Forza Italia (meridionale)

La decisione dei quarantenni, Giorgia Meloni e Matteo Salvini, assegna a Forza Italia il ministero per il Mezzogiorno. Sarà Stefania Prestigiacomo a dirigere un dicastero che, mai come in quest’epoca di Pnrr e crisi economica, è letteralmente decisivo per le sorti del governo. Il profilo di Prestigiacomo è importante: è già stata ministro altre due volte. La prima nomina è stata al Ministero delle pari opportunità dove è durata in carica per cinque anni, dal 2001 al 2006. Quindi è passata, nel 2008, al ministero dell’ambiente, e ci è rimasta fino al novembre del 2011, quando il quarto governo Berlusconi è caduto per lasciare posto all’esecutivo di Mario Monti.

La designazione pare rispettare il verdetto delle urne. Conservando a Fdi un ruolo centrale (ma non solo in senso geografico, bensì politico), Meloni e Salvini inaugurano il nuovo corso del centrodestra di governo (senza Berlusconi?) conservando il Nord alla Lega e affidando il Sud, dove ha raccolto un lusinghiero risultato elettorale, proprio a Forza Italia. La scelta di nominare una donna meridionale, poi, rappresenta la concretizzazione di un auspicio, come quello del neo governatore siciliano Renato Schifani, che si era augurato che fosse un uomo o una donna del Sud a guidare il dicastero.

Tutto bene, dunque? Manco per idea. Perché Prestigiacomo si affaccia su uno scenario che definire incandescente è ancora poco. Il Sud ha rilanciato elettoralmente il M5s e Giuseppe Conte, che punta a insidiare il Pd a sinistra, non fa mistero di basare, proprio sul Mezzogiorno le sue carte. Mentre i salotti romani dem tentano di trovare una quadra, è già partita la riscossa dem di Vincenzo De Luca. Che punta a una leadership nazionale o, quantomeno, a pesare sempre di più all’interno del partito che verrà. In mano ha una carta e intende giocarsela fino in fondo: l’avversione al progetto dell’autonomia differenziata. Almeno, quello sostenuto e caldeggiato dalla Lega. Che, mai come stavolta che al governo è tornato il centrodestra, potrebbe davvero diventare realtà. In questa battaglia del Nord contro il Sud, De Luca si troverebbe al suo fianco Michele Emiliano che, da parte sua, ha ripudiato – nonostante un iniziale innamoramento – l’autonomia differenziata.

Dalla loro parte hanno un bagaglio retorico di tutto rispetto che, in teoria, potrebbe volgere le armi dell’avversario contro di lui. I governatori del Sud, infatti, temono che possa saltare l’unità nazionale e perciò De Luca, dal palco del Festival delle Città di Roma, ha potuto lanciare una provocazione a Giorgia Meloni: “Vedremo i patrioti alla prova”. Non è un mistero, del resto, che a Fdi la proposta autonomista su cui la Lega ha costruito la campagna elettorale non piaccia granché. Ma è un fatto che, abbozzando, la destra sia riuscita a conquistare elettoralmente il Nord. De Luca intanto lancia il guanto di sfida: “Aspettiamo al varco i ‘patrioti’, perché se decidiamo che autonomia delle Regioni significa frantumare l’unità del sistema scolastico italiano e l’unità del sistema sanitario italiano, noi abbiamo distrutto l’unità del Paese”. Questa battaglia nasconde una sottotrama: quella del Pnrr. Il centrodestra vuol rivederlo e i governatori del Sud non sono d’accordo.

Cristiana Flaminio

La decisione dei quarantenni, Giorgia Meloni e Matteo Salvini, assegna a Forza Italia il ministero per il Mezzogiorno. Sarà Stefania Prestigiacomo a dirigere un dicastero che, mai come in quest’epoca di Pnrr e crisi economica, è letteralmente decisivo per le sorti del governo. Il profilo di Prestigiacomo è importante: è già stata ministro altre due volte. La prima nomina è stata al Ministero delle pari opportunità dove è durata in carica per cinque anni, dal 2001 al 2006. Quindi è passata, nel 2008, al ministero dell’ambiente, e ci è rimasta fino al novembre del 2011, quando il quarto governo Berlusconi è caduto per lasciare posto all’esecutivo di Mario Monti.

La designazione pare rispettare il verdetto delle urne. Conservando a Fdi un ruolo centrale (ma non solo in senso geografico, bensì politico), Meloni e Salvini inaugurano il nuovo corso del centrodestra di governo (senza Berlusconi?) conservando il Nord alla Lega e affidando il Sud, dove ha raccolto un lusinghiero risultato elettorale, proprio a Forza Italia. La scelta di nominare una donna meridionale, poi, rappresenta la concretizzazione di un auspicio, come quello del neo governatore siciliano Renato Schifani, che si era augurato che fosse un uomo o una donna del Sud a guidare il dicastero.

Tutto bene, dunque? Manco per idea. Perché Prestigiacomo si affaccia su uno scenario che definire incandescente è ancora poco. Il Sud ha rilanciato elettoralmente il M5s e Giuseppe Conte, che punta a insidiare il Pd a sinistra, non fa mistero di basare, proprio sul Mezzogiorno le sue carte. Mentre i salotti romani dem tentano di trovare una quadra, è già partita la riscossa dem di Vincenzo De Luca. Che punta a una leadership nazionale o, quantomeno, a pesare sempre di più all’interno del partito che verrà. In mano ha una carta e intende giocarsela fino in fondo: l’avversione al progetto dell’autonomia differenziata. Almeno, quello sostenuto e caldeggiato dalla Lega. Che, mai come stavolta che al governo è tornato il centrodestra, potrebbe davvero diventare realtà. In questa battaglia del Nord contro il Sud, De Luca si troverebbe al suo fianco Michele Emiliano che, da parte sua, ha ripudiato – nonostante un iniziale innamoramento – l’autonomia differenziata.

Dalla loro parte hanno un bagaglio retorico di tutto rispetto che, in teoria, potrebbe volgere le armi dell’avversario contro di lui. I governatori del Sud, infatti, temono che possa saltare l’unità nazionale e perciò De Luca, dal palco del Festival delle Città di Roma, ha potuto lanciare una provocazione a Giorgia Meloni: “Vedremo i patrioti alla prova”. Non è un mistero, del resto, che a Fdi la proposta autonomista su cui la Lega ha costruito la campagna elettorale non piaccia granché. Ma è un fatto che, abbozzando, la destra sia riuscita a conquistare elettoralmente il Nord. De Luca intanto lancia il guanto di sfida: “Aspettiamo al varco i ‘patrioti’, perché se decidiamo che autonomia delle Regioni significa frantumare l’unità del sistema scolastico italiano e l’unità del sistema sanitario italiano, noi abbiamo distrutto l’unità del Paese”. Questa battaglia nasconde una sottotrama: quella del Pnrr. Il centrodestra vuol rivederlo e i governatori del Sud non sono d’accordo.

Cristiana Flaminio

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