Francesco Cecchin, 43 ani dopo la sua storia è ancora viva

Al giovane militane del Fronte della Gioventù, ucciso nel 1979, è stato dedicato un monumento al centro di Piazza Vescovio, nel quartiere romano in cui viveva e in cui è stato aggredito

Ricorre oggi l’anniversario della scomparsa di Francesco Cecchin, giovane militante del Fronte della Gioventù aggredito il 28 maggio 1979 nel quartiere Trieste Salario di Roma e morto diciassette giorni dopo, il 16 giugno. Gli assassini non sono mai stati condannati.

In sua memoria, nel giardino al centro di Piazza Vescovio a lui intitolato, nel 2011 è stato installato un monumento che lo commemora, voluto e pensato da un comitato del quale ha fatto parte tra gli altri Stefano Cortini, scomparso anche lui, per un caso del destino, il 16 giugno di qualche anno dopo. La stele, progettata dall’architetto Giuseppe Pezzotti, riporta alla base una frase di Ernst Junger: “L’uomo è un essere animato da una speranza, da un bagliore di eternità, un raggio di immortalità lo ha penetrato. Questo distingue anche il suo modo di amare da ogni altra specie di amore”. Poi il monumento si innalza verso l’alto. La sensazione, guardandolo, è di ascesa e di passaggio attraverso la morte e verso una nuova vita.

Gli amici del giovane e coloro che, anche dopo la sua scomparsa, ne hanno condiviso le idee ed il percorso militante, ogni anno lo ricordano e gli dedicano un pensiero. Ma vale la pena fare presente che tale ricordo, assai partecipato, è vissuto anche (ed è un elemento tutt’altro che scontato) dalla gente del quartiere. Che si ferma spesso vicino al monumento e che, non solo durante la ricorrenza dell’anniversario della morte, porta a Francesco un fiore. Piccoli gesti, che però testimoniano – come la stele – il fatto che davvero la purezza del ricordo è in grado di andare oltre l’odio.

Al giovane militane del Fronte della Gioventù, ucciso nel 1979, è stato dedicato un monumento al centro di Piazza Vescovio, nel quartiere romano in cui viveva e in cui è stato aggredito

Ricorre oggi l’anniversario della scomparsa di Francesco Cecchin, giovane militante del Fronte della Gioventù aggredito il 28 maggio 1979 nel quartiere Trieste Salario di Roma e morto diciassette giorni dopo, il 16 giugno. Gli assassini non sono mai stati condannati.

In sua memoria, nel giardino al centro di Piazza Vescovio a lui intitolato, nel 2011 è stato installato un monumento che lo commemora, voluto e pensato da un comitato del quale ha fatto parte tra gli altri Stefano Cortini, scomparso anche lui, per un caso del destino, il 16 giugno di qualche anno dopo. La stele, progettata dall’architetto Giuseppe Pezzotti, riporta alla base una frase di Ernst Junger: “L’uomo è un essere animato da una speranza, da un bagliore di eternità, un raggio di immortalità lo ha penetrato. Questo distingue anche il suo modo di amare da ogni altra specie di amore”. Poi il monumento si innalza verso l’alto. La sensazione, guardandolo, è di ascesa e di passaggio attraverso la morte e verso una nuova vita.

Gli amici del giovane e coloro che, anche dopo la sua scomparsa, ne hanno condiviso le idee ed il percorso militante, ogni anno lo ricordano e gli dedicano un pensiero. Ma vale la pena fare presente che tale ricordo, assai partecipato, è vissuto anche (ed è un elemento tutt’altro che scontato) dalla gente del quartiere. Che si ferma spesso vicino al monumento e che, non solo durante la ricorrenza dell’anniversario della morte, porta a Francesco un fiore. Piccoli gesti, che però testimoniano – come la stele – il fatto che davvero la purezza del ricordo è in grado di andare oltre l’odio.

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