ESCLUSIVA – Italia condannata per torture

La Corte Europea: maltrattamenti a due minori nordafricani.

Non solo l’Europa se ne infischia della redistribuzione dei migranti, ma Strasburgo condanna addirittura l’Italia per tortura e mancato rispetto della vita nella gestione dell’accoglienza. Oltre al danno, anche la beffa per quella che, ormai da anni, è un’emergenza senza fine, a causa dei continui sbarchi di clandestini. Persone da assistere, da identificare e da ospitare nel migliore dei modi. Così tante che la macchina dell’accoglienza va in tilt e le immagini dei centri sovraffollati rivelano mancanze che diventano violazioni dei trattati internazionali. È la Corte Europea dei Diritti dell’Uomo a certificare che l’Italia è colpevole di tortura verso i migranti.

La Prima Sezione della Cedu, in 55 pagine di istruttoria e in due di sentenza, ha notificato a Roma il giudizio avverso sul ricorso denominato “Case Darboe and Camara v. Italy”. L’istanza nasce dalle disavventure di Ousainou Darboe e Moussa Camara, due minori nordafricani stipati su una carretta del mare e sbarcati sulle coste siciliane nel giugno 2016. Lì i due ragazzi avevano dichiarato di avere 17 anni. Sottoposti al processo di identificazione, sulla base di esami medici per l’accertamento dell’età ritenuti inaffidabili dai giudici, le autorità italiane avevano certificato che i due fossero in realtà maggiorenni e li avevano mandati in centri di accoglienza per adulti. I ragazzi avrebbero provato a richiedere asilo, ma non era stato nominato per loro neppure un tutore che li rappresentasse, come previsto nei casi di minori non accompagnati. Circostanza, questa, che di fatto avrebbe impedito agli aspiranti profughi di presentare la domanda di protezione internazionale. La condizione di sovraffollamento estremo, di violenza diffusa e le gravi carenze igienico-sanitarie del centro di Cona hanno creato così tante sofferenze da spingere Ousainou e Moussa a chiedere aiuto ai legali dell’Associazione per gli Studi Giuridici sull’Immigrazione.

I clandestini hanno lamentato di essere stati abbandonati, di non aver ricevuto aiuto da nessuno e di essere stati trattati alla stregua di maggiorenni, reclusi in un hub che, pur prevedendo una capienza massima di 542 persone, in quel momento ne ospitava 1.400. Darboe ha così fornito una serie di fotografie agli avvocati Marco Ferrero ed Elisa Chiaretto, i quali, nel gennaio 2017, hanno presentato il ricorso a Strasburgo e segnato una prima vittoria sull’ammissibilità, se consideriamo che la quasi totalità dei ricorsi viene rigettata dalla Cedu. Non solo: i giudici europei, con procedura d’urgenza, hanno ordinato all’Italia l’immediato trasferimento dei due ragazzi in centri di accoglienza temporanea.

Nella fase di ricollocamento più stabile, poi, si sono addirittura perse le tracce di Camara, stralciato dal ricorso. Cinque anni dopo l’inizio della vicenda è arrivata la decisione. Per i giudici di Strasburgo l’Italia ha violato l’articolo 8 della Convenzione, non avendo garantito il diritto al rispetto della vita privata di Darboe, avendolo sottoposto a situazioni non conformi alla condizione di minore. Violato anche l’articolo 3 della Cedu, perché il nostro Paese è colpevole di aver trattenuto il ricorrente per più di quattro mesi in un centro di accoglienza per adulti, inadatto alla condizione di minore a causa del sovraffollamento, sottoponendolo, di fatto, a trattamenti inumani e degradanti. La Corte ha inoltre ravvisato la violazione dell’articolo 13, perché l’Italia non ha offerto al gambiano alcun rimedio per risolvere le indecenti condizioni di accoglienza. L’Italia, dunque, è stata condannata a un risarcimento di 7.500 euro a Darboe per danni morali e al pagamento di 4.000 euro di spese processuali. E ora la sentenza è destinata ad aprire la strada a centinaia di ricorsi.

