Finlandia e Svezia nelle mani del “sultano”

Finlandia e Svezia sono nelle mani di Erdogan: la Turchia ha posto delle condizioni per dare il consenso all’ingresso nella Nato dei due Paesi scandinavi. Helsinki e Stoccolma hanno deciso: vogliono entrare nell’Alleanza atlantica perché la Russia rappresenta per loro un pericolo. La Finlandia ha già fatto richiesta formale, la Svezia la farà domani. Come è noto, in base all’articolo 10 del Trattato Nord Atlantico, in vigore dal 1949, è necessario il consenso unanime degli Stati membri della Nato per accettare nuovi ingressi nell’alleanza militare. Ebbene, per il presidente turco è dirimente la questione dei “terroristi del Pkk”, il Partito dei lavoratori del Kurdistan. Secondo Erdogan, Finlandia e Svezia ospitano i terroristi curdi, nemici della Turchia. Ma agli occhi degli analisti il nodo Pkk appare un pretesto: Erdogan non vuole rinunciare allo status di mediatore nel conflitto russo-ucraino. Va da sé che votando sì all’adesione di Finlandia e Svezia, la Turchia si schiererebbe di fatto contro la Russia. Cosa che finora il presidente turco – accreditato come uno dei possibili mediatori appunto per i negoziati di pace – si è guardato bene dal fare.
Nel dettaglio, l’articolo 10 recita: “Le parti possono, con accordo unanime, invitare ad aderire a questo Trattato ogni altro Stato europeo in grado di favorire lo sviluppo dei principi del presente Trattato e di contribuire alla sicurezza della regione dell’Atlantico settentrionale”. La motivazione di un allargamento dell’Alleanza atlantica è dunque l’aumento della sicurezza in Europa. Non a caso, la Finlandia – rimasta finora neutrale – parla di minaccia nucleare russa. Stesso discorso per la Svezia, neutrale da ancora più tempo ma con la leva obbligatoria, forze armate di tutto rispetto e grande esportatore di armi. I due Paesi parlano di “pericolo costante”. In base al Trattato, dunque, la presenza, da un lato, del pericolo russo – almeno secondo quanto affermato da Helsinki e Stoccolma – e, dall’altro, la possibilità di rafforzare la sicurezza nell’area settentrionale della Nato, basterebbero per far entrare Finlandia e Svezia nell’Alleanza atlantica. Tuttavia a sentire Mosca, ufficialmente non v’è alcuna intenzione da parte della Russia di attaccare questi due Paesi.
Al contempo, però, da un punto di vista della difesa territoriale di Mosca, un eventuale ingresso di Finlandia e Svezia nell’Alleanza atlantica rappresenterebbe un accerchiamento nel nord Europa della Federazione Russa, con tutto quello che comporta in termini di sicurezza. Non a caso, infatti, il Cremlino non solo ritiene che l’allargamento della Nato nel Baltico aumenterà la tensione militare, ma ha anche annunciato che prenderà le contromisure necessarie per garantire la sicurezza in risposta a questo allargamento. È sotto gli occhi di tutti dunque che la Nato – così come la richiesta di adesione di Finlandia e Svezia – non fanno di fatto che aumentare il livello di tensione con la Russia. L’ingresso dei due Paesi nell’Alleanza atlantica garantirebbe il controllo del Mar Baltico (fino all’Artico peraltro): la flotta militare finlandese è notevole e l’aeronautica militare svedese è una delle più potenti d’Europa. Inoltre la Finlandia condivide oltre 1.300 chilometri di confini con la Russia.
Certo è che se davvero Erdogan dovesse dire di sì – magari in cambio dell’estradizione dei terroristi curdi da Finlandia e Svezia – e se davvero il processo di ingresso nella Nato dovesse essere rapido, la mossa metterebbe in difficoltà la Russia, già impegnata militarmente in Ucraina. Tuttavia è lecito pensare che la Turchia preferirà non rinunciare alla sua terzietà rispetto a Russia e Nato e puntare sul suo ruolo chiave per una soluzione diplomatica del conflitto. Va da sé che in questa ottica, provocare pesantemente Mosca con l’ingresso di Helsinki e Stoccolma nella Nato non va nella direzione di una volontà condivisa di porre fine alla guerra. È forse questa la carta che potrebbe giocarsi il “sultano”: richiamare tutti alla responsabilità e all’impegno per la pace (accrescendo così il peso geopolitico della Turchia). Ricordiamoci a tal proposito che Erdogan sta con un piede nella Nato e con l’altro nel Mar Nero, per intenderci. E lì ora c’è la guerra, ma c’è e ci sarà sempre pure la Russia.

