Etiopia: verso la pace per il conflitto nel Tigrè

Il Kenya farà da mediatore in una serie di colloqui tra le parti in conflitto, che hanno accettato di sedersi al tavolo delle trattative

La notizia è di quelle che sembrano risolutive di contesti (e contrasti) particolarmente problematici. Il Fronte di liberazione del popolo del Tigrè (Tplf) ha accettato di inviare una propria delegazione composta da personalità di alto livello ad una serie di incontri mediati dal Kenya in cui – questa la speranza – si potrebbe giungere ad una pace nel conflitto che da anni tormenta l’Etiopia.

A quanto si è appreso, infatti, i dirigenti del raggruppamento tigrino hanno diffuso nelle scorse ore una lettera aperta firmata dal loro leader Gebremichael in cui confermano la loro disponibilità a sedersi al tavolo delle trattative se le stesse si terranno a Nairobi sotto l’egida del governo kenyota. Dato, questo della possibilità di avviare un tavolo di confronto, tutt’altro che scontato a fronte del fatto che Grbrenichael e i suoi avevano già detto no ad incontri con il governo federale etiope proposti dall’Unione Africana, ritenuta troppo vicina alla controparte nel conflitto (ovvero i sostenitori del premier Ahmed). 

La missiva, che comincia esprimendo apprezzamento e fiducia al presidente Kenyatta “per i suoi sforzi” nella mediazione di “negoziati di pace in vista di una risoluzione globale della crisi in Etiopia”, prosegue con u riferimento al governo e al popolo del Kenya, che “hanno dimostrato nel corso degli anni la loro imparzialità, l’onestà e la solidarietà nei confronti dell’Etiopia. Su questa base ci manteniamo fermi all’attuale accordo tra le parti di riunirsi a Nairobi per negoziati ospitati e facilitati dal presidente del Kenya”. Ed ancora, oltre a varie accuse all’Unione africana, si precisa: “Secondo la ponderata visione del popolo e del governo del Tigrè, la leadership dell’Unione africana deve ancora riscattare i suoi fallimenti e riconquistare la nostra fiducia”. Poi si dichiara di accogliere con favore l’impegno dei partner internazionali a sostegno dei negoziati.

“Restiamo convinti che il processo di pace richieda l’impegno di una serie di partner internazionali, sotto la guida del governo del Kenya. Tra questi ci sono gli Stati Uniti, l’Unione europea, gli Emirati Arabi Uniti, le Nazioni Unite e l’Unione africana. La posizione del governo del Tigrè rimane immutata. Parteciperemo – si legge infine nella lettera – a un processo di pace credibile, imparziale e di principio che si impegna con le parti del conflitto in Etiopia in maniera seria, inclusiva e ponderata”.

Il Kenya farà da mediatore in una serie di colloqui tra le parti in conflitto, che hanno accettato di sedersi al tavolo delle trattative

La notizia è di quelle che sembrano risolutive di contesti (e contrasti) particolarmente problematici. Il Fronte di liberazione del popolo del Tigrè (Tplf) ha accettato di inviare una propria delegazione composta da personalità di alto livello ad una serie di incontri mediati dal Kenya in cui – questa la speranza – si potrebbe giungere ad una pace nel conflitto che da anni tormenta l’Etiopia.

A quanto si è appreso, infatti, i dirigenti del raggruppamento tigrino hanno diffuso nelle scorse ore una lettera aperta firmata dal loro leader Gebremichael in cui confermano la loro disponibilità a sedersi al tavolo delle trattative se le stesse si terranno a Nairobi sotto l’egida del governo kenyota. Dato, questo della possibilità di avviare un tavolo di confronto, tutt’altro che scontato a fronte del fatto che Grbrenichael e i suoi avevano già detto no ad incontri con il governo federale etiope proposti dall’Unione Africana, ritenuta troppo vicina alla controparte nel conflitto (ovvero i sostenitori del premier Ahmed). 

La missiva, che comincia esprimendo apprezzamento e fiducia al presidente Kenyatta “per i suoi sforzi” nella mediazione di “negoziati di pace in vista di una risoluzione globale della crisi in Etiopia”, prosegue con u riferimento al governo e al popolo del Kenya, che “hanno dimostrato nel corso degli anni la loro imparzialità, l’onestà e la solidarietà nei confronti dell’Etiopia. Su questa base ci manteniamo fermi all’attuale accordo tra le parti di riunirsi a Nairobi per negoziati ospitati e facilitati dal presidente del Kenya”. Ed ancora, oltre a varie accuse all’Unione africana, si precisa: “Secondo la ponderata visione del popolo e del governo del Tigrè, la leadership dell’Unione africana deve ancora riscattare i suoi fallimenti e riconquistare la nostra fiducia”. Poi si dichiara di accogliere con favore l’impegno dei partner internazionali a sostegno dei negoziati.

“Restiamo convinti che il processo di pace richieda l’impegno di una serie di partner internazionali, sotto la guida del governo del Kenya. Tra questi ci sono gli Stati Uniti, l’Unione europea, gli Emirati Arabi Uniti, le Nazioni Unite e l’Unione africana. La posizione del governo del Tigrè rimane immutata. Parteciperemo – si legge infine nella lettera – a un processo di pace credibile, imparziale e di principio che si impegna con le parti del conflitto in Etiopia in maniera seria, inclusiva e ponderata”.

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