Erdogan propone colloqui a tre con Zelensky e Putin. No del Cremlino

Il presidente ucraino Volodymyr Zelensky apre a un colloquio con il suo omologo russo Vladimir Putin, con il presidente turco Recep Tayyp Erdogan che farebbe da mediatore. Kiev accoglie dunque la proposta di Ankara di un colloquio a tre con l’obiettivo di trovare un accordo per il cessate il fuoco in Ucraina. Zelensky rende noto che è pronto a “valutare” un colloquio a tre “se il presidente della Federazione russa è pronto a parteciparvi”. Erdogan dal canto suo conferma che oggi intende telefonare a Putin e a Zelensky per invitarli a “utilizzare tutti i canali del dialogo e della diplomazia” per fermare la guerra. Si conferma dunque il ruolo chiave di Erdogan in vista di un possibile negoziato. Il “sultano” gode della fiducia sia di Kiev che di Mosca, come dimostrato dai colloqui che si sono tenuti (senza successo) ad Istanbul a fine marzo.
A quanto pare però la Russia non intende partecipare a un eventuale trilaterale. Ieri in effetti il Cremlino ha precisato che quello di oggi sarà un colloquio “bilaterale” con Ankara, senza la partecipazione dell’Ucraina. Il portavoce del Cremlino Dmitry Peskov anche oggi conferma che ci sarà un colloquio telefonico tra Putin ed Erdogan, ma senza Zelensky.
In ogni caso, come ha ribadito il ministro degli Esteri russo Sergej Lavrov, l’offensiva in Ucraina proseguirà fino alla “completa liberazione” del Donbass. “La nostra priorità assoluta”, ha detto il ministro, “è la liberazione delle repubbliche di Donetsk e Lugansk, che sono ormai riconosciute dalla Russia come Stati indipendenti. Il futuro dei territori dell’Ucraina dove la Russia sta conducendo la sua operazione militare speciale dovrebbe essere deciso dai loro cittadini”. Un chiaro riferimento di Lavrov alla possibilità di indire un referendum sull’annessione alla Russia. Al contempo, il capo della diplomazia russa ha rinnovato l’invito al dialogo. “La Russia non crede che le porte per la ripresa del dialogo con l’Occidente siano chiuse”, ha detto, e “Vladimir Putin non rifiuta mai contatti con colleghi stranieri”. Ad eccezione di Zelensky, a quanto pare.
Il ministro degli Esteri poi ha accusato l’Occidente di aver pianificato da tempo le sanzioni contro la Russia. “Queste sanzioni, che sono più che altro un’isteria, direi un’agonia, sono partite dall’Occidente. La rapidità con cui sono state imposte e il loro obiettivo provano che non sono state inventate dall’oggi al domani. Erano pianificate da parecchio tempo ed è improbabile che verranno cancellate”, ha dichiarato Lavrov. Altra accusa grave, stavolta rivolta a Francia e Germania, è quella di non aver mai incoraggiato un dialogo diretto tra Kiev e le repubbliche popolari di Donetsk e Lugansk prima che Putin desse inizio all’operazione speciale. Anzi, Lavrov ha sottolineato che Francia e Germania hanno sostenuto l’Ucraina durante gli otto anni di uccisioni di civili nel Donbass.
Sempre sul fronte della diplomazia, si registra il viaggio del ministro degli Esteri francese Catherine Colonna a Kiev, per incontrare Zelensky ed esprimere solidarietà al popolo ucraino. Ma soprattutto non passa inosservata la visita del senatore Usa Robert Portman in Moldavia per incontrare il premier Natalia Gavrilita. Al centro dei colloqui, l’agenda di integrazione europea della Moldavia, le soluzioni per rafforzare la sicurezza energetica e superare la crisi nella regione. Nonché le priorità del dialogo Usa-Moldavia. Il senatore Portman ha ribadito l’impegno Usa a fornire tutto il supporto necessario per attenuare le conseguenze della guerra e attuare le riforme avviate dal governo moldavo. Una visita, quella del senatore Usa, che arriva in pieno conflitto russo-ucraino e mentre cresce la tensione in Moldavia per la vicinanza con la Transnistria, l’autoproclamata repubblica filorussa. Aiuto Usa o ennesima ingerenza? In ogni caso, la visita di Portman in Moldavia non può essere gradita a Mosca. Anche perché il senatore Usa parla chiaramente del rischio che la Russia attacchi la Moldavia così come la Romania. Ipotesi che Portman ha fatto presente nel suo viaggio a Bucarest, proprio il giorno prima dell’incontro con la Gavrilita.

