Frena la crescita, timore recessione per l’Italia

L’inflazione morde, l’economia rallenta e, in vista di un prevedibile rialzo dei tassi da parte della Banca Centrale Europea a partire da luglio, le preoccupazioni sullo stato di salute delle finanze italiane tornano ad affacciarsi e vengono rilanciate da un’approfondita analisi del Financial Times, che definisce la situazione dell’Italia “precaria”, caratterizzata dal secondo più alto rapporto debito/Pil dopo la Grecia e dal più alto deficit pubblico di tutte le economie dei principali Paesi dell’Eurozona.
All’Italia il quotidiano della City accredita un percorso virtuoso, che avrebbe dovuto portare ad un 2022 di crescita vivace e riforme strutturali, sostenute dalla “leadership sicura” di Mario Draghi, oltre che dalla grande iniezione di fondi Ue tramite il Pnrr. Uno sforzo unico per affrontare e superare, in tempi brevi, le sue croniche debolezze e aumentare la sua traiettoria di crescita a lungo termine, con l’utilizzo dei 191 miliardi di euro del piano di ripresa Covid. Ma lo slancio ottimistico accumulato nel 2021 sta svanendo rapidamente, intaccato dall’impennata dei prezzi di cibo ed energia, che stanno comprimendo i redditi delle famiglie e danneggiando le piccole e medie imprese, già di per sé fragili.
L’Italia, analizza il Ft, non è certo l’unica economia europea ad affrontare tempi difficili. Bruxelles ha recentemente ridotto le sue previsioni di crescita del Pil nell’Ue quest’anno al 2,7%, in calo rispetto alla stima del 4% di febbraio. L’inflazione è addirittura più alta nelle economie dell’est, in Germania e nei Paesi Bassi. Ma il nostro Paese, com’è noto, fa molto affidamento sulla Russia per il suo approvvigionamento energetico, rendendosi in questo modo particolarmente vulnerabile rispetto al conflitto in Ucraina. “Alcuni Paesi sono più esposti di altri – dice Lorenzo Codogno, ex direttore generale del ministero dell’Economia -. Nello specifico, l’Italia è esposta quanto la Germania, e probabilmente anche di più, a costi energetici elevati, il che rappresenta un enorme shock in termini commerciali per i consumatori, una condizione che rischia di impoverire il Paese”. E in questo senso gli accordi stipulati dal governo con i Paesi africani faranno sentire i loro effetti solo a medio termine.
I mercati, dunque, registrano incertezze sulle prospettive italiane. Non è un caso che lo spread, il differenziale tra il rendimento del titolo decennale italiano e quello tedesco, considerato un barometro dei rischi politici ed economici nell’area dell’euro, è salito fino a 2 punti percentuali nelle ultime settimane, il più ampio dalle prime fasi della pandemia.
Gli sforzi per il risanamento fiscale sono accreditati dai numeri, per quest’anno è previsto un disavanzo di bilancio del 5,6%, in calo rispetto al 7,2% registrato lo scorso anno. Ma gli economisti avvertono che un forte rallentamento della crescita solleverebbe dubbi sul deficit. Lo conferma al Financial Times Lucrezia Reichlin, professoressa di economia alla London Business School: “Se il Pil si indebolirà sostanzialmente, la dinamica non sarà delle migliori. Ora il mercato è diventato piuttosto pessimista e la possibile recessione nel 2022 è qualcosa che molti si aspettano”.
Nel frattempo continuiamo a puntare sui fondi Ue e sulla capacità tutta italiana di accumulare risparmi per sostenere i consumi, ma l’impatto presto potrebbe svanire. Urge correre ai ripari.

L’inflazione morde, l’economia rallenta e, in vista di un prevedibile rialzo dei tassi da parte della Banca Centrale Europea a partire da luglio, le preoccupazioni sullo stato di salute delle finanze italiane tornano ad affacciarsi e vengono rilanciate da un’approfondita analisi del Financial Times, che definisce la situazione dell’Italia “precaria”, caratterizzata dal secondo più alto rapporto debito/Pil dopo la Grecia e dal più alto deficit pubblico di tutte le economie dei principali Paesi dell’Eurozona.
All’Italia il quotidiano della City accredita un percorso virtuoso, che avrebbe dovuto portare ad un 2022 di crescita vivace e riforme strutturali, sostenute dalla “leadership sicura” di Mario Draghi, oltre che dalla grande iniezione di fondi Ue tramite il Pnrr. Uno sforzo unico per affrontare e superare, in tempi brevi, le sue croniche debolezze e aumentare la sua traiettoria di crescita a lungo termine, con l’utilizzo dei 191 miliardi di euro del piano di ripresa Covid. Ma lo slancio ottimistico accumulato nel 2021 sta svanendo rapidamente, intaccato dall’impennata dei prezzi di cibo ed energia, che stanno comprimendo i redditi delle famiglie e danneggiando le piccole e medie imprese, già di per sé fragili.
L’Italia, analizza il Ft, non è certo l’unica economia europea ad affrontare tempi difficili. Bruxelles ha recentemente ridotto le sue previsioni di crescita del Pil nell’Ue quest’anno al 2,7%, in calo rispetto alla stima del 4% di febbraio. L’inflazione è addirittura più alta nelle economie dell’est, in Germania e nei Paesi Bassi. Ma il nostro Paese, com’è noto, fa molto affidamento sulla Russia per il suo approvvigionamento energetico, rendendosi in questo modo particolarmente vulnerabile rispetto al conflitto in Ucraina. “Alcuni Paesi sono più esposti di altri – dice Lorenzo Codogno, ex direttore generale del ministero dell’Economia -. Nello specifico, l’Italia è esposta quanto la Germania, e probabilmente anche di più, a costi energetici elevati, il che rappresenta un enorme shock in termini commerciali per i consumatori, una condizione che rischia di impoverire il Paese”. E in questo senso gli accordi stipulati dal governo con i Paesi africani faranno sentire i loro effetti solo a medio termine.
I mercati, dunque, registrano incertezze sulle prospettive italiane. Non è un caso che lo spread, il differenziale tra il rendimento del titolo decennale italiano e quello tedesco, considerato un barometro dei rischi politici ed economici nell’area dell’euro, è salito fino a 2 punti percentuali nelle ultime settimane, il più ampio dalle prime fasi della pandemia.
Gli sforzi per il risanamento fiscale sono accreditati dai numeri, per quest’anno è previsto un disavanzo di bilancio del 5,6%, in calo rispetto al 7,2% registrato lo scorso anno. Ma gli economisti avvertono che un forte rallentamento della crescita solleverebbe dubbi sul deficit. Lo conferma al Financial Times Lucrezia Reichlin, professoressa di economia alla London Business School: “Se il Pil si indebolirà sostanzialmente, la dinamica non sarà delle migliori. Ora il mercato è diventato piuttosto pessimista e la possibile recessione nel 2022 è qualcosa che molti si aspettano”.
Nel frattempo continuiamo a puntare sui fondi Ue e sulla capacità tutta italiana di accumulare risparmi per sostenere i consumi, ma l’impatto presto potrebbe svanire. Urge correre ai ripari.

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