Europa chiusa ai migranti

Prosegue lo scontro tra Italia e Stati di bandiera delle navi Ong con a bordo i migranti che vorrebbero sbarcare nei nostri porti. Gli irregolari devono chiedere asilo agli Stati di bandiera delle navi, poi il governo italiano concederà il porto sicuro per lo sbarco. È questa la strategia del ministro dell’Interno Matteo Piantedosi per vincere il braccio di ferro sugli sbarchi. Anche se per adesso la reazione dei Paesi Ue e di Bruxelles non è stata quella sperata. Anzi. La Commissione Ue, fa sapere un portavoce, “non è responsabile del coordinamento” delle azioni di salvataggio in mare ma “occorre sottolineare che è un obbligo morale e legale” per gli Stati membri salvare persone. Tutto questo mentre quasi mille persone sulle navi Ocean Viking, Geo Barents e Humanity 1 (battenti bandiere tedesca e norvegese) sono sempre al largo della Sicilia, fuori dalle acque italiane, in attesa di un porto d’approdo. E se da Berlino replicano piccati, la Norvegia risponde con un secco no. “Meloni decida se vuole fare la premier o la provocatrice. Così rischia di perdere la solidarietà europea”, fa sapere il responsabile immigrazione della Spd Lars Castellucci. Mentre il governo norvegese dice che “spetta a Roma il soccorso”.

Dal canto suo, il ministro Piantedosi sottolinea l’esigenza di un “cambio di strategia” che accomuna Italia, Spagna, Malta, Grecia e Cipro, ossia i cinque Paesi che si trovano a dover affrontare gli sbarchi degli irregolari. Intanto il titolare del Viminale ha risposto alla Germania recapitando a Berlino una richiesta di informazioni sulla domanda di protezione internazionale avanzata da 184 migranti a bordo dell’Humanity 1. La strategia di Piantedosi è chiara: se i migranti chiederanno asilo a bordo, una volta sbarcati in Italia dovranno comunque essere accolti dallo Stato di bandiera e non rimanere così a carico del nostro governo.
Intanto il ministro degli Esteri Antonio Tajani ha ribadito la posizione del governo incontrando la collega tedesca Annalena Baerbock: “Con un Paese amico e grande interlocutore come la Germania – chiarisce -dobbiamo collaborare tantissimo. Poi, poi quando c’è da dare qualche messaggio, soprattutto sul tema dell’immigrazione, lo facciamo con determinazione, ma per garantire il rispetto delle regole. Abbiamo chiesto che le navi delle Ong rispettino le regole europee quando salvano qualcuno in mare e poi chiedono di attraccare nei porti più vicini”.

Da Bruxelles si suggerisce di attivare il meccanismo di solidarietà volontario – sottoscritto nel giugno scorso da 21 Paesi membri – che può essere utilizzato anche per ridistribuire i migranti al momento bloccati sulle navi al largo dell’Italia. Che ha già usufruito del meccanismo: 38 candidati sono stati trasferiti in Francia e 74 in Germania nei mesi scorsi. Ma gli sbarchi registrati solo quest’anno sono 87mila. Mentre in questi giorni un peschereccio con 456 persone a bordo è stato intercettato da una nave della Guardia di finanza a 15 miglia dalla Calabria. Il numero di richiedenti asilo che i Paesi Ue si sono impegnati a prendere in carico è di 8 mila. Di cui 3.500 li assicura proprio la Germania.

Sulla questione interviene anche Parigi. Il ministro francese dell’Interno Gérald Darmanin “non ha alcun dubbio” sul fatto che l’Italia “rispetterà il diritto internazionale”, accogliendo la Ocean Viking della Ong Sos Méditerranée. “Il diritto internazionale è molto chiaro: quando una barca chiede di accostare con dei naufraghi a bordo, è il porto più sicuro e più vicino che deve accoglierla. Nello specifico, l’Italia”, ricorda Darmanin. Il ministro aggiunge: “Abbiamo detto all’Italia, e lo diciamo insieme alla Germania, che se la nave umanitaria verrà accolta in Italia, anche noi accoglieremo una parte dei migranti , delle donne e dei bambini, affinché l’Italia non si debba prendere carico da sola del fardello di questo arrivo di migranti”.

Al di là di questo, però, la questione è un’altra: “Bisogna puntare su un decreto flussi, ovviamente tarati sul mercato italiano e sulla base di quelle che sono le necessità del Paese”. Così a Sky Tg24 il sottosegretario all’Interno Nicola Molteni. Per Molteni, già braccio destro di Salvini quando era a capo del Viminale, “i flussi vanno governati e non subiti e l’Italia non prende ordini da altri, quella dei migranti è una responsabilità globale europea”.