Il presidente ucraino Volodymyr Zelensky apre a un colloquio con il suo omologo russo Vladimir Putin, con il presidente turco Recep Tayyp Erdogan che farebbe da mediatore. Kiev accoglie dunque la proposta di Ankara di un colloquio a tre con l’obiettivo di trovare un accordo per il cessate il fuoco in Ucraina. Zelensky rende noto che è pronto a “valutare” un colloquio a tre “se il presidente della Federazione russa è pronto a parteciparvi”. Erdogan dal canto suo conferma che oggi intende telefonare a Putin e a Zelensky per invitarli a “utilizzare tutti i canali del dialogo e della diplomazia” per fermare la guerra. Si conferma dunque il ruolo chiave di Erdogan in vista di un possibile negoziato. Il “sultano” gode della fiducia sia di Kiev che di Mosca, come dimostrato dai colloqui che si sono tenuti (senza successo) ad Istanbul a fine marzo.
A quanto pare però la Russia non intende partecipare a un eventuale trilaterale. Ieri in effetti il Cremlino ha precisato che quello di oggi sarà un colloquio “bilaterale” con Ankara, senza la partecipazione dell’Ucraina. Il portavoce del Cremlino Dmitry Peskov anche oggi conferma che ci sarà un colloquio telefonico tra Putin ed Erdogan, ma senza Zelensky.
In ogni caso, come ha ribadito il ministro degli Esteri russo Sergej Lavrov, l’offensiva in Ucraina proseguirà fino alla “completa liberazione” del Donbass. “La nostra priorità assoluta”, ha detto il ministro, “è la liberazione delle repubbliche di Donetsk e Lugansk, che sono ormai riconosciute dalla Russia come Stati indipendenti. Il futuro dei territori dell’Ucraina dove la Russia sta conducendo la sua operazione militare speciale dovrebbe essere deciso dai loro cittadini”. Un chiaro riferimento di Lavrov alla possibilità di indire un referendum sull’annessione alla Russia. Al contempo, il capo della diplomazia russa ha rinnovato l’invito al dialogo. “La Russia non crede che le porte per la ripresa del dialogo con l’Occidente siano chiuse”, ha detto, e “Vladimir Putin non rifiuta mai contatti con colleghi stranieri”. Ad eccezione di Zelensky, a quanto pare.
Il ministro degli Esteri poi ha accusato l’Occidente di aver pianificato da tempo le sanzioni contro la Russia. “Queste sanzioni, che sono più che altro un’isteria, direi un’agonia, sono partite dall’Occidente. La rapidità con cui sono state imposte e il loro obiettivo provano che non sono state inventate dall’oggi al domani. Erano pianificate da parecchio tempo ed è improbabile che verranno cancellate”, ha dichiarato Lavrov. Altra accusa grave, stavolta rivolta a Francia e Germania, è quella di non aver mai incoraggiato un dialogo diretto tra Kiev e le repubbliche popolari di Donetsk e Lugansk prima che Putin desse inizio all’operazione speciale. Anzi, Lavrov ha sottolineato che Francia e Germania hanno sostenuto l’Ucraina durante gli otto anni di uccisioni di civili nel Donbass.
Sempre sul fronte della diplomazia, si registra il viaggio del ministro degli Esteri francese Catherine Colonna a Kiev, per incontrare Zelensky ed esprimere solidarietà al popolo ucraino. Ma soprattutto non passa inosservata la visita del senatore Usa Robert Portman in Moldavia per incontrare il premier Natalia Gavrilita. Al centro dei colloqui, l’agenda di integrazione europea della Moldavia, le soluzioni per rafforzare la sicurezza energetica e superare la crisi nella regione. Nonché le priorità del dialogo Usa-Moldavia. Il senatore Portman ha ribadito l’impegno Usa a fornire tutto il supporto necessario per attenuare le conseguenze della guerra e attuare le riforme avviate dal governo moldavo. Una visita, quella del senatore Usa, che arriva in pieno conflitto russo-ucraino e mentre cresce la tensione in Moldavia per la vicinanza con la Transnistria, l’autoproclamata repubblica filorussa. Aiuto Usa o ennesima ingerenza? In ogni caso, la visita di Portman in Moldavia non può essere gradita a Mosca. Anche perché il senatore Usa parla chiaramente del rischio che la Russia attacchi la Moldavia così come la Romania. Ipotesi che Portman ha fatto presente nel suo viaggio a Bucarest, proprio il giorno prima dell’incontro con la Gavrilita.

Pubblicitàspot_img
Pubblicitàspot_img

Ultimi articoli