Fisco: Leu non voterà l’articolo sulla tassazione del reddito

L’accordo sulla delega fiscale può essere valutato in maniera positiva ma l’articolo 2 proprio non va. Come ampiamente previsto, Leu prende le distanze dal segmento del provvedimento che si occupa della tassazione personale del reddito. “Non lo voteremo”, annuncia Maria Cecilia Guerra, sottosegretaria al Mef e “anima” economica del gruppo.

Ne fa un problema di merito, Liberi e Uguali, insoddisfatto dell’esito dell’accordo di maggioranza sul fisco raggiunto ieri a Palazzo Chigi. Non una chiusura definitiva al provvedimento, ma la previsione di una battaglia parlamentare per migliorare il tema specifico. “L’accordo sulla delega fiscale – sottolinea Guerra – è una base di partenza per la discussione che governo e Parlamento sono ora chiamati a fare sui provvedimenti di attuazione”.

Una partenza che, però, rischia di risultare falsa perché sull’art. 2 sono emerse plasticamente le differenze sostanziali che connotano, anche in chiave economica, la maggioranza Draghi e sembrano destinate ad essere enfatizzate dal dibattito parlamentare. “La circostanza – conferma la responsabile economica di Leu – ha fatto venir fuori le forti differenze nella visione del fisco che attraversano questa maggioranza così composita. Ciò è particolarmente vero con riferimento all’articolo 2 sulla tassazione personale del reddito che, dopo l’ultimo compromesso voluto dal centrodestra, conferma di fatto lo status quo, cristallizzando tutte le ingiustizie che caratterizzano il nostro sistema fiscale”.

Ignorato, secondo il gruppo di Speranza, il criterio della progressività del fisco. Anzi, peggio: “In questo modo la progressività colpisce solo i redditi di dipendenti e pensionati, come ci confermano gli ultimi dati sulle dichiarazioni 2021 pubblicati dal Mef. Su questo articolo, come avevamo già annunciato nell’incontro bilaterale informale che ha preceduto quello di maggioranza, Leu non può dare e non darà il suo assenso”. La delusione manifestata da Guerra deriva anche dagli scarsi risultati ottenuti con un atteggiamento propositivo nel corso della discussione in seno ai gruppi di maggioranza. “Noi – aggiunge – abbiamo sempre cercato una mediazione, ottenendo ad esempio l’introduzione di precise indicazioni sul contrasto all’evasione, evitando che l’eventuale riduzione dell’Irap si scarichi su lavoratori dipendenti e pensionati e ottenendo l’accoglimento del principio, per noi irrinunciabile, di equità orizzontale: a parità di reddito si deve pagare la stessa imposta, non importa se si tratti di reddito da lavoro dipendente, autonomo, di pensione o di redditi di capitali. Questo principio è però tradito dalla attuale formulazione dell’articolo 2”.

L’accordo sulla delega fiscale può essere valutato in maniera positiva ma l’articolo 2 proprio non va. Come ampiamente previsto, Leu prende le distanze dal segmento del provvedimento che si occupa della tassazione personale del reddito. “Non lo voteremo”, annuncia Maria Cecilia Guerra, sottosegretaria al Mef e “anima” economica del gruppo.

Ne fa un problema di merito, Liberi e Uguali, insoddisfatto dell’esito dell’accordo di maggioranza sul fisco raggiunto ieri a Palazzo Chigi. Non una chiusura definitiva al provvedimento, ma la previsione di una battaglia parlamentare per migliorare il tema specifico. “L’accordo sulla delega fiscale – sottolinea Guerra – è una base di partenza per la discussione che governo e Parlamento sono ora chiamati a fare sui provvedimenti di attuazione”.

Una partenza che, però, rischia di risultare falsa perché sull’art. 2 sono emerse plasticamente le differenze sostanziali che connotano, anche in chiave economica, la maggioranza Draghi e sembrano destinate ad essere enfatizzate dal dibattito parlamentare. “La circostanza – conferma la responsabile economica di Leu – ha fatto venir fuori le forti differenze nella visione del fisco che attraversano questa maggioranza così composita. Ciò è particolarmente vero con riferimento all’articolo 2 sulla tassazione personale del reddito che, dopo l’ultimo compromesso voluto dal centrodestra, conferma di fatto lo status quo, cristallizzando tutte le ingiustizie che caratterizzano il nostro sistema fiscale”.

Ignorato, secondo il gruppo di Speranza, il criterio della progressività del fisco. Anzi, peggio: “In questo modo la progressività colpisce solo i redditi di dipendenti e pensionati, come ci confermano gli ultimi dati sulle dichiarazioni 2021 pubblicati dal Mef. Su questo articolo, come avevamo già annunciato nell’incontro bilaterale informale che ha preceduto quello di maggioranza, Leu non può dare e non darà il suo assenso”. La delusione manifestata da Guerra deriva anche dagli scarsi risultati ottenuti con un atteggiamento propositivo nel corso della discussione in seno ai gruppi di maggioranza. “Noi – aggiunge – abbiamo sempre cercato una mediazione, ottenendo ad esempio l’introduzione di precise indicazioni sul contrasto all’evasione, evitando che l’eventuale riduzione dell’Irap si scarichi su lavoratori dipendenti e pensionati e ottenendo l’accoglimento del principio, per noi irrinunciabile, di equità orizzontale: a parità di reddito si deve pagare la stessa imposta, non importa se si tratti di reddito da lavoro dipendente, autonomo, di pensione o di redditi di capitali. Questo principio è però tradito dalla attuale formulazione dell’articolo 2”.

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