Gas giù, bolletta su

Dies irae, i giorni dell’ira. L’Europa ribolle di tensioni sociali come non accadeva da decenni. Si scende in piazza ovunque. Da Parigi a Londra, da Napoli a Bruxelles e fino a Praga e Berlino. I rischi sono altissimi. Il carovita ha stravolto, letteralmente, la vita dei cittadini europei e le risposte dell’Ue, lente e di compromesso, tardano ad arrivare. E a sortire effetti tangibili sulla vita quotidiana delle famiglie e sul lavoro delle imprese. La povertà è l’incubo che incombe sull’Europa e, per troppe persone, è diventata una realtà. Che fa male, che fa rabbia.

Parigi: Maggio ’68 Reloaded

Da settimane la Francia è paralizzata dallo sciopero degli operai delle società energetiche che, a fronte degli alti extraprofitti delle aziende, reclamano adeguati aumenti salariali. Ieri lo sciopero è diventato “quasi” generale con l’adesione dei lavoratori dei servizi pubblici e dei trasporti. I manifestanti, che a Parigi sono scesi in piazza contro il caro vita, hanno inscenato un picchetto alla Gare de Lyon. Con loro c’era Jean Luc Melenchon che ha tentato di mettere il cappello sulla protesta: “Un braccio di ferro con il potere, una specie di maggio ’68 bianco: l’aggressione è talmente feroce che anche i più indifferenti si chiedono quando si fermeranno”. Alle proteste, inoltre, si sono uniti gli insegnanti che a Marsiglia hanno protestato contro la riforma della scuola voluta da Macron.

Roma: Poveri e arrabbiati

Ormai è diventata una regola: chi nasce povero, in Italia, tale è destinato a restare. E, in questi mesi, rischia di vedere anche peggiorare la sua situazione. I dati della Caritas hanno svelato che le misure di sostegno al reddito raggiungono solo il 44% dei poveri assoluti. In un Paese in cui ormai un cittadino su cinque è a rischio esclusione sociale. Nelle scorse settimane si sono registrate decine di proteste nelle città, grandi e piccole, lungo lo Stivale che hanno coinvolto migliaia di persone. Presto i numeri, che non sono ancora quelli che, potenzialmente, potrebbe avere l’autunno caldo italiano se non venissero, subito, trovate soluzioni per salvare posti di lavoro e tenere le famiglie al riparo dagli aumenti.
Bruxelles ha fame
Nell’immaginario collettivo, il Belgio è un Paese ricco. O forse sarebbe meglio dire “era” un Paese ricco. Perché da settimane si registrano fragorose proteste contro il carovita. A Namur, ieri, un migliaio di persone ha marciato per il diritto alla casa. Nella zona di Anderlecht, a Bruxelles, un corteo ha protestato affinché venisse garantito a tutti il diritto di accedere al cibo, possibilmente di buona qualità. Poco meno di un mese fa, in tutta la nazione, sono scese in piazza più di 10mila persone per protestare contro il caro bollette e per chiedere aiuto contro l’inflazione galoppante.

Praga furiosa

Per i cechi, l’Unione europea rappresenta un traguardo storico sognato, condiviso e voluto, dopo decenni passati sotto la coltre pesante del Patto di Varsavia. Piazza San Venceslao è uno dei luoghi simbolo di questo sogno. Eppure, da oltre un mese, i cittadini scendono in piazza contro il carovita che ha letteralmente distrutto il menage quotidiano delle famiglie. All’inizio di settembre, proprio a piazza San Venceslao, 70mila persone hanno manifestato contro l’Unione europea, la Nato e l’Oms. Il governo ha rivolto ai leader della protesta l’accusa di essere filorussi. Che, nel Paese di Jan Palach, è molto di più che un artificio retorico utilizzabile per squalificare gli avversari.

Berlino: “OStalgia” canaglia

I tedeschi non stanno granché meglio di noi. Si sono sentiti insolentire come “smidollati” dall’ex ministro Schauble che li ha invitati ad acquistare un maglione in più per affrontare i rigori dell’inverno senza gas. L’inflazione morde sulla carne viva del Paese. Tra giugno e luglio, le associazioni di volontariato hanno denunciato un aumento record delle richieste di pacchi alimentari. Da settimane, specialmente nell’ex Germania Est, si assiste a decine e decine di manifestazioni di piazza. Contro il caro vita, contro le bollette salate, contro l’inflazione. Nell’area orientale del Paese, si teme che la riduzione delle forniture dalla Russia possa causare un disastro industriale senza precedenti. Insomma, altro che Goodbye Lenin: l’ex Ddr ha paura e si rifugia in quello che fu.

Scandinavia: Atomi e sabotaggi

Non solo proteste popolari. In Europa tiene ancora banco il caso NordStream e la polizia danese ha riferito che a causare le perdite di gas dai Nord Stream 1 e 2 nel Mar Baltico sarebbero state diverse “potenti esplosioni”. Insomma, è stato un sabotaggio. Come sanno già in Svezia e in Germania. Intanto in Finlandia il colosso Fortum sta studiando i reattori nucleari modulari e ha annunciato uno studio biennale di fattibilità sul progetto delle nuove centrali.

