Francesco Gori, Ied: in 3 anni nuovi campus con 100 milioni


Quanto vale, in termini economici, uno studente universitario che viene in Italia a studiare per un anno? Equivale a 100 turisti in termini di valore generato, per l’ad del  Gruppo Ied, Francesco Gori. Da lui, un’equazione che serve a piegare le ragioni alla base del piano di investimenti che l’Istituto europeo di design metterà in campo nei prossimi tre anni: 100 milioni di euro da destinare principalmente all’apertura dei nuovi campus e all’ampliamento di quelli presenti nei territori chiave, oltre ai processi di trasformazione digitale e innovazione dell`offerta.

“E’ una opportunità per il nostro Paese intercettare i flussi asiatici ma soprattutto americani e sudamericani – ha spiegato in occasione della presentazione del piano dalla sede di via Piranesi a Milano – . Ci sembra che l’Italia non abbia fatto moltissimo negli ultimi decenni, un po’ più di attenzione a questa realtà da parte del governo sarebbe opportuna”. Tra la valutazione del potenziale di questo mercato – che nel breve periodo si stima avrà una domanda in istruzione nell`ordine 10-20 milioni di studenti nel mondo – e l’attuale posizione dell’Italia nelle classifiche internazionali sull`offerta universitaria esiste un enorme spazio da occupare: un dato su tutti la quota di spesa pubblica sul Pil per l’università che è la più bassa d`Europa, pari a poco più dello 0,3% del Prodotto interno lordo.

Partendo da questo contesto, lo Ied che oggi conta 12 sedi tra Italia, Spagna e Brasile ha scelto di pianificare il proprio sviluppo per i prossimi anni lungo tre direttrici: la razionalizzazione delle sedi territoriali attraverso la costruzione dei nuovi campus per accrescere l’attrattività della propria offerta, l’evoluzione in società benefit della Spa italiana e il consolidamento di un’offerta formativa di qualità dove la formazione in presenza sarà prevalente.

Partendo dalle sedi, il primo Campus sarà a Milano, dove, grazie alla partecipazione al bando internazionale Reinventing Cities indetto dal Comune di Milano, nell’area dell’ex Macello sorgerà nell`arco dei prossimi tre anni la nuova sede internazionale che riunirà le attuali cinque sparse per la città. A Roma l’attenzione è sull’area Mira Lanza che potrebbe accogliere la community di Ied Roma oggi dislocata in tre sedi. In parallelo in Spagna, oltre a Barcellona dove ci sarà il raddoppio delle sedi, si realizzerà il nuovo campus di Madrid nell’area Ex Matadero e amplierà l’edificio Papelera a Bilbao. A questo si aggiungono le valutazioni per entrare in nuovi mercati come il Portogallo.

Lo sviluppo dei nuovi campus è la premessa per accrescere il numero di iscritti per questo network di Alta formazione in ambito creativo che attualmente ha un tasso di placement a un anno dal diploma del 96,5% e conta 10mila studenti all’anno il 30% dei quali stranieri: “L’obiettivo – ha spiegato Gori – è quello di portare al 50% gli studenti stranieri contando più su di loro perchè nel nostro Paese la demografia non aiuta. Per il resto puntiamo a crescere come minimo al tasso di mercato del 7% anche se poi in Italia potrebbe essere un 5-6% e in Spagna un 8-9% perchè ha una situazione demografica più favorevole”.

Nel piano di sviluppo c’è anche la trasformazione in Italia di Ied Spa in Società Benefit. Questo passaggio, in linea con la mission della Fondazione Francesco Morelli, proprietaria di tutte le società che costituiscono il gruppo, rientra negli impegni di responsabilità sociale che caratterizzano l’Istituto all`interno del mercato dell’higher education, e in generale del sistema della formazione privata, che sempre di più negli ultimi anni ha visto crescere il ruolo del private equity. E a questo si ricollega il terzo driver del piano di espansione: la qualità formativa. “Il tema del private equity è molto importante sulla formazione – ha sottolineato Gori – Noi siamo governati da una fondazione che genera effetti differenti rispetto alla gestione di un private equity che si muove con una certa forza in Europa e avrà effetti sulla standardizzazione dell’offerta”. Di qui l`impegno per una formazione che mantenga uno standard elevato e che tornerà, dopo la parentesi pandemica, ad essere sempre più fisica ed esperienziale. Perchè se gli investimenti sul digitale non mancheranno “non saranno il focus della nostra attività formativa”.

Infine, un appello al nuovo governo per rendere lealmente competitivo il mercato dell’alta formazione e quindi progressivamente più attrattivo: “Servono regole semplici e uguali per tutti – ha detto Gori – per i campus fisici e per quelli online, per quelli pubblici, quelli privati e l`Afam le regole oggi sono diverse e questo crea situazioni molto complesse dove un po’ di ordine andrebbe messo”.


