“Forte legame storico e culturale tra Romania e Italia”
Tra Romania e Italia esiste un forte legame storico, sociale e culturale, che cresce e si rinnova nel tempo. Ne abbiamo parlato con Ilona Irina Lazar, presidente dell’Associazione Politeia
Presidente, cominciamo dalla fine. Nei giorni scorsi in Senato avete presentato l’anno Culturale Mihai Eminescu, poeta rumeno legato a Leopardi.
“Avere come tema il grande poeta romeno è stata una scelta obbligata, in quanto l’anno 2025 è stato dichiarato Anno culturale Mihai Eminescu, visto che si compiono 175 anni dalla nascita del poeta. Per noi, questo è il terzo evento dedicato a M. Eminescu che organizziamo quest’anno, avendo iniziato a marzo con una presentazione al Comune di Santa Marinella, per poi continuare il 8 novembre a Recanati, nella città della poesia, con un’altra manifestazione. Nel Centro Nazionale di Studi Leopardiani a Recanati si trova l’unica targa commemorativa in Italia dedicata a Mihai Eminescu, ed è li che abbiamo voluto portare un nostro contributo e fare approfondimenti sulle opere dei grandi poeti. L’evento, organizzato nella Sala Atti Parlamentari della Biblioteca del Senato G. Spadolini, ha chiuso la serie di interventi che hanno avuto come tema l’opera di Eminescu, questa volta spiegata dalla professoressa Luisa Valmarin, che ha dedicato tutta la sua carriera a insegnare Lingua e cultura romena alla Università La Sapienza di Roma. Invece il professore Cristian Luca, storico e direttore dell’ Istituto Romeno di Cultura e Ricerca Umanistica di Venezia, ha offerto spunti di riflessione sull’importanza della poesia eminesciana nella letteratura romantica europea”.
Politeia è una associazione che si occupa di cultura e sociale e mira a incrementare i già forti rapporti tra l’Italia e la comunità rumena. Può dirci qualcosa di più?
“Politeia è un’associazione che attraverso le attività organizzate, prova mettere in evidenza il contributo dei cittadini romeni nella società italiana. E’ costituita dai consiglieri comunali di origine romena eletti in Italia, ed è stata fondata nel 2021 a Roma. Negli anni ci siamo occupati di alcuni progetti con lo scopo di informare e portare più consapevolezza sui diritti e i doveri dei cittadini europei residenti in Italia”.
Voi da tempo promuovete iniziative di sensibilizzazione contro lo stereotipo e l’immaginario collettivo sulla comunità romena in Italia. Perchè questo percorso?
“Per tanti anni il problema dell’immigrazione est europeo ha costituito un tema di dibattito politico, giornalistico, sociale, tema che è stato strumentalizzato in vari modi sia dalla politica che dalla società stessa. Oggi la situazione è decisamente cambiata, la consapevolezza di appartenere alla stessa famiglia europea e di poter circolare e lavorare liberamente negli stati europei ha portato a una maturazione della figura di immigrato. I romeni quasi non si considerano più immigrati, ma parte della società in cui vivono e svolgono attività quotidiane. Dagli anni 90’ siamo ora giunti già alla seconda generazione e si può constatare come la crescita, sia economica che professionale dei cittadini romeni, ha avuto un percorso di sviluppo importante. Proprio per questo, anni fa abbiamo deciso di trovare alcuni esempi di cittadini romeni che si sono affermati in Italia per farli conoscere, promuovere la loro attività e riconoscere i loro sforzi. Questo è il quarto anno consecutivo in cui offriamo i premi Aretè a persone che si sono affermate in settori come la cultura, l’arte, lo sport, la professione in Italia, riconoscendo e promovendo l’eccellenza nel campo di ciascuno. Su www.politeicons.com potete vedere i premianti di quest’anno e degli anni passati”.
Perché, Presidente, molto rumeni scelgono di vivere in Italia? Storicamente, a suo giudizio, quanto sono profondi i legami culturali e artistici che tra le due nazioni?
“L’Italia è da sempre considerata per noi romeni una patria sorella, partendo dalle comuni origini latine, dall’impronta che l’Impero Romano ha lasciato sul territorio dacico dal 106 d.c. in poi. Avendo preservato la lingua latina come radice linguistica nei secoli successivi che hanno visto periodi di occupazioni ottomane, influenze slave, conflitti territoriali e restando l’unica lingua latina nell’est europeo ha permesso che la lingua diventasse un elemento che ha consolidato il legame tra la Romania e l’Italia. L’Italia oltre ad essere, a mio avviso, un paese meraviglioso ha saputo da sempre accogliere chi veramente desiderava lavorare e iniziare una nuova vita. Per quelli che hanno fatto questa scelta, oggi soprattutto nelle seconde generazioni, l’appartenenza a due culture è un forte strumento di apertura per una società più inclusiva, equa e senza discriminazioni”.
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