Fukushima, condannati quattro dirigenti Tepco: risarcimento altissimo

E’ pari a 13.000 miliardi di yen (circa 95 miliardi di euro) la somma che quattro dirigenti della Tokyo electric power (Tepco) dovranno versare come risarcimento per non essere stata in grado di prevenire la catastrofe nucleare di Fukushima dell’11 marzo 2011.

Lo ha deciso nelle scorse ore il tribunale di Tokyo, che ha ritenuto gli imputati colpevoli e li ha condannati all’indicato risarcimento record. Secondo i giudici i quattro dirigenti, come richiesto dagli azionisti, dovranno rimborsare l’operatore per le colossali perdite subite a causa degli enormi costi sostenuti per lo smantellamento dell’impianto di Fukushima e i risarcimenti ai residenti locali costretti all’evacuazione.

Il processo si è concentrato sul livello di affidabilità di una valutazione delle attività sismiche della zona eseguita da una commissione governativa nel 2002. Gli azionisti – ricorda SkyTg24 – ritengono che la valutazione fosse credibile e che i gestori avrebbero dovuto fare di più per salvaguardare l’impianto. Gli imputati al contrario hanno sostenuto che la valutazione non era attendibile e quindi i danni di uno tsunami della portata di quello che si è verificato non erano prevedibili.

La sentenza, ricordano i media, arriva a regolare un contenzioso iniziato il 2012 contro i dirigenti della società elettrica nipponica, sorto in conseguenza del triplice avvenimento: il terremoto (di magnitudo9), il conseguente tsunami e l’incidente alla centrale nucleare, dal quale è derivato il propagarsi delle radiazioni nelle aree circostanti la struttura.

E’ pari a 13.000 miliardi di yen (circa 95 miliardi di euro) la somma che quattro dirigenti della Tokyo electric power (Tepco) dovranno versare come risarcimento per non essere stata in grado di prevenire la catastrofe nucleare di Fukushima dell’11 marzo 2011.

Lo ha deciso nelle scorse ore il tribunale di Tokyo, che ha ritenuto gli imputati colpevoli e li ha condannati all’indicato risarcimento record. Secondo i giudici i quattro dirigenti, come richiesto dagli azionisti, dovranno rimborsare l’operatore per le colossali perdite subite a causa degli enormi costi sostenuti per lo smantellamento dell’impianto di Fukushima e i risarcimenti ai residenti locali costretti all’evacuazione.

Il processo si è concentrato sul livello di affidabilità di una valutazione delle attività sismiche della zona eseguita da una commissione governativa nel 2002. Gli azionisti – ricorda SkyTg24 – ritengono che la valutazione fosse credibile e che i gestori avrebbero dovuto fare di più per salvaguardare l’impianto. Gli imputati al contrario hanno sostenuto che la valutazione non era attendibile e quindi i danni di uno tsunami della portata di quello che si è verificato non erano prevedibili.

La sentenza, ricordano i media, arriva a regolare un contenzioso iniziato il 2012 contro i dirigenti della società elettrica nipponica, sorto in conseguenza del triplice avvenimento: il terremoto (di magnitudo9), il conseguente tsunami e l’incidente alla centrale nucleare, dal quale è derivato il propagarsi delle radiazioni nelle aree circostanti la struttura.

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