Formazione continua per il cambiamento nelle imprese: piani da 20milioni con Fondirigenti

Un cambiamento è indispensabile per le aziende. Fondirigenti lavora con i suoi piani formativi affinché questo cambiamento parta dai vertici manageriali delle imprese. “Il cambiamento è l’elemento predominante del periodo storico che stiamo vivendo e in cui stiamo assistendo a grandi trasformazioni. I fabbisogni collegati a queste trasformazioni sono molti e diversificati: per questo il cambiamento deve partire dalla testa e cioè dalla formazione manageriale”. Così Massimo Sabatini, direttore generale del Fondo interprofessionale per la formazione continua dei dirigenti aziendali, nel corso dell’evento ‘Verso un nuovo umanesimo aziendale’, promosso da Confindustria Genova e che si è tenuto oggi presso l’Università degli Studi del capoluogo ligure.

“Se guardiamo – spiega Sabatini – ai fondi interprofessionali possiamo dire che questo processo si è avviato. Nel 2021 Fondirigenti ha approvato circa 2mila piani formativi presentati dalle imprese, coinvolgendo 15.000 dirigenti per un valore di circa 20 milioni di euro: piani di formazione manageriale, rivolta cioè ai dirigenti delle aziende aderenti: ma soprattutto, piani che ci raccontano di come le imprese affrontano questo cambiamento”.

Centrale, in questa azione, la sostenibilità: “Non a caso – fa notare – tra i temi affrontati dai piani, spicca quello della sostenibilità, ovvero dell’acquisizione delle competenze tecniche e manageriali che servono a rendere sostenibile l’impresa. Come pure grande rilievo assumono il tema della digitalizzazione e del lavoro agile: cioè le tre principali trasformazioni su cui si cimentano le imprese”.

“I piani – continua Massimo Sabatini – ci dicono molto anche sulle competenze che servono per guidare queste trasformazioni: per metà, infatti, si tratta di competenze tecniche, per l’altra metà delle cosiddette soft skills, quindi del metodo che serve a far entrare il cambiamento nel processo produttivo. Per guidare la transizione, dunque, servono entrambe”.

Un via che è confortante ma “E’ possibile fare molto di più, soprattutto se paragoniamo i risultati raggiunti al numero dei nostri aderenti e cioè circa 14.000 imprese per 80.000 dirigenti”.

“Eppure – avverte infine Sabatini – i vantaggi della formazione sono indubbi. Dai nostri studi emerge chiaramente che, a parità di imprese, quelle che investono in formazione hanno risultati migliori in termini di produttività rispetto a quelle che non investono. Investire in formazione, insomma, conviene. E poiché la nostra ricerca mostra anche un differenziale positivo in termini di produttività per le imprese che investono nella formazione di donne dirigenti, investire nella formazione delle donne conviene ancor di più”.

Un cambiamento è indispensabile per le aziende. Fondirigenti lavora con i suoi piani formativi affinché questo cambiamento parta dai vertici manageriali delle imprese. “Il cambiamento è l’elemento predominante del periodo storico che stiamo vivendo e in cui stiamo assistendo a grandi trasformazioni. I fabbisogni collegati a queste trasformazioni sono molti e diversificati: per questo il cambiamento deve partire dalla testa e cioè dalla formazione manageriale”. Così Massimo Sabatini, direttore generale del Fondo interprofessionale per la formazione continua dei dirigenti aziendali, nel corso dell’evento ‘Verso un nuovo umanesimo aziendale’, promosso da Confindustria Genova e che si è tenuto oggi presso l’Università degli Studi del capoluogo ligure.

“Se guardiamo – spiega Sabatini – ai fondi interprofessionali possiamo dire che questo processo si è avviato. Nel 2021 Fondirigenti ha approvato circa 2mila piani formativi presentati dalle imprese, coinvolgendo 15.000 dirigenti per un valore di circa 20 milioni di euro: piani di formazione manageriale, rivolta cioè ai dirigenti delle aziende aderenti: ma soprattutto, piani che ci raccontano di come le imprese affrontano questo cambiamento”.

Centrale, in questa azione, la sostenibilità: “Non a caso – fa notare – tra i temi affrontati dai piani, spicca quello della sostenibilità, ovvero dell’acquisizione delle competenze tecniche e manageriali che servono a rendere sostenibile l’impresa. Come pure grande rilievo assumono il tema della digitalizzazione e del lavoro agile: cioè le tre principali trasformazioni su cui si cimentano le imprese”.

“I piani – continua Massimo Sabatini – ci dicono molto anche sulle competenze che servono per guidare queste trasformazioni: per metà, infatti, si tratta di competenze tecniche, per l’altra metà delle cosiddette soft skills, quindi del metodo che serve a far entrare il cambiamento nel processo produttivo. Per guidare la transizione, dunque, servono entrambe”.

Un via che è confortante ma “E’ possibile fare molto di più, soprattutto se paragoniamo i risultati raggiunti al numero dei nostri aderenti e cioè circa 14.000 imprese per 80.000 dirigenti”.

“Eppure – avverte infine Sabatini – i vantaggi della formazione sono indubbi. Dai nostri studi emerge chiaramente che, a parità di imprese, quelle che investono in formazione hanno risultati migliori in termini di produttività rispetto a quelle che non investono. Investire in formazione, insomma, conviene. E poiché la nostra ricerca mostra anche un differenziale positivo in termini di produttività per le imprese che investono nella formazione di donne dirigenti, investire nella formazione delle donne conviene ancor di più”.

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