta frutta e verdura nel menù di tutti i giorni.

Esiste una dieta specifica?
Non esiste una dieta espressamente dedicata alle persone con epilessia ma la varietà dei cibi e l’evitare di essere in sovrappeso è di grande ausilio.
È vero che non tutte le epilessie rispondono ai farmaci?
Attualmente, non più del 60% delle persone con epilessia risulta in completo controllo delle crisi grazie al trattamento farmacologico, ma il restante 40% soffre di quella che viene definita un’epilessia farmaco-resistente, cioè non sensibile all’azione dei farmaci. Per queste persone le possibilità sono limitate al trattamento chirurgico, all’utilizzo di alcuni dispositivi “palliativi” oppure, in alcuni casi, all’adozione di uno speciale regime alimentare, la dieta chetogenica.

Cos’è la dieta chetogenica?
Si tratta di una dieta ricca in grassi (polinsaturi) e povera in carboidrati, che, modificando il metabolismo sfrutta alcuni aspetti della fisiologia umana, in modo particolare la formazione di corpi chetonici prodotti solo se la quantità di zuccheri introdotta con il cibo è ridotta; in tal caso la maggior parte di organi e tessuti deve utilizzare gli acidi grassi come fonte di energia, favorendo quindi la formazione dei corpi chetonici.

Che ruolo hanno tali formazioni?
Sembra che siano proprio i corpi chetonici a ridurre e consentire un miglior controllo dell’eccitabilità dei neuroni coinvolti nella genesi delle crisi, modulando la produzione e l’azione di specifici neurotrasmettitori. L’efficacia della dieta chetogenica è assolutamente strategica e molto efficace in alcuni specifici quadri clinici (quali la sindrome da deficit di GLUT1), a patto ovviamente di fare una diagnosi precoce, e comunque riduce la frequenza delle crisi nel 50% dei pazienti che la utilizzano.

Vuole dare qualche consiglio ai nostri lettori?
La dieta va consigliata da uno specialista epilettologo e deve essere intrapresa esclusivamente sotto controllo medico. La scelta di un intervento di questo tipo, per il trattamento delle epilessie farmaco resistenti, deve seguire un’attenta valutazione della sua opportunità e sostenibilità nel tempo, individuando quei pazienti in cui può essere effettivamente utile, monitorandone in maniera costante la sua corretta applicazione, minimizzando così i potenziali effetti collaterali.

Ancora oggi esistono falsi miti che riguardano l’Epilessia. Vogliamo sfatarne alcuni?
Ne esistono purtroppo moltissimi ma sfatiamo almeno quello che afferma che chi ne è affetto non può praticare sport o attività fisica, anche in contesti non agonistici.
Al contrario, per le persone con epilessia, fare sport è assolutamente importante perché riduce lo stress, l’ansia, la depressione, oltre a migliorare la qualità del sonno e la funzionalità cardiovascolare. Inoltre, soprattutto nei pazienti pediatrici lo sport favorisce la socializzazione e la frequenza dei pari.

Esistono anche in questo caso accorgimenti specifici?
Sicuramente ogni paziente dovrebbe essere valutato individualmente per definire bene i rischi, in base al tipo di epilessia rispetto alla pratica di uno sport, qualsiasi esso sia. In generale nessuna attività sportiva andrebbe vietata a questa tipologia di pazienti, fatta eccezione per quelle estreme o potenzialmente pericolose come l’arrampicata in montagna o il nuoto subacqueo.
Sarà l’epilettologo a individuare quali sono gli sport che possono essere praticati in base alla tipologia delle crisi. Praticare corsa, jogging, trekking o sport di squadra non costituisce un rischio aggiuntivo. Bisogna sempre considerare le caratteristiche di ciascuno sport per decidere quanto sia necessaria una sorveglianza. In ogni caso i vantaggi sono decisamente superiori ai rischi che si possono correre.

Pesce e carne, legumi, frutta e verdura i cibi amici dell’epilessia. Per meglio tollerare la patologia e i farmaci è davvero importante uno stile di vita salutare e una dieta varia ed equilibrata. Se invece l’epilessia è farmaco resistente, in alcuni casi si può migliorare la frequenza delle crisi con la dieta chetogenica, ricca di grassi (sani!) e proteine, che può ridurre le crisi nel cinquanta percento di coloro che la provano. Per saperne di più intervistiamo Laura Tassi, Presidente di LICE – Lega Italiana Contro l’Epilessia.

