Economia

Erica Mazzetti: “L’Italia riparta dalle opere pubbliche. Basta con la politica dei no”

di Eleonora Ciaffoloni -


Parla Erica Mazzetti, alla guida del Dipartimento lavori pubblici di Forza Italia: “E’ il governo delle scelte concrete. Dal nuovo Codice degli appalti al Testo unico dell’edilizia. L’obiettivo: tornare a pianificare il territorio”

“Il Governo di Centrodestra ha messo al centro della sua agenda politica interventi e scelte concrete: il codice degli appalti, la rigenerazione urbana, un nuovo testo unico dell’edilizia. Sono temi che sembrano lontani ma in realtà influiscono su tutti noi. Impostati in modo concreto e liberale possono portare sviluppo economico e riqualificazione”.

Queste le parole di Erica Mazzetti, deputata di Forza Italia alla guida del dipartimento lavori pubblici.

Partiamo dal Codice degli appalti. È iniziato un nuovo percorso?
Il percorso è stato iniziato dal governo Draghi; il governo Meloni lo ha portato a conclusione al meglio intervenendo con chiarezza e decisione sulle norme del codice 2016. Un testo talmente fatto male che abbiamo costruito le opere o con decreti semplificazione o con commissariamenti, ma questa non può essere la norma. Serviva una cornice stabile e chiara, ora l’abbiamo.
Cosa cambia?
La politica deve fare leggi che aiutino il Paese: questo è un codice per fare. Tra le novità importanti c’è la stabilizzazione dell’appalto integrato e l’apertura al mercato: ciò significa che per le opere pubbliche sotto ai 150 mila euro l’affidamento è diretto, fino a 5,3 milioni vi è contrattazione negoziale, così le opere si assegnano più velocemente. I principi fondanti di questo codice sono: il risultato, realizzazione delle opere più velocemente ma con la massima qualità, fiducia nelle stazioni appaltanti e nelle imprese, insomma fiducia nel sistema. Ultima novità, la digitalizzazione: dal 1° gennaio 2024 tutte le pratiche saranno digitalizzate. Uno sforzo ma anche un passo avanti nella giusta direzione.
Perché lo ha definito “cambiamento culturale”?
In qualità di relatore del provvedimento, ho applicato quello che per Forza Italia è vangelo: semplificazione, garantismo, liberalismo, elementi per una svolta economica e culturale, per un cambio di visione. Per fare alcuni esempi, abbiamo ritenuto fondamentale tagliare il superfluo per risparmiare tempo: ho ottenuto il taglio delle fasi progettuali, da tre a due livelli e abbiamo rivisto l’illecito professionale, per cui oggi si deve avere almeno una sentenza di primo grado per non partecipare a un bando – e non un avviso di garanzia. Altro esempio di passo in avanti sarebbe quello della completa revisione della Legge Bassanini riportando la responsabilità in capo a chi è scelto dagli elettori: quella legge è “l’origine del male” perché ha creato sovrapposizioni e lungaggini. Proseguo: una vera pianificazione urbana che preveda demolizione e ricostruzione ma anche perequazione e cambio di destinazione d’uso come riportato nel nostro ddl. Bene che al MIT stiano lavorando a un nuovo Testo unico dell’edilizia, fermo al 2001. Abbiamo molte proposte concrete, condivise con categorie economiche e professionali, vogliamo dare un contributo a questo testo: per questo da settimane mi confronto con gli uffici ministeriali.
Quali i temi per la modifica del Testo unico dell’edilizia?
In primis, serve una legge delega che sia trasparente e che metta dei paletti, senza essere interpretabile. Inoltre, si deve ridefinire il rapporto Stato-Regioni, perché di fronte a un testo nazionale vi sono le competenze regionali e i regolamenti comunali confliggenti. In questo momento i condoni edilizi sono tema rovente. Non possiamo evitare il problema. Il testo può delineare i parametri giusti, con un capitolo apposito, rimuovere la doppia conformità rivedendo le tolleranze. Siamo coscienti che in tutti i comuni vi sono degli abusi, piccoli e grandi, ma non possono essere la scusa per non fare nulla come ci ha fatto credere la sinistra. Bisogna saper tener dentro tutto questo.
Ci spieghi.
Dobbiamo tornare a fare pianificazione urbana. Forza Italia, che è pragmatica, ha già presentato un disegno di legge al Senato con le prime misure. In tal senso, occorre la mappatura dell’esistente e, torno su quello che dicevo prima, sanare gli abusi. Dico questo perché dal 2024 non ci saranno più bonus e dovremo comunque sostenere il settore dell’edilizia. Propongo di farlo con un quadro normativo chiaro e stabile, come delineato nella mia pdl. Abbiamo davanti 4 anni: serve programmazione per l’intero settore affinché da oggi ai prossimi 20 anni si possa lavorare in modo lineare e le imprese possano guadagnare e far girare l’economia.


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