Giannini: a 80 anni ho fatto un po’di tutto e lo farò ancora

“Per l’altissima rilevanza artistica delle opere che l’hanno visto protagonista, per la straordinaria potenza emotiva e la profonda sensibilità delle sue memorabili interpretazioni, per aver impresso la sua pregiata cifra stilistica alle pagine più raffinate, colte e preziose del cinema italiano e internazionale”. Con questa motivazione Giancarlo Giannini si è portato a casa il premio alla carriera Marateale In Winter 2022 Award.
Attore, doppiatore e regista di fama internazionale, continua a far incetta di premi importanti. E a ottant’anni compiuti lo scorso primo agosto, non ha nessuna intenzione di fermarsi. Con la grinta e l’entusiasmo degli esordi, si racconta a L’Identità.
Giancarlo, un altro importante premio, per la sua lunga carriera…
Sì, non è il primo premio che mi è stato consegnato che celebra il mio percorso professionale che spero non termini domani (ride, ndr). A parte gli scherzi, credo anzi che riconoscimenti come questo allunghino la vita. Anche per questo, ringrazio il patron della manifestazione, Nicola Timpone, per aver pensato a me per questo prestigioso riconoscimento.
Si dice che nel cinema di oggi manchino i talenti di una volta: lei cosa ne pensa?
Non sono assolutamente d’accordo, anzi. Ho sempre pensato che il cinema italiano abbia sfornato gli attori più bravi al mondo: non è un caso se persino nel sangue di quelli americani più bravi scorra un po’ di sangue italiano. Non credo ci sia una crisi di talenti in questo senso. Forse oggi c’è una fase discendente ma, come in tutte le cose, è naturale che risalirà. Se guardiamo la storia dello spettacolo italiano e internazionale possiamo renderci conto che è fatta di cicli.
Quest’estate sei stato premiato anche al Fara Film Festival, dove ti hanno reso omaggio con la proiezione di un tuo classico“Pasqualino Settebellezze”…
A Lina Wertmuller devo tutto, un genio, una persona che scriveva sceneggiatura, si intendeva di regia, era stata aiuto regia di Federico Fellini, aveva una fantasia pazzesca, conosceva gli attori, i ritmi, la musica. I film suoi mi hanno dato il successo. Poi ho avuto anche altri maestri come al teatro Orazio Costa, ho lavorato con grandi registi da Coppola a Visconti a Monicelli, ho fatto un po’ di tutto e continuo a farlo.
Lo streaming, e soprattutto le serie tv, stanno portando meno persone nelle sale cinematografiche.  Lei cosa ne pensa?
Ormai tanti attori, anche i più grandi a livello internazionale, hanno partecipato ad una serie tv. Anche io ultimamente ho preso parte a due progetti di questo tipo. Il cinema, come tutte le cose, è in evoluzione. Anche l’immagine è cambiata, complice la tecnologia. Qualcosa è successo: ancora non si è capito bene ma si capirà. Ve lo dice un uomo che in realtà non è un attore ma un elettronico: le studiavo cinquant’anni fa queste cose (sorride, ndr).
Un tempo le serie televisive, per gli attori di primo livello, rappresentavano un’alternativa meno allettante rispetto ai film…
Oggi, però, non è più così. Ci sono tantissimi progetti seriali che vengono realizzati con una qualità altissima, con dietro un lavoro fatto di precisione e ricercatezza. Credo che lo scenario sia completamente cambiato.
Sempre a proposito di serie, da novembre su Sky la vediamo ne “Il grande gioco” dove interpreta il potente Dino De Gregorio…
Un ruolo molto complicato, quello di Dino, un procuratore che è ben diverso dai personaggi che avevo finora interpretato. Per non parlare del fatto che la prima volta che ho letto il copione, non sapevo di cosa si stesse parlando. Non sapevo proprio nulla di calciomercato. Fortunatamente, però, ho avuto modo di confrontarmi con qualche amico che, contrariamente al sottoscritto, aveva seguito un po’ di più questa vicenda sui giornali…
Cosa bolle in pentola che non abbiamo ancora visto?
Di recente ho lavorato su due set: un film dove interpreto un Papa, e uno (“Book Club2 – The next chapter”, ndr) con grandi attrici americane, Diane Keaton, Jane Fonda e Mary Steenburgen, che ho finito proprio di recente a Venezia. E poi ci sono altri progetti in ballo di cui potrò parlare nel corso del 2023.
