Fratelli Talarico ammazzati dalla Ndrangheta, 10 indagati

«Chi sa parli», fu l’appello dell’allora Vescovo di Arezzo Gualtiero Bassetti, ora cardinale e presidente della Cei. Per 16 anni non ha parlato nessuno, per 16 anni nessuno ha squarciato il buio del delitto Talarico, duplice omicidio di Ndrangheta avvenuto nella notte fra il 7 e l’8 aprile 2006 a Terranuova, ma scoperto la domenica 10 aprile. Una esecuzione mafiosa, due fratelli, Angelo ed Ettore Talarico, 42 e 35 anni, giustiziati con un colpo alla nuca ciascuno e sepolti sommariamente nella zona boscosa del Borro delle Caprenne, per la quale adesso ci sono dieci indagati che l’8 marzo saranno sottoposto alla prova del Dna, incidente probatorio disposto dal Gip distrettuale antimafia Piergiorgio Ponticelli, già giudice del tribunale di Arezzo. Il Pm della Dda (la direzione distrettuale antimafia) è Giuseppina Mione. Tra gli indagati c’è un imprenditore calabrese da tempo residente in Valdarno, a San Giovanni, la stessa città in cui i Talarico facevano i muratori. E’ Eliseo Greco, 48 anni, titolare di una nota azienda edile. Lo difende l’avvocato aretino Alessandro Mori. E’ accusato come gli altri di duplice omicidio in concorso e di associazione mafiosa. Sotto accusa con lui il fratello Giovanni, 39 anni, che vive ancora in Calabria ma è ora in carcere, come Fiore e Tommaso Gentile e Filippo e Raffaele Bubba, entrambi ai domiciliari. Completano il lotto degli indagati Mario Gigliotti, Domenico Colosimo, Giuseppe Rocca e Vincenzo Iervasi. Vengono quasi tutti dalla Pre-Sila catanzarese e crotonese, Iervasi è nato a Cerva, come i due fratelli uccisi. Come si sia arrivati ad indagarli è ancora un segreto dell’inchiesta ai primi atti, forse li accusa a distanza di tanti anni qualche pentito. La presenza fra gli indagati dei due Bubbo pare confermare quella che fu l’ipotesi dell’immediato, che cioè il feroce delitto fosse inquadrabile nella faida di mafia fra le due ndrine rivali dei Bubbo, di Petronà da cui provengono cinque degli accusati, e dei Carpino, cui sarebbero appartenuti anche i Talarico, il più giovane dei quali era sospettato dell’omicidio di un ex carabiniere del clan rivale, la vendetta del quale potrebbe essere all’origine dell’esecuzione nel Borro delle Caprenne.

«Chi sa parli», fu l’appello dell’allora Vescovo di Arezzo Gualtiero Bassetti, ora cardinale e presidente della Cei. Per 16 anni non ha parlato nessuno, per 16 anni nessuno ha squarciato il buio del delitto Talarico, duplice omicidio di Ndrangheta avvenuto nella notte fra il 7 e l’8 aprile 2006 a Terranuova, ma scoperto la domenica 10 aprile. Una esecuzione mafiosa, due fratelli, Angelo ed Ettore Talarico, 42 e 35 anni, giustiziati con un colpo alla nuca ciascuno e sepolti sommariamente nella zona boscosa del Borro delle Caprenne, per la quale adesso ci sono dieci indagati che l’8 marzo saranno sottoposto alla prova del Dna, incidente probatorio disposto dal Gip distrettuale antimafia Piergiorgio Ponticelli, già giudice del tribunale di Arezzo. Il Pm della Dda (la direzione distrettuale antimafia) è Giuseppina Mione. Tra gli indagati c’è un imprenditore calabrese da tempo residente in Valdarno, a San Giovanni, la stessa città in cui i Talarico facevano i muratori. E’ Eliseo Greco, 48 anni, titolare di una nota azienda edile. Lo difende l’avvocato aretino Alessandro Mori. E’ accusato come gli altri di duplice omicidio in concorso e di associazione mafiosa. Sotto accusa con lui il fratello Giovanni, 39 anni, che vive ancora in Calabria ma è ora in carcere, come Fiore e Tommaso Gentile e Filippo e Raffaele Bubba, entrambi ai domiciliari. Completano il lotto degli indagati Mario Gigliotti, Domenico Colosimo, Giuseppe Rocca e Vincenzo Iervasi. Vengono quasi tutti dalla Pre-Sila catanzarese e crotonese, Iervasi è nato a Cerva, come i due fratelli uccisi. Come si sia arrivati ad indagarli è ancora un segreto dell’inchiesta ai primi atti, forse li accusa a distanza di tanti anni qualche pentito. La presenza fra gli indagati dei due Bubbo pare confermare quella che fu l’ipotesi dell’immediato, che cioè il feroce delitto fosse inquadrabile nella faida di mafia fra le due ndrine rivali dei Bubbo, di Petronà da cui provengono cinque degli accusati, e dei Carpino, cui sarebbero appartenuti anche i Talarico, il più giovane dei quali era sospettato dell’omicidio di un ex carabiniere del clan rivale, la vendetta del quale potrebbe essere all’origine dell’esecuzione nel Borro delle Caprenne.

Pubblicitàspot_img
Pubblicitàspot_img

Ultimi articoli