Finlandia e Svezia sono nelle mani di Erdogan: la Turchia ha posto delle condizioni per dare il consenso all’ingresso nella Nato dei due Paesi scandinavi. Helsinki e Stoccolma hanno deciso: vogliono entrare nell’Alleanza atlantica perché la Russia rappresenta per loro un pericolo. La Finlandia ha già fatto richiesta formale, la Svezia la farà domani. Come è noto, in base all’articolo 10 del Trattato Nord Atlantico, in vigore dal 1949, è necessario il consenso unanime degli Stati membri della Nato per accettare nuovi ingressi nell’alleanza militare. Ebbene, per il presidente turco è dirimente la questione dei “terroristi del Pkk”, il Partito dei lavoratori del Kurdistan. Secondo Erdogan, Finlandia e Svezia ospitano i terroristi curdi, nemici della Turchia. Ma agli occhi degli analisti il nodo Pkk appare un pretesto: Erdogan non vuole rinunciare allo status di mediatore nel conflitto russo-ucraino. Va da sé che votando sì all’adesione di Finlandia e Svezia, la Turchia si schiererebbe di fatto contro la Russia. Cosa che finora il presidente turco – accreditato come uno dei possibili mediatori appunto per i negoziati di pace – si è guardato bene dal fare.
Nel dettaglio, l’articolo 10 recita: “Le parti possono, con accordo unanime, invitare ad aderire a questo Trattato ogni altro Stato europeo in grado di favorire lo sviluppo dei principi del presente Trattato e di contribuire alla sicurezza della regione dell’Atlantico settentrionale”. La motivazione di un allargamento dell’Alleanza atlantica è dunque l’aumento della sicurezza in Europa. Non a caso, la Finlandia – rimasta finora neutrale – parla di minaccia nucleare russa. Stesso discorso per la Svezia, neutrale da ancora più tempo ma con la leva obbligatoria, forze armate di tutto rispetto e grande esportatore di armi. I due Paesi parlano di “pericolo costante”. In base al Trattato, dunque, la presenza, da un lato, del pericolo russo – almeno secondo quanto affermato da Helsinki e Stoccolma – e, dall’altro, la possibilità di rafforzare la sicurezza nell’area settentrionale della Nato, basterebbero per far entrare Finlandia e Svezia nell’Alleanza atlantica. Tuttavia a sentire Mosca, ufficialmente non v’è alcuna intenzione da parte della Russia di attaccare questi due Paesi.
Al contempo, però, da un punto di vista della difesa territoriale di Mosca, un eventuale ingresso di Finlandia e Svezia nell’Alleanza atlantica rappresenterebbe un accerchiamento nel nord Europa della Federazione Russa, con tutto quello che comporta in termini di sicurezza. Non a caso, infatti, il Cremlino non solo ritiene che l’allargamento della Nato nel Baltico aumenterà la tensione militare, ma ha anche annunciato che prenderà le contromisure necessarie per garantire la sicurezza in risposta a questo allargamento. È sotto gli occhi di tutti dunque che la Nato – così come la richiesta di adesione di Finlandia e Svezia – non fanno di fatto che aumentare il livello di tensione con la Russia. L’ingresso dei due Paesi nell’Alleanza atlantica garantirebbe il controllo del Mar Baltico (fino all’Artico peraltro): la flotta militare finlandese è notevole e l’aeronautica militare svedese è una delle più potenti d’Europa. Inoltre la Finlandia condivide oltre 1.300 chilometri di confini con la Russia.
Certo è che se davvero Erdogan dovesse dire di sì – magari in cambio dell’estradizione dei terroristi curdi da Finlandia e Svezia – e se davvero il processo di ingresso nella Nato dovesse essere rapido, la mossa metterebbe in difficoltà la Russia, già impegnata militarmente in Ucraina. Tuttavia è lecito pensare che la Turchia preferirà non rinunciare alla sua terzietà rispetto a Russia e Nato e puntare sul suo ruolo chiave per una soluzione diplomatica del conflitto. Va da sé che in questa ottica, provocare pesantemente Mosca con l’ingresso di Helsinki e Stoccolma nella Nato non va nella direzione di una volontà condivisa di porre fine alla guerra. È forse questa la carta che potrebbe giocarsi il “sultano”: richiamare tutti alla responsabilità e all’impegno per la pace (accrescendo così il peso geopolitico della Turchia). Ricordiamoci a tal proposito che Erdogan sta con un piede nella Nato e con l’altro nel Mar Nero, per intenderci. E lì ora c’è la guerra, ma c’è e ci sarà sempre pure la Russia.

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