“Fi? È già imbarazzo ma se il Pd sceglie Schlein Meloni vincerà sempre”

“Se da Letta si passa a Schlein, Meloni può stare tranquilla per quaranta anni”. A dirlo Andrea Cangini, ex senatore di Forza Italia e segretario generale della Fondazione Einaudi, che plaude all’opposizione di Renzi e Calenda, ma resta scettico rispetto a un’intesa con i berluscones ribelli: “Il loro è un ripensamento tattico”.

Considerando il momento difficile, quanto è importante trovare convergenze sui grandi temi?
Il senso della politica è la mediazione. Chi si adopera per la cosa pubblica, pertanto, ha il dovere di cercare punti di incontro con le maggioranze e i governi. Mi sembra che il Pd, come d’altronde ha fatto in campagna elettorale, si stia arroccando su posizioni pseudo-identitarie di sinistra, restando indisponibile a intese di merito sulle questioni. Diverso, invece, il modus operandi di Renzi e Calenda.

Condivide la loro strategia?
Negli ultimi giorni, mi è capitato di leggere uno scritto di Einaudi, che mentre era in esilio, scriveva che il ruolo dell’oppositore è riuscire a modificare anche il titolo di un singolo articolo di legge o introdurre nel testo di una norma un solo emendamento. La politica è concretezza. Non si può, pertanto, non pensare di parlarsi. Altrimenti siamo di fronte a proclami che lasciano il tempo che trovano.

Esiste ancora uno spazio per il centro?
Siamo all’anno zero, all’inizio di un nuovo ciclo. La seconda repubblica, con la nascita del governo Draghi, è finita. L’offerta politica, però, non è cambiata. Questo è il vero problema. L’unica novità è il Terzo Polo.

Quanto durerà l’anomalia?
Non ritengo vada avanti per molto. Ci sarà, al contrario, un adeguamento ai tempi. C’è spazio per posizioni che si differenziano dalla demagogia degli estremismi di destra e sinistra. È arrivato il momento che tutti coloro che hanno un’idea liberale dello Stato e un approccio realista ai problemi complessi si mettano insieme, si sporchino le mani e si rendano responsabili di costruire un futuro degno per il Paese.

Una parte di Forza Italia spesso è in imbarazzo quando deve rapportarsi su certi temi con gli alleati sovranisti …
Non so se sia un imbarazzo dovuto a questioni di principio o di contingenza. Mi riferisco a nomine o incarichi di governo. Ho passato gli ultimi quattro anni della scorsa legislatura polemizzando, a volto scoperto e con la massima onestà intellettuale, con il mio partito perché lo ritenevo troppo allineato alla demagogia di Salvini. La caduta dell’esecutivo Draghi, con il mancato voto di fiducia da parte di Fi, Lega e M5s, è stata la conferma di una deriva inarrestabile. Questa è la sola ragione per cui sono uscito da Forza Italia. Se c’è stato, comunque, un ripensamento strategico, ben venga. Spero, però, che non sia solo tattica.

Mara Carfagna, come altri autorevoli esponenti con un passato azzurro, intanto, chiamano alle armi gli ex compagni di viaggio…
È il momento in cui ciascuno dovrebbe sentirsi in dovere di assumersi responsabilità. Non si può pensare di continuare a interpretare la politica come ossequio alle decisioni calate dall’alto da questo o quel leader. Stiamo parlando, d’altronde, di figure precarie. I principi, al contrario, dovrebbero essere solidi. Solo partendo da questi ultimi si può consentire a quell’ampia parte della società che non ha trovato rappresentanza nella scorsa campagna elettorale di diventare forza reale.

Il Pd dovrebbe smettere di strizzare l’occhio ai 5 Stelle?
Non ritengo, purtroppo, che ciò avverrà. Se l’alternativa a Letta è Schlein, la Meloni può stare tranquilla per i prossimi quaranta anni. Sembra che l’unico obiettivo del Pd sia rassicurare il proprio zoccolo duro sul fatto che non si è perso aderenza rispetto ai valori tradizionali della sinistra piuttosto che offrire un’alternativa alle destre.

La Lombardia può essere un laboratorio per intraprendere un cammino diverso?
In teoria sì. Molto dipenderà dalle scelte. La candidatura di Letizia Moratti spariglia i giochi e offre ai dem un’occasione di riscatto. Quelli del Pd devono scegliere se vincere o testimoniare di essere puri, duri e migliori degli altri.

Nel Lazio, invece, cosà succederà?
Mi sembra probabile che intorno a D’Amato si costruisca una maggioranza di centrosinistra. Detto ciò, il vento, è ancora favorevole al destra-centro. Sarà interessante, pertanto, vedere quale sarà il risultato, allo stato imprevedibile.

