Fusione nucleare più vicina: esperimento record in Inghilterra

La fusione nucleare non è mai stata così vicina, un passo importante verso la realizzazione di una prospettiva concreta di ricercare l’energia pulita del futuro è stato compiuto nel reattore sperimentale europeo Jet (Joint European Torus), protagonista di un esperimento che ha visto generare una quantità di energia pari a 59 megajoule per cinque secondi, l’equivalente di 11 megawatt. È un progresso sensibile se si considera che finora la produzione di energia da fusione nucleare è durata appena poche frazioni di secondo.

“Se riusciamo a mantenere la fusione per cinque secondi, potremo farlo per cinque minuti e poi per cinque ore”, ha detto Tony Donné, responsabile del programma europeo sulla fusione nucleare Eurofusion, cui appartiene il reattore Jet, che rappresenta la prima tappa della strada che porta al grande reattore sperimentale Iter, in costruzione nella Francia meridionale, a Cadarache, e frutto di una grande collaborazione internazionale. Dovrebbe essere completato entro il 2034 ed è destinato ad aprire la via alle macchine che daranno le risposte sulla fattibilità, ossia sulla possibilità di avere energia elettrica dalla fusione nucleare per il 2050.

Il risultato è stato ottenuto modificando il reattore per renderlo più simile alle future condizioni di Iter, il reattore sperimentale che dovrà dare la risposta sulla fattibilità della fusione. Reazioni entusiaste dalla comunità scientifica. “Un passo cruciale verso la produzione in futuro di energia abbondante ed eco-sostenibile”, commenta il presidente del Cnr Maria Chiara Carrozza. Una “clamorosa conferma” che la ricerca sulla fusione nucleare è sulla strada giusta, sottolinea il direttore generale del progetto Iter, Bernard Bigot.

La fusione è “il processo che alimenta le stelle, come il nostro Sole, e promette, nel lungo termine, di essere una fonte di elettricità quasi illimitata, utilizzando piccole quantità di combustibile reperibili ovunque sulla terra, da materie prime poco costose”, spiega il presidente dell’Enea, Gilberto Dialuce. Il processo di fusione “unisce, fino a fondersi ad altissima temperatura, nuclei di elementi leggeri come l’idrogeno, che si trasformano in elio, rilasciando una quantità enorme di energia sotto forma di calore. La fusione è intrinsecamente sicura perché per sua natura non può innescare processi incontrollati”.

La fusione nucleare non è mai stata così vicina, un passo importante verso la realizzazione di una prospettiva concreta di ricercare l’energia pulita del futuro è stato compiuto nel reattore sperimentale europeo Jet (Joint European Torus), protagonista di un esperimento che ha visto generare una quantità di energia pari a 59 megajoule per cinque secondi, l’equivalente di 11 megawatt. È un progresso sensibile se si considera che finora la produzione di energia da fusione nucleare è durata appena poche frazioni di secondo.

“Se riusciamo a mantenere la fusione per cinque secondi, potremo farlo per cinque minuti e poi per cinque ore”, ha detto Tony Donné, responsabile del programma europeo sulla fusione nucleare Eurofusion, cui appartiene il reattore Jet, che rappresenta la prima tappa della strada che porta al grande reattore sperimentale Iter, in costruzione nella Francia meridionale, a Cadarache, e frutto di una grande collaborazione internazionale. Dovrebbe essere completato entro il 2034 ed è destinato ad aprire la via alle macchine che daranno le risposte sulla fattibilità, ossia sulla possibilità di avere energia elettrica dalla fusione nucleare per il 2050.

Il risultato è stato ottenuto modificando il reattore per renderlo più simile alle future condizioni di Iter, il reattore sperimentale che dovrà dare la risposta sulla fattibilità della fusione. Reazioni entusiaste dalla comunità scientifica. “Un passo cruciale verso la produzione in futuro di energia abbondante ed eco-sostenibile”, commenta il presidente del Cnr Maria Chiara Carrozza. Una “clamorosa conferma” che la ricerca sulla fusione nucleare è sulla strada giusta, sottolinea il direttore generale del progetto Iter, Bernard Bigot.

La fusione è “il processo che alimenta le stelle, come il nostro Sole, e promette, nel lungo termine, di essere una fonte di elettricità quasi illimitata, utilizzando piccole quantità di combustibile reperibili ovunque sulla terra, da materie prime poco costose”, spiega il presidente dell’Enea, Gilberto Dialuce. Il processo di fusione “unisce, fino a fondersi ad altissima temperatura, nuclei di elementi leggeri come l’idrogeno, che si trasformano in elio, rilasciando una quantità enorme di energia sotto forma di calore. La fusione è intrinsecamente sicura perché per sua natura non può innescare processi incontrollati”.

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