Quanto vale, in termini economici, uno studente universitario che viene in Italia a studiare per un anno? Equivale a 100 turisti in termini di valore generato, per l’ad del  Gruppo Ied, Francesco Gori. Da lui, un’equazione che serve a piegare le ragioni alla base del piano di investimenti che l’Istituto europeo di design metterà in campo nei prossimi tre anni: 100 milioni di euro da destinare principalmente all’apertura dei nuovi campus e all’ampliamento di quelli presenti nei territori chiave, oltre ai processi di trasformazione digitale e innovazione dell`offerta.

“E’ una opportunità per il nostro Paese intercettare i flussi asiatici ma soprattutto americani e sudamericani – ha spiegato in occasione della presentazione del piano dalla sede di via Piranesi a Milano – . Ci sembra che l’Italia non abbia fatto moltissimo negli ultimi decenni, un po’ più di attenzione a questa realtà da parte del governo sarebbe opportuna”. Tra la valutazione del potenziale di questo mercato – che nel breve periodo si stima avrà una domanda in istruzione nell`ordine 10-20 milioni di studenti nel mondo – e l’attuale posizione dell’Italia nelle classifiche internazionali sull`offerta universitaria esiste un enorme spazio da occupare: un dato su tutti la quota di spesa pubblica sul Pil per l’università che è la più bassa d`Europa, pari a poco più dello 0,3% del Prodotto interno lordo.

Partendo da questo contesto, lo Ied che oggi conta 12 sedi tra Italia, Spagna e Brasile ha scelto di pianificare il proprio sviluppo per i prossimi anni lungo tre direttrici: la razionalizzazione delle sedi territoriali attraverso la costruzione dei nuovi campus per accrescere l’attrattività della propria offerta, l’evoluzione in società benefit della Spa italiana e il consolidamento di un’offerta formativa di qualità dove la formazione in presenza sarà prevalente.

Partendo dalle sedi, il primo Campus sarà a Milano, dove, grazie alla partecipazione al bando internazionale Reinventing Cities indetto dal Comune di Milano, nell’area dell’ex Macello sorgerà nell`arco dei prossimi tre anni la nuova sede internazionale che riunirà le attuali cinque sparse per la città. A Roma l’attenzione è sull’area Mira Lanza che potrebbe accogliere la community di Ied Roma oggi dislocata in tre sedi. In parallelo in Spagna, oltre a Barcellona dove ci sarà il raddoppio delle sedi, si realizzerà il nuovo campus di Madrid nell’area Ex Matadero e amplierà l’edificio Papelera a Bilbao. A questo si aggiungono le valutazioni per entrare in nuovi mercati come il Portogallo.

Lo sviluppo dei nuovi campus è la premessa per accrescere il numero di iscritti per questo network di Alta formazione in ambito creativo che attualmente ha un tasso di placement a un anno dal diploma del 96,5% e conta 10mila studenti all’anno il 30% dei quali stranieri: “L’obiettivo – ha spiegato Gori – è quello di portare al 50% gli studenti stranieri contando più su di loro perchè nel nostro Paese la demografia non aiuta. Per il resto puntiamo a crescere come minimo al tasso di mercato del 7% anche se poi in Italia potrebbe essere un 5-6% e in Spagna un 8-9% perchè ha una situazione demografica più favorevole”.

Nel piano di sviluppo c’è anche la trasformazione in Italia di Ied Spa in Società Benefit. Questo passaggio, in linea con la mission della Fondazione Francesco Morelli, proprietaria di tutte le società che costituiscono il gruppo, rientra negli impegni di responsabilità sociale che caratterizzano l’Istituto all`interno del mercato dell’higher education, e in generale del sistema della formazione privata, che sempre di più negli ultimi anni ha visto crescere il ruolo del private equity. E a questo si ricollega il terzo driver del piano di espansione: la qualità formativa. “Il tema del private equity è molto importante sulla formazione – ha sottolineato Gori – Noi siamo governati da una fondazione che genera effetti differenti rispetto alla gestione di un private equity che si muove con una certa forza in Europa e avrà effetti sulla standardizzazione dell’offerta”. Di qui l`impegno per una formazione che mantenga uno standard elevato e che tornerà, dopo la parentesi pandemica, ad essere sempre più fisica ed esperienziale. Perchè se gli investimenti sul digitale non mancheranno “non saranno il focus della nostra attività formativa”.

Infine, un appello al nuovo governo per rendere lealmente competitivo il mercato dell’alta formazione e quindi progressivamente più attrattivo: “Servono regole semplici e uguali per tutti – ha detto Gori – per i campus fisici e per quelli online, per quelli pubblici, quelli privati e l`Afam le regole oggi sono diverse e questo crea situazioni molto complesse dove un po’ di ordine andrebbe messo”.

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