L'identità: Storie, volti e voci al femminile Poltrone Rosse



Politica

Frattura nella Lega, la pressione di Vannacci su Salvini

Crescenti interrogativi sulla capacità della leadership di governare la maggioranza interna al Carroccio

di Angelo Vitale -


Nella Lega, una frattura: la fronda di Vannacci mette pressione a Salvini.

La Camera dei deputati ha approvato con 186 sì, 49 no e 81 astensioni la risoluzione di maggioranza che proroga l’impegno dell’Italia a sostenere l’Ucraina nella sua difesa. Impegno ribadito durante l’informativa del ministro della Difesa Guido Crosetto, per lui “interrompere l’aiuto significherebbe rinunciare alla pace giusta”.

Frattura nel Carroccio, Salvini sotto pressione

Tuttavia, dal voto una ferita aperta all’interno della Lega, con i deputati Edoardo Ziello e Rossano Sasso che hanno disatteso l’indicazione ufficiale di partito e hanno votato contro il testo.

Ziello ha spiegato che “al di là delle acrobazie lessicali, la sostanza non è cambiata” e che per coerenza non può sostenere un documento che parla ancora di sostegno militare.

Sasso ha ribadito di aver votato “secondo coscienza” e in linea con le richieste degli elettori che ritengono inopportuno destinare ulteriori risorse a Kiev. Due no a segnalare il contrasto del momento su un singolo provvedimento ma pure una tensione profonda sulla politica estera dentro il Carroccio.

La fronda in piazza

A pochi metri dal Parlamento, durante la mattinata, una decina di militanti legati all’associazione Mondo al Contrario – Team Vannacci Roma Caput Mundi, vicina al vicesegretario della Lega Roberto Vannacci, in un flash mob con lo striscione “Basta finanziamenti a Kiev per le armi. Le risorse per i cittadini italiani”, mentre i banchi della Lega in Aula restavano parzialmente vuoti.

La partecipazione fisica di sostenitori vicini a Vannacci, assente però dalla manifestazione stessa, per dire che la fronda critica non è solo parlamentare ma si riverbera nell’attivismo esterno al partito. L’obiettivo indicato in piazza, destinare le risorse alle esigenze interne del Paese e non agli armamenti.

La visione diversa di chi, come il generale Vannacci, interpreta la priorità nazionale in modo alternativo.

Il ruolo di Vannacci

Il suo, un ruolo cruciale per comprendere questa dinamica. Pur essendo vicesegretario della Lega, figura vicina a Salvini nella gerarchia, ha più volte ribadito sui social e in dichiarazioni pubbliche la sua opposizione all’invio di aiuti militari a Kiev, criticando la linea del governo e sostenendo che tale decisione non ha portato a risultati decisivi sul campo, con risorse sottratte ad altri settori chiave della vita italiana.

Questa doppia posizione ha reso più complicato per Salvini trovare una quadra interna e mantenere coesa la compagine parlamentare su un tema così divisivo. Una contraddizione emersa con chiarezza.

Mentre il segretario aveva radunato i parlamentari e definito il testo della risoluzione “ragionevole” e coerente con le richieste del partito, la mobilitazione dei gruppi della fronda vannacciana e il voto contrario di due deputati dimostrano come quella compattezza sia apparente, fragile.

Una Lega ondivaga in politica estera

Questa ondivaga gestione delle posizioni sulla politica estera evidenzia una Lega in difficoltà nel definire una linea stabile e condivisa sui dossier cruciali. Con il rischio concreto che la spaccatura interna si riproponga su altri provvedimenti o scelte strategiche di governo.

Da un lato Ziello e Sasso hanno escluso l’uscita dal partito, motivando il loro gesto come una scelta di coerenza con elettori e sensibilità politiche profonde.

Dall’altro, il fenomeno del dissenso organizzato intorno a figure come Vannacci pone interrogativi sulla capacità della leadership di Salvini di governare la propria maggioranza, evitare nuove defezioni e impedire che i contrasti su questioni di politica estera diventino un problema strutturale per il futuro del Carroccio (e della maggioranza).


Torna alle notizie in home