“Se da Letta si passa a Schlein, Meloni può stare tranquilla per quaranta anni”. A dirlo Andrea Cangini, ex senatore di Forza Italia e segretario generale della Fondazione Einaudi, che plaude all’opposizione di Renzi e Calenda, ma resta scettico rispetto a un’intesa con i berluscones ribelli: “Il loro è un ripensamento tattico”.

Considerando il momento difficile, quanto è importante trovare convergenze sui grandi temi?
Il senso della politica è la mediazione. Chi si adopera per la cosa pubblica, pertanto, ha il dovere di cercare punti di incontro con le maggioranze e i governi. Mi sembra che il Pd, come d’altronde ha fatto in campagna elettorale, si stia arroccando su posizioni pseudo-identitarie di sinistra, restando indisponibile a intese di merito sulle questioni. Diverso, invece, il modus operandi di Renzi e Calenda.

Condivide la loro strategia?
Negli ultimi giorni, mi è capitato di leggere uno scritto di Einaudi, che mentre era in esilio, scriveva che il ruolo dell’oppositore è riuscire a modificare anche il titolo di un singolo articolo di legge o introdurre nel testo di una norma un solo emendamento. La politica è concretezza. Non si può, pertanto, non pensare di parlarsi. Altrimenti siamo di fronte a proclami che lasciano il tempo che trovano.

Esiste ancora uno spazio per il centro?
Siamo all’anno zero, all’inizio di un nuovo ciclo. La seconda repubblica, con la nascita del governo Draghi, è finita. L’offerta politica, però, non è cambiata. Questo è il vero problema. L’unica novità è il Terzo Polo.

Quanto durerà l’anomalia?
Non ritengo vada avanti per molto. Ci sarà, al contrario, un adeguamento ai tempi. C’è spazio per posizioni che si differenziano dalla demagogia degli estremismi di destra e sinistra. È arrivato il momento che tutti coloro che hanno un’idea liberale dello Stato e un approccio realista ai problemi complessi si mettano insieme, si sporchino le mani e si rendano responsabili di costruire un futuro degno per il Paese.

Una parte di Forza Italia spesso è in imbarazzo quando deve rapportarsi su certi temi con gli alleati sovranisti …
Non so se sia un imbarazzo dovuto a questioni di principio o di contingenza. Mi riferisco a nomine o incarichi di governo. Ho passato gli ultimi quattro anni della scorsa legislatura polemizzando, a volto scoperto e con la massima onestà intellettuale, con il mio partito perché lo ritenevo troppo allineato alla demagogia di Salvini. La caduta dell’esecutivo Draghi, con il mancato voto di fiducia da parte di Fi, Lega e M5s, è stata la conferma di una deriva inarrestabile. Questa è la sola ragione per cui sono uscito da Forza Italia. Se c’è stato, comunque, un ripensamento strategico, ben venga. Spero, però, che non sia solo tattica.

Mara Carfagna, come altri autorevoli esponenti con un passato azzurro, intanto, chiamano alle armi gli ex compagni di viaggio…
È il momento in cui ciascuno dovrebbe sentirsi in dovere di assumersi responsabilità. Non si può pensare di continuare a interpretare la politica come ossequio alle decisioni calate dall’alto da questo o quel leader. Stiamo parlando, d’altronde, di figure precarie. I principi, al contrario, dovrebbero essere solidi. Solo partendo da questi ultimi si può consentire a quell’ampia parte della società che non ha trovato rappresentanza nella scorsa campagna elettorale di diventare forza reale.

Il Pd dovrebbe smettere di strizzare l’occhio ai 5 Stelle?
Non ritengo, purtroppo, che ciò avverrà. Se l’alternativa a Letta è Schlein, la Meloni può stare tranquilla per i prossimi quaranta anni. Sembra che l’unico obiettivo del Pd sia rassicurare il proprio zoccolo duro sul fatto che non si è perso aderenza rispetto ai valori tradizionali della sinistra piuttosto che offrire un’alternativa alle destre.

La Lombardia può essere un laboratorio per intraprendere un cammino diverso?
In teoria sì. Molto dipenderà dalle scelte. La candidatura di Letizia Moratti spariglia i giochi e offre ai dem un’occasione di riscatto. Quelli del Pd devono scegliere se vincere o testimoniare di essere puri, duri e migliori degli altri.

Nel Lazio, invece, cosà succederà?
Mi sembra probabile che intorno a D’Amato si costruisca una maggioranza di centrosinistra. Detto ciò, il vento, è ancora favorevole al destra-centro. Sarà interessante, pertanto, vedere quale sarà il risultato, allo stato imprevedibile.

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