Dies irae, i giorni dell’ira. L’Europa ribolle di tensioni sociali come non accadeva da decenni. Si scende in piazza ovunque. Da Parigi a Londra, da Napoli a Bruxelles e fino a Praga e Berlino. I rischi sono altissimi. Il carovita ha stravolto, letteralmente, la vita dei cittadini europei e le risposte dell’Ue, lente e di compromesso, tardano ad arrivare. E a sortire effetti tangibili sulla vita quotidiana delle famiglie e sul lavoro delle imprese. La povertà è l’incubo che incombe sull’Europa e, per troppe persone, è diventata una realtà. Che fa male, che fa rabbia.

Parigi: Maggio ’68 Reloaded

Da settimane la Francia è paralizzata dallo sciopero degli operai delle società energetiche che, a fronte degli alti extraprofitti delle aziende, reclamano adeguati aumenti salariali. Ieri lo sciopero è diventato “quasi” generale con l’adesione dei lavoratori dei servizi pubblici e dei trasporti. I manifestanti, che a Parigi sono scesi in piazza contro il caro vita, hanno inscenato un picchetto alla Gare de Lyon. Con loro c’era Jean Luc Melenchon che ha tentato di mettere il cappello sulla protesta: “Un braccio di ferro con il potere, una specie di maggio ’68 bianco: l’aggressione è talmente feroce che anche i più indifferenti si chiedono quando si fermeranno”. Alle proteste, inoltre, si sono uniti gli insegnanti che a Marsiglia hanno protestato contro la riforma della scuola voluta da Macron.

Roma: Poveri e arrabbiati

Ormai è diventata una regola: chi nasce povero, in Italia, tale è destinato a restare. E, in questi mesi, rischia di vedere anche peggiorare la sua situazione. I dati della Caritas hanno svelato che le misure di sostegno al reddito raggiungono solo il 44% dei poveri assoluti. In un Paese in cui ormai un cittadino su cinque è a rischio esclusione sociale. Nelle scorse settimane si sono registrate decine di proteste nelle città, grandi e piccole, lungo lo Stivale che hanno coinvolto migliaia di persone. Presto i numeri, che non sono ancora quelli che, potenzialmente, potrebbe avere l’autunno caldo italiano se non venissero, subito, trovate soluzioni per salvare posti di lavoro e tenere le famiglie al riparo dagli aumenti.
Bruxelles ha fame
Nell’immaginario collettivo, il Belgio è un Paese ricco. O forse sarebbe meglio dire “era” un Paese ricco. Perché da settimane si registrano fragorose proteste contro il carovita. A Namur, ieri, un migliaio di persone ha marciato per il diritto alla casa. Nella zona di Anderlecht, a Bruxelles, un corteo ha protestato affinché venisse garantito a tutti il diritto di accedere al cibo, possibilmente di buona qualità. Poco meno di un mese fa, in tutta la nazione, sono scese in piazza più di 10mila persone per protestare contro il caro bollette e per chiedere aiuto contro l’inflazione galoppante.

Praga furiosa

Per i cechi, l’Unione europea rappresenta un traguardo storico sognato, condiviso e voluto, dopo decenni passati sotto la coltre pesante del Patto di Varsavia. Piazza San Venceslao è uno dei luoghi simbolo di questo sogno. Eppure, da oltre un mese, i cittadini scendono in piazza contro il carovita che ha letteralmente distrutto il menage quotidiano delle famiglie. All’inizio di settembre, proprio a piazza San Venceslao, 70mila persone hanno manifestato contro l’Unione europea, la Nato e l’Oms. Il governo ha rivolto ai leader della protesta l’accusa di essere filorussi. Che, nel Paese di Jan Palach, è molto di più che un artificio retorico utilizzabile per squalificare gli avversari.

Berlino: “OStalgia” canaglia

I tedeschi non stanno granché meglio di noi. Si sono sentiti insolentire come “smidollati” dall’ex ministro Schauble che li ha invitati ad acquistare un maglione in più per affrontare i rigori dell’inverno senza gas. L’inflazione morde sulla carne viva del Paese. Tra giugno e luglio, le associazioni di volontariato hanno denunciato un aumento record delle richieste di pacchi alimentari. Da settimane, specialmente nell’ex Germania Est, si assiste a decine e decine di manifestazioni di piazza. Contro il caro vita, contro le bollette salate, contro l’inflazione. Nell’area orientale del Paese, si teme che la riduzione delle forniture dalla Russia possa causare un disastro industriale senza precedenti. Insomma, altro che Goodbye Lenin: l’ex Ddr ha paura e si rifugia in quello che fu.

Scandinavia: Atomi e sabotaggi

Non solo proteste popolari. In Europa tiene ancora banco il caso NordStream e la polizia danese ha riferito che a causare le perdite di gas dai Nord Stream 1 e 2 nel Mar Baltico sarebbero state diverse “potenti esplosioni”. Insomma, è stato un sabotaggio. Come sanno già in Svezia e in Germania. Intanto in Finlandia il colosso Fortum sta studiando i reattori nucleari modulari e ha annunciato uno studio biennale di fattibilità sul progetto delle nuove centrali.

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