“Per l’altissima rilevanza artistica delle opere che l’hanno visto protagonista, per la straordinaria potenza emotiva e la profonda sensibilità delle sue memorabili interpretazioni, per aver impresso la sua pregiata cifra stilistica alle pagine più raffinate, colte e preziose del cinema italiano e internazionale”. Con questa motivazione Giancarlo Giannini si è portato a casa il premio alla carriera Marateale In Winter 2022 Award.
Attore, doppiatore e regista di fama internazionale, continua a far incetta di premi importanti. E a ottant’anni compiuti lo scorso primo agosto, non ha nessuna intenzione di fermarsi. Con la grinta e l’entusiasmo degli esordi, si racconta a L’Identità.
Giancarlo, un altro importante premio, per la sua lunga carriera…
Sì, non è il primo premio che mi è stato consegnato che celebra il mio percorso professionale che spero non termini domani (ride, ndr). A parte gli scherzi, credo anzi che riconoscimenti come questo allunghino la vita. Anche per questo, ringrazio il patron della manifestazione, Nicola Timpone, per aver pensato a me per questo prestigioso riconoscimento.
Si dice che nel cinema di oggi manchino i talenti di una volta: lei cosa ne pensa?
Non sono assolutamente d’accordo, anzi. Ho sempre pensato che il cinema italiano abbia sfornato gli attori più bravi al mondo: non è un caso se persino nel sangue di quelli americani più bravi scorra un po’ di sangue italiano. Non credo ci sia una crisi di talenti in questo senso. Forse oggi c’è una fase discendente ma, come in tutte le cose, è naturale che risalirà. Se guardiamo la storia dello spettacolo italiano e internazionale possiamo renderci conto che è fatta di cicli.
Quest’estate sei stato premiato anche al Fara Film Festival, dove ti hanno reso omaggio con la proiezione di un tuo classico“Pasqualino Settebellezze”…
A Lina Wertmuller devo tutto, un genio, una persona che scriveva sceneggiatura, si intendeva di regia, era stata aiuto regia di Federico Fellini, aveva una fantasia pazzesca, conosceva gli attori, i ritmi, la musica. I film suoi mi hanno dato il successo. Poi ho avuto anche altri maestri come al teatro Orazio Costa, ho lavorato con grandi registi da Coppola a Visconti a Monicelli, ho fatto un po’ di tutto e continuo a farlo.
Lo streaming, e soprattutto le serie tv, stanno portando meno persone nelle sale cinematografiche.  Lei cosa ne pensa?
Ormai tanti attori, anche i più grandi a livello internazionale, hanno partecipato ad una serie tv. Anche io ultimamente ho preso parte a due progetti di questo tipo. Il cinema, come tutte le cose, è in evoluzione. Anche l’immagine è cambiata, complice la tecnologia. Qualcosa è successo: ancora non si è capito bene ma si capirà. Ve lo dice un uomo che in realtà non è un attore ma un elettronico: le studiavo cinquant’anni fa queste cose (sorride, ndr).
Un tempo le serie televisive, per gli attori di primo livello, rappresentavano un’alternativa meno allettante rispetto ai film…
Oggi, però, non è più così. Ci sono tantissimi progetti seriali che vengono realizzati con una qualità altissima, con dietro un lavoro fatto di precisione e ricercatezza. Credo che lo scenario sia completamente cambiato.
Sempre a proposito di serie, da novembre su Sky la vediamo ne “Il grande gioco” dove interpreta il potente Dino De Gregorio…
Un ruolo molto complicato, quello di Dino, un procuratore che è ben diverso dai personaggi che avevo finora interpretato. Per non parlare del fatto che la prima volta che ho letto il copione, non sapevo di cosa si stesse parlando. Non sapevo proprio nulla di calciomercato. Fortunatamente, però, ho avuto modo di confrontarmi con qualche amico che, contrariamente al sottoscritto, aveva seguito un po’ di più questa vicenda sui giornali…
Cosa bolle in pentola che non abbiamo ancora visto?
Di recente ho lavorato su due set: un film dove interpreto un Papa, e uno (“Book Club2 – The next chapter”, ndr) con grandi attrici americane, Diane Keaton, Jane Fonda e Mary Steenburgen, che ho finito proprio di recente a Venezia. E poi ci sono altri progetti in ballo di cui potrò parlare nel corso del 2023.
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