Gelateo

La stagione è quella giusta. L’iniziativa, all’apparenza, quella più facile e scontata. Invitare gli amici per un gelato. A casa, come a spasso. Meno impegnativo di una cena, meno alcolico di un drink, difficilmente fatto con le proprie mani, quindi la problematica di base sembrerebbe unicamente quella di scegliere la gelateria giusta. Eppure anche il gelato ha un suo Galateo, con accorgimenti, più che regole, su cui tutti possiamo dire di aver scivolato almeno una volta.

Iniziamo con il gelato da passeggio. In generale il bon ton storce un po’ il naso quando si mangia in giro per strada. Si dice da passeggio, si dovrebbe leggere che a un certo punto ci si ferma e si mangia il gelato. E si mangia con la paletta, non slinguazzandolo direttamente dal cono. Questo per gustarlo meglio, rimanere più composti ma anche per evitare di sporcarsi. Se la scelta versa sulla coppetta, problema risolto.

Vengono fuori più dilemmi quando si riceve a casa. Problema numero uno, che attanaglia un po’ tutti: quanti gusti e quali? Il problema è un po’ quello che vedremo presto nelle liste del PD, quando nella stessa vaschetta rischieremo di trovare da Letta a Calenda, con la Carfagna e la Cirinnà dentro. Come si fa? Parlo anche a chi decide di portare il gelato a casa degli altri e mette insieme limone, pistacchio, fragola, cioccolato, crema, menta, zabaione e così via. Non avendo la sfera di cristallo per comprendere i gusti degli ospiti, né la presunzione che i nostri siano i gusti amati anche dagli altri, come prima regola dividerei i poli: le creme da una parte, i frutti dall’altra. E punterei sui classici. Le liste civiche sono sempre, apparentemente, stuzzicanti ma impegnative. Da voto segreto: gusti come passion fruit, biscotto al vattelappesca, macedonia e incroci vari, solo nell’intimità.

Altra dritta: vaschette separate. Se no, è un casino poi servirlo. Il gelato va tolto un paio di minuti prima dal freezer, altrimenti è una lastra di marmo e, fate lo sforzo, travasatelo in un contenitore di metallo, che regge la temperatura: ho visto anche nelle migliori famiglie arrivare su tovaglie di fiandra, vaschette in polistirolo.

Investire sulle palette apposite che non sono i cucchiaini da dessert o da caffé, non richiede un mutuo e valorizza il gelato. Infine, una bottiglia d’acqua e dei bicchieri. Corredo completo.

La stagione è quella giusta. L’iniziativa, all’apparenza, quella più facile e scontata. Invitare gli amici per un gelato. A casa, come a spasso. Meno impegnativo di una cena, meno alcolico di un drink, difficilmente fatto con le proprie mani, quindi la problematica di base sembrerebbe unicamente quella di scegliere la gelateria giusta. Eppure anche il gelato ha un suo Galateo, con accorgimenti, più che regole, su cui tutti possiamo dire di aver scivolato almeno una volta.

Iniziamo con il gelato da passeggio. In generale il bon ton storce un po’ il naso quando si mangia in giro per strada. Si dice da passeggio, si dovrebbe leggere che a un certo punto ci si ferma e si mangia il gelato. E si mangia con la paletta, non slinguazzandolo direttamente dal cono. Questo per gustarlo meglio, rimanere più composti ma anche per evitare di sporcarsi. Se la scelta versa sulla coppetta, problema risolto.

Vengono fuori più dilemmi quando si riceve a casa. Problema numero uno, che attanaglia un po’ tutti: quanti gusti e quali? Il problema è un po’ quello che vedremo presto nelle liste del PD, quando nella stessa vaschetta rischieremo di trovare da Letta a Calenda, con la Carfagna e la Cirinnà dentro. Come si fa? Parlo anche a chi decide di portare il gelato a casa degli altri e mette insieme limone, pistacchio, fragola, cioccolato, crema, menta, zabaione e così via. Non avendo la sfera di cristallo per comprendere i gusti degli ospiti, né la presunzione che i nostri siano i gusti amati anche dagli altri, come prima regola dividerei i poli: le creme da una parte, i frutti dall’altra. E punterei sui classici. Le liste civiche sono sempre, apparentemente, stuzzicanti ma impegnative. Da voto segreto: gusti come passion fruit, biscotto al vattelappesca, macedonia e incroci vari, solo nell’intimità.

Altra dritta: vaschette separate. Se no, è un casino poi servirlo. Il gelato va tolto un paio di minuti prima dal freezer, altrimenti è una lastra di marmo e, fate lo sforzo, travasatelo in un contenitore di metallo, che regge la temperatura: ho visto anche nelle migliori famiglie arrivare su tovaglie di fiandra, vaschette in polistirolo.

Investire sulle palette apposite che non sono i cucchiaini da dessert o da caffé, non richiede un mutuo e valorizza il gelato. Infine, una bottiglia d’acqua e dei bicchieri. Corredo completo.

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