La Corte Europea: maltrattamenti a due minori nordafricani.

Non solo l’Europa se ne infischia della redistribuzione dei migranti, ma Strasburgo condanna addirittura l’Italia per tortura e mancato rispetto della vita nella gestione dell’accoglienza. Oltre al danno, anche la beffa per quella che, ormai da anni, è un’emergenza senza fine, a causa dei continui sbarchi di clandestini. Persone da assistere, da identificare e da ospitare nel migliore dei modi. Così tante che la macchina dell’accoglienza va in tilt e le immagini dei centri sovraffollati rivelano mancanze che diventano violazioni dei trattati internazionali. È la Corte Europea dei Diritti dell’Uomo a certificare che l’Italia è colpevole di tortura verso i migranti.

La Prima Sezione della Cedu, in 55 pagine di istruttoria e in due di sentenza, ha notificato a Roma il giudizio avverso sul ricorso denominato “Case Darboe and Camara v. Italy”. L’istanza nasce dalle disavventure di Ousainou Darboe e Moussa Camara, due minori nordafricani stipati su una carretta del mare e sbarcati sulle coste siciliane nel giugno 2016. Lì i due ragazzi avevano dichiarato di avere 17 anni. Sottoposti al processo di identificazione, sulla base di esami medici per l’accertamento dell’età ritenuti inaffidabili dai giudici, le autorità italiane avevano certificato che i due fossero in realtà maggiorenni e li avevano mandati in centri di accoglienza per adulti. I ragazzi avrebbero provato a richiedere asilo, ma non era stato nominato per loro neppure un tutore che li rappresentasse, come previsto nei casi di minori non accompagnati. Circostanza, questa, che di fatto avrebbe impedito agli aspiranti profughi di presentare la domanda di protezione internazionale. La condizione di sovraffollamento estremo, di violenza diffusa e le gravi carenze igienico-sanitarie del centro di Cona hanno creato così tante sofferenze da spingere Ousainou e Moussa a chiedere aiuto ai legali dell’Associazione per gli Studi Giuridici sull’Immigrazione.

I clandestini hanno lamentato di essere stati abbandonati, di non aver ricevuto aiuto da nessuno e di essere stati trattati alla stregua di maggiorenni, reclusi in un hub che, pur prevedendo una capienza massima di 542 persone, in quel momento ne ospitava 1.400. Darboe ha così fornito una serie di fotografie agli avvocati Marco Ferrero ed Elisa Chiaretto, i quali, nel gennaio 2017, hanno presentato il ricorso a Strasburgo e segnato una prima vittoria sull’ammissibilità, se consideriamo che la quasi totalità dei ricorsi viene rigettata dalla Cedu. Non solo: i giudici europei, con procedura d’urgenza, hanno ordinato all’Italia l’immediato trasferimento dei due ragazzi in centri di accoglienza temporanea.

Nella fase di ricollocamento più stabile, poi, si sono addirittura perse le tracce di Camara, stralciato dal ricorso. Cinque anni dopo l’inizio della vicenda è arrivata la decisione. Per i giudici di Strasburgo l’Italia ha violato l’articolo 8 della Convenzione, non avendo garantito il diritto al rispetto della vita privata di Darboe, avendolo sottoposto a situazioni non conformi alla condizione di minore. Violato anche l’articolo 3 della Cedu, perché il nostro Paese è colpevole di aver trattenuto il ricorrente per più di quattro mesi in un centro di accoglienza per adulti, inadatto alla condizione di minore a causa del sovraffollamento, sottoponendolo, di fatto, a trattamenti inumani e degradanti. La Corte ha inoltre ravvisato la violazione dell’articolo 13, perché l’Italia non ha offerto al gambiano alcun rimedio per risolvere le indecenti condizioni di accoglienza. L’Italia, dunque, è stata condannata a un risarcimento di 7.500 euro a Darboe per danni morali e al pagamento di 4.000 euro di spese processuali. E ora la sentenza è destinata ad aprire la strada a centinaia di ricorsi.

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