Francia, nuova squadra di governo per il Macron 2: qualche faccia nuova e tante conferme importanti

Rimangono ben saldi al loro posto nomi di peso, come ad esempio i ministri dell’Economia, Bruno Le Maire, e dell’Interno, Gerald Darmanin, ma c’è anche qualche novità. Dopo l’annuncio “a sorpresa” della nomina di Élisabeth Borne a premier (fino a poco tempo fa gli analisti la consideravano fuori dalla rosa dei papabili perché “troppo tecnica”), due giorni fa l’Eliseo ha ufficializzato tutti i nomi che comporranno l’esecutivo. Tra chi rimane al suo posto c’è Eric Dupond-Moretti, responsabile del dicastero Giustizia, mentre viene “promosso” Sebastien Lecornu, che passa da essere ministro della Francia d’Oltremare a responsabile della Difesa. L’incarico che ricopriva Lecornu passa invece alla deputata macronista Yael Braun-Pivet. A Catherine Colonna, ambasciatore francese in Italia per molto tempo e in passato portavoce dell’Eliseo e ministro degli Affari europei durante il secondo mandato di Jacques Chirac, è andato il ministero dell’Europa e degli Esteri. Il ministero del Lavoro, un tempo appannaggio proprio della Borne, passa a Olivier Dussopt. Agne’s Pannier-Runacher, finora delegata all’Industria, ha invece preso il posto di comando al ministero per la Transizione energetica. Un addio è invece quello a Jean-Michel Blancher, che lascia l’impiego da ministro dell’Istruzione. A succedergli c’è lo storico Pap Ndiaye, professore all’università Sciences Po e direttore del Museo dell’Immigrazione. Ndiaye, nato da padre senegalese e madre francese, è cresciuto nella banlieue di Parigi ed è e studioso delle minoranze etniche. Il nuovo ministro della Ricerca è invece la rettrice dell’Universitè Paris-Saclay, Sylvie Retailleau. Marc Fesneau, finora ministro delle Relazioni con il Parlamento, va al ministero per l’Agricoltura. A sostituirlo nel suo ruolo precedente c’è Olivier Veran il quale, a sua volta, lascia il ministero della Salute nelle mani dell’ex delegata all’Autonomia, Brigitte Bourguignon. Stanislas Guerini, delegato generale di Republique en Marche, “rimpiazza” rimpiazzare Ame’lie de Montchalin al ministero della Funzione pubblica. Montchalin, dal canto suo, diventa ministro della Transizione ecologica. Questo è uno dei dossier di grande interesse per il secondo mandato di Emmanuel Macron, tanto è vero che se ne occuperà anche la Borne. Ai Conti Pubblici, al posto di Dussopt, arriva Gabriel Attal, il quale fino ad oggi è stato portavoce del governo. Il suo ex impiego passa a Olivia Gregoire, attualmente segretaria di Stato per l’Economia sociale e solidale. La franco – libanese Rima Abdul Malak, fino ad ora consigliere del presidente, si accaparra il ministero della Cultura, andando a sostituire la conservatrice Roselyne Bachelot. Amélie Oudéa-Castéra, ex tennista, diventa ministro dello Sport. Damien Abad, fresco di dimissioni dal ruolo di capogruppo dei Republicains all’Assemblea nazionale, diventa invece ministro della Solidarietà. Isabelle Rome, magistrato, è ora ministro delle Pari Opportunità.

Rimangono ben saldi al loro posto nomi di peso, come ad esempio i ministri dell’Economia, Bruno Le Maire, e dell’Interno, Gerald Darmanin, ma c’è anche qualche novità. Dopo l’annuncio “a sorpresa” della nomina di Élisabeth Borne a premier (fino a poco tempo fa gli analisti la consideravano fuori dalla rosa dei papabili perché “troppo tecnica”), due giorni fa l’Eliseo ha ufficializzato tutti i nomi che comporranno l’esecutivo. Tra chi rimane al suo posto c’è Eric Dupond-Moretti, responsabile del dicastero Giustizia, mentre viene “promosso” Sebastien Lecornu, che passa da essere ministro della Francia d’Oltremare a responsabile della Difesa. L’incarico che ricopriva Lecornu passa invece alla deputata macronista Yael Braun-Pivet. A Catherine Colonna, ambasciatore francese in Italia per molto tempo e in passato portavoce dell’Eliseo e ministro degli Affari europei durante il secondo mandato di Jacques Chirac, è andato il ministero dell’Europa e degli Esteri. Il ministero del Lavoro, un tempo appannaggio proprio della Borne, passa a Olivier Dussopt. Agne’s Pannier-Runacher, finora delegata all’Industria, ha invece preso il posto di comando al ministero per la Transizione energetica. Un addio è invece quello a Jean-Michel Blancher, che lascia l’impiego da ministro dell’Istruzione. A succedergli c’è lo storico Pap Ndiaye, professore all’università Sciences Po e direttore del Museo dell’Immigrazione. Ndiaye, nato da padre senegalese e madre francese, è cresciuto nella banlieue di Parigi ed è e studioso delle minoranze etniche. Il nuovo ministro della Ricerca è invece la rettrice dell’Universitè Paris-Saclay, Sylvie Retailleau. Marc Fesneau, finora ministro delle Relazioni con il Parlamento, va al ministero per l’Agricoltura. A sostituirlo nel suo ruolo precedente c’è Olivier Veran il quale, a sua volta, lascia il ministero della Salute nelle mani dell’ex delegata all’Autonomia, Brigitte Bourguignon. Stanislas Guerini, delegato generale di Republique en Marche, “rimpiazza” rimpiazzare Ame’lie de Montchalin al ministero della Funzione pubblica. Montchalin, dal canto suo, diventa ministro della Transizione ecologica. Questo è uno dei dossier di grande interesse per il secondo mandato di Emmanuel Macron, tanto è vero che se ne occuperà anche la Borne. Ai Conti Pubblici, al posto di Dussopt, arriva Gabriel Attal, il quale fino ad oggi è stato portavoce del governo. Il suo ex impiego passa a Olivia Gregoire, attualmente segretaria di Stato per l’Economia sociale e solidale. La franco – libanese Rima Abdul Malak, fino ad ora consigliere del presidente, si accaparra il ministero della Cultura, andando a sostituire la conservatrice Roselyne Bachelot. Amélie Oudéa-Castéra, ex tennista, diventa ministro dello Sport. Damien Abad, fresco di dimissioni dal ruolo di capogruppo dei Republicains all’Assemblea nazionale, diventa invece ministro della Solidarietà. Isabelle Rome, magistrato, è ora ministro delle Pari Opportunità.

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