Dottoressa, quali sono gli accorgimenti basilari per tenere a bada le crisi nelle epilessie?
Innanzitutto, è importante partire da un’attenta definizione della sindrome epilettica con cui ci stiamo confrontando e poi della terapia farmacologica,che deve essere definita con l’ausilio di uno specialista ovvero l’epilettologo. E’ fondamentale inoltre assumere regolarmente i farmaci prescritti, praticare una vita sana con un ciclo sonno veglia regolare e fare attività fisica anche moderata. A tavola bisogna scegliere un’alimentazione equilibrata, senza rinunce ma ricca di vitamine e sali minerali e con tanta frutta e verdura nel menù di tutti i giorni.

Esiste una dieta specifica?
Non esiste una dieta espressamente dedicata alle persone con epilessia ma la varietà dei cibi e l’evitare di essere in sovrappeso è di grande ausilio.
È vero che non tutte le epilessie rispondono ai farmaci?
Attualmente, non più del 60% delle persone con epilessia risulta in completo controllo delle crisi grazie al trattamento farmacologico, ma il restante 40% soffre di quella che viene definita un’epilessia farmaco-resistente, cioè non sensibile all’azione dei farmaci. Per queste persone le possibilità sono limitate al trattamento chirurgico, all’utilizzo di alcuni dispositivi “palliativi” oppure, in alcuni casi, all’adozione di uno speciale regime alimentare, la dieta chetogenica.

Cos’è la dieta chetogenica?
Si tratta di una dieta ricca in grassi (polinsaturi) e povera in carboidrati, che, modificando il metabolismo sfrutta alcuni aspetti della fisiologia umana, in modo particolare la formazione di corpi chetonici prodotti solo se la quantità di zuccheri introdotta con il cibo è ridotta; in tal caso la maggior parte di organi e tessuti deve utilizzare gli acidi grassi come fonte di energia, favorendo quindi la formazione dei corpi chetonici.

Che ruolo hanno tali formazioni?
Sembra che siano proprio i corpi chetonici a ridurre e consentire un miglior controllo dell’eccitabilità dei neuroni coinvolti nella genesi delle crisi, modulando la produzione e l’azione di specifici neurotrasmettitori. L’efficacia della dieta chetogenica è assolutamente strategica e molto efficace in alcuni specifici quadri clinici (quali la sindrome da deficit di GLUT1), a patto ovviamente di fare una diagnosi precoce, e comunque riduce la frequenza delle crisi nel 50% dei pazienti che la utilizzano.

Vuole dare qualche consiglio ai nostri lettori?
La dieta va consigliata da uno specialista epilettologo e deve essere intrapresa esclusivamente sotto controllo medico. La scelta di un intervento di questo tipo, per il trattamento delle epilessie farmaco resistenti, deve seguire un’attenta valutazione della sua opportunità e sostenibilità nel tempo, individuando quei pazienti in cui può essere effettivamente utile, monitorandone in maniera costante la sua corretta applicazione, minimizzando così i potenziali effetti collaterali.

Ancora oggi esistono falsi miti che riguardano l’Epilessia. Vogliamo sfatarne alcuni?
Ne esistono purtroppo moltissimi ma sfatiamo almeno quello che afferma che chi ne è affetto non può praticare sport o attività fisica, anche in contesti non agonistici.
Al contrario, per le persone con epilessia, fare sport è assolutamente importante perché riduce lo stress, l’ansia, la depressione, oltre a migliorare la qualità del sonno e la funzionalità cardiovascolare. Inoltre, soprattutto nei pazienti pediatrici lo sport favorisce la socializzazione e la frequenza dei pari.

Esistono anche in questo caso accorgimenti specifici?
Sicuramente ogni paziente dovrebbe essere valutato individualmente per definire bene i rischi, in base al tipo di epilessia rispetto alla pratica di uno sport, qualsiasi esso sia. In generale nessuna attività sportiva andrebbe vietata a questa tipologia di pazienti, fatta eccezione per quelle estreme o potenzialmente pericolose come l’arrampicata in montagna o il nuoto subacqueo.
Sarà l’epilettologo a individuare quali sono gli sport che possono essere praticati in base alla tipologia delle crisi. Praticare corsa, jogging, trekking o sport di squadra non costituisce un rischio aggiuntivo. Bisogna sempre considerare le caratteristiche di ciascuno sport per decidere quanto sia necessaria una sorveglianza. In ogni caso i vantaggi sono decisamente superiori ai rischi che si possono correre.

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