Prosegue lo scontro tra Italia e Stati di bandiera delle navi Ong con a bordo i migranti che vorrebbero sbarcare nei nostri porti. Gli irregolari devono chiedere asilo agli Stati di bandiera delle navi, poi il governo italiano concederà il porto sicuro per lo sbarco. È questa la strategia del ministro dell’Interno Matteo Piantedosi per vincere il braccio di ferro sugli sbarchi. Anche se per adesso la reazione dei Paesi Ue e di Bruxelles non è stata quella sperata. Anzi. La Commissione Ue, fa sapere un portavoce, “non è responsabile del coordinamento” delle azioni di salvataggio in mare ma “occorre sottolineare che è un obbligo morale e legale” per gli Stati membri salvare persone. Tutto questo mentre quasi mille persone sulle navi Ocean Viking, Geo Barents e Humanity 1 (battenti bandiere tedesca e norvegese) sono sempre al largo della Sicilia, fuori dalle acque italiane, in attesa di un porto d’approdo. E se da Berlino replicano piccati, la Norvegia risponde con un secco no. “Meloni decida se vuole fare la premier o la provocatrice. Così rischia di perdere la solidarietà europea”, fa sapere il responsabile immigrazione della Spd Lars Castellucci. Mentre il governo norvegese dice che “spetta a Roma il soccorso”.

Dal canto suo, il ministro Piantedosi sottolinea l’esigenza di un “cambio di strategia” che accomuna Italia, Spagna, Malta, Grecia e Cipro, ossia i cinque Paesi che si trovano a dover affrontare gli sbarchi degli irregolari. Intanto il titolare del Viminale ha risposto alla Germania recapitando a Berlino una richiesta di informazioni sulla domanda di protezione internazionale avanzata da 184 migranti a bordo dell’Humanity 1. La strategia di Piantedosi è chiara: se i migranti chiederanno asilo a bordo, una volta sbarcati in Italia dovranno comunque essere accolti dallo Stato di bandiera e non rimanere così a carico del nostro governo.
Intanto il ministro degli Esteri Antonio Tajani ha ribadito la posizione del governo incontrando la collega tedesca Annalena Baerbock: “Con un Paese amico e grande interlocutore come la Germania – chiarisce -dobbiamo collaborare tantissimo. Poi, poi quando c’è da dare qualche messaggio, soprattutto sul tema dell’immigrazione, lo facciamo con determinazione, ma per garantire il rispetto delle regole. Abbiamo chiesto che le navi delle Ong rispettino le regole europee quando salvano qualcuno in mare e poi chiedono di attraccare nei porti più vicini”.

Da Bruxelles si suggerisce di attivare il meccanismo di solidarietà volontario – sottoscritto nel giugno scorso da 21 Paesi membri – che può essere utilizzato anche per ridistribuire i migranti al momento bloccati sulle navi al largo dell’Italia. Che ha già usufruito del meccanismo: 38 candidati sono stati trasferiti in Francia e 74 in Germania nei mesi scorsi. Ma gli sbarchi registrati solo quest’anno sono 87mila. Mentre in questi giorni un peschereccio con 456 persone a bordo è stato intercettato da una nave della Guardia di finanza a 15 miglia dalla Calabria. Il numero di richiedenti asilo che i Paesi Ue si sono impegnati a prendere in carico è di 8 mila. Di cui 3.500 li assicura proprio la Germania.

Sulla questione interviene anche Parigi. Il ministro francese dell’Interno Gérald Darmanin “non ha alcun dubbio” sul fatto che l’Italia “rispetterà il diritto internazionale”, accogliendo la Ocean Viking della Ong Sos Méditerranée. “Il diritto internazionale è molto chiaro: quando una barca chiede di accostare con dei naufraghi a bordo, è il porto più sicuro e più vicino che deve accoglierla. Nello specifico, l’Italia”, ricorda Darmanin. Il ministro aggiunge: “Abbiamo detto all’Italia, e lo diciamo insieme alla Germania, che se la nave umanitaria verrà accolta in Italia, anche noi accoglieremo una parte dei migranti , delle donne e dei bambini, affinché l’Italia non si debba prendere carico da sola del fardello di questo arrivo di migranti”.

Al di là di questo, però, la questione è un’altra: “Bisogna puntare su un decreto flussi, ovviamente tarati sul mercato italiano e sulla base di quelle che sono le necessità del Paese”. Così a Sky Tg24 il sottosegretario all’Interno Nicola Molteni. Per Molteni, già braccio destro di Salvini quando era a capo del Viminale, “i flussi vanno governati e non subiti e l’Italia non prende ordini da altri, quella dei migranti è una responsabilità globale europea”.

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