Giappone, il tribunale dice no alla riapertura della centrale nucleare di Tomari

Rischi per la sicurezza: è questa la motivazione che ha spinto circa mille cittadini giapponesi a presentare altrettante denunce a proposito della centrale nucleare di Tomari, nell’isola settentrionale di Hokkaido. In risposta alle stesse in queste ore, come riferito dall’agenzia di stampa locale Kyodo, la Corte distrettuale di Sapporo si è pronunciata con una sentenza che accoglie le preoccupazioni della gente e ordina di interrompere le attività di riattivazione della struttura.

Secondo gli esposti vicino alla centrale ci sarebbero faglie attive, con potenziali rischi di sismi che il gestore della centrale avrebbe sottostimato in fase di progettazione della resistenza dei reattori. Inoltre si sottolinea che la struttura non sarebbe dotata di sufficienti protezioni in caso di tsunami provocato da scosse di terremoto. Elemento questo particolarmente sentito a fronte di quanto accaduto nel 2011 a Fukushima, quando in seguito all’incidente alla locale centrale nucleare morirono oltre 15 mila persone e oltre 38 mila furono gli sfollati.

La Hokkaido Electric Power, gestore della struttura di Tomari, ha negato le circostanze evidenziate ma i giudici hanno dato ragione ai denuncianti. La sentenza, sottolineano in molti, arriva in un momento particolarmente difficile dal punto di vista dell’approvvigionamento energetico: la guerra in Ucraina infatti, come è noto, ha scatenato una crisi nel settore di vaste proporzioni.

Quanto nello specifico al Giappone, il caso in questione è particolarmente sentito anche alla luce di quanto accaduto nel 2011 a Fukushima. Proprio in seguito all’incidente nucleare citato, infatti, le centrali del Sol Levante erano state tutte fermate. Da allora, a proposito della struttura di Tomari, il gestore aveva avviato una serie di controlli e ispezioni ai tre reattori nucleari che compongono il sito. Scopo delle suddette attività, la verifica di conformità ai nuovi parametri stabiliti dall’Autorità di regolazione nucleare nipponica appunto dopo il disastro di Fukushima.

Politicamente parlando, infine, va ricordato che la sentenza della Corte di Sapporo è un bel problema per le politiche energetiche del governo di Fumio Kishida, in un momento come già sottolineato particolarmente complesso nel mercato globale dell’energia: l’esecutivo di Tokyo, infatti, punta anche sul nucleare per ridurre la dipendenza dalle fonti energetiche fossili (il cui approvvigionamento è legato principalmente a forniture provenienti da Medio Oriente e Russia) e procedere con la transizione ecologica. Ecco perché, a fronte anche del fatto che dei 54 reattori nucleari presenti in Giappone ne sono stati rimessi a pieno regime soltanto nove, la sentenza di Sapporo è una brusca frenata.

Rischi per la sicurezza: è questa la motivazione che ha spinto circa mille cittadini giapponesi a presentare altrettante denunce a proposito della centrale nucleare di Tomari, nell’isola settentrionale di Hokkaido. In risposta alle stesse in queste ore, come riferito dall’agenzia di stampa locale Kyodo, la Corte distrettuale di Sapporo si è pronunciata con una sentenza che accoglie le preoccupazioni della gente e ordina di interrompere le attività di riattivazione della struttura.

Secondo gli esposti vicino alla centrale ci sarebbero faglie attive, con potenziali rischi di sismi che il gestore della centrale avrebbe sottostimato in fase di progettazione della resistenza dei reattori. Inoltre si sottolinea che la struttura non sarebbe dotata di sufficienti protezioni in caso di tsunami provocato da scosse di terremoto. Elemento questo particolarmente sentito a fronte di quanto accaduto nel 2011 a Fukushima, quando in seguito all’incidente alla locale centrale nucleare morirono oltre 15 mila persone e oltre 38 mila furono gli sfollati.

La Hokkaido Electric Power, gestore della struttura di Tomari, ha negato le circostanze evidenziate ma i giudici hanno dato ragione ai denuncianti. La sentenza, sottolineano in molti, arriva in un momento particolarmente difficile dal punto di vista dell’approvvigionamento energetico: la guerra in Ucraina infatti, come è noto, ha scatenato una crisi nel settore di vaste proporzioni.

Quanto nello specifico al Giappone, il caso in questione è particolarmente sentito anche alla luce di quanto accaduto nel 2011 a Fukushima. Proprio in seguito all’incidente nucleare citato, infatti, le centrali del Sol Levante erano state tutte fermate. Da allora, a proposito della struttura di Tomari, il gestore aveva avviato una serie di controlli e ispezioni ai tre reattori nucleari che compongono il sito. Scopo delle suddette attività, la verifica di conformità ai nuovi parametri stabiliti dall’Autorità di regolazione nucleare nipponica appunto dopo il disastro di Fukushima.

Politicamente parlando, infine, va ricordato che la sentenza della Corte di Sapporo è un bel problema per le politiche energetiche del governo di Fumio Kishida, in un momento come già sottolineato particolarmente complesso nel mercato globale dell’energia: l’esecutivo di Tokyo, infatti, punta anche sul nucleare per ridurre la dipendenza dalle fonti energetiche fossili (il cui approvvigionamento è legato principalmente a forniture provenienti da Medio Oriente e Russia) e procedere con la transizione ecologica. Ecco perché, a fronte anche del fatto che dei 54 reattori nucleari presenti in Giappone ne sono stati rimessi a pieno regime soltanto nove, la sentenza di Sapporo è una brusca frenata.

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