Giorgia “cinguetta” più di Enrico Scontro frontale all’ultimo tweet

Il duello tra la leader di Fdi e il segretario dem infiamma i social. Le parole chiave: una sceglie “Italia”, l’altro punta su “elezione”.

Che questa campagna elettorale, nonostante gli sforzi lodevoli profusi giornalmente dagli altri leader per ritagliarsi un posto al sole nell’agenda del dibattito pubblico, fosse irrimediabilmente segnata dalla rivalità tra Meloni e Letta, era prevedibile. Del resto, proprio a cominciare dall’esito della partita quirinalizia, chiusasi con il secondo mandato a Mattarella, diversi osservatori avevano notato la convergenza di interessi politici e di prospettive tra la leader di Fdi e il segretario del Pd. Stefano Folli, ancora qualche mese fa, eravamo a cavallo tra aprile e maggio e di elezioni anticipate nessuno voleva sentirne parlare neanche per scherzo, su Repubblica aveva scritto delle “inedite simmetrie” tra i due, che a differenza di quanto dichiarano in pubblico, hanno ben compreso il ruolo centrale che entrambi hanno e dovranno recitare in questa campagna elettorale, che ci consegnerà dopo 70 anni un Parlamento rivoluzionato nella rappresentanza. Sin dal primo giorno dopo lo scioglimento delle Camere i due leader hanno spostato su “on” l’interruttore della polarizzazione. Così, Letta ha messo nel mirino la Meloni con tutto il suo armamentario valoriale di ieri, di oggi e, anche di domani. La prova inconfutabile di questa polarizzazione dicotomica è tutta nel post pubblicato dal segretario dem su Facebook, che ha incassato il maggior numero di interazioni negli ultimi 45 giorni, con il quale chiede agli italiani di schierarsi contro coloro che hanno tradito l’Italia. Parimenti, Giorgia Meloni ha continuato a dare voce e forza a una linea politica che Fdi porta avanti dal 2013, ovvero, contestare al Pd asse portante di tutti e sei i diversi governi e partito di riferimento di tre dei cinque Presidenti del Consiglio che si sono succeduti a Palazzo Chigi fino al 2022, le scelte fatte “dalla solita sinistra” pronta a rivendicare una presunta superiorità morale. Ecco, quindi, che su Instagram, Meloni pubblica il 10 agosto un video in cui in francese, inglese e spagnolo spiega che il suo partito non è “un pericolo per la democrazia, per la stabilità italiana, europea e internazionale”. Anche traslocando su Twitter i dati ci forniscono ulteriori prove della strategia di polarizzazione contro un solo nemico che entrambi i leader stanno allestendo, per ritagliarsi nei rispettivi schieramenti dopo il voto del 25 settembre il ruolo indiscusso di king maker. Nella settimana dal 12 al 18 agosto 2022, infatti, la keyword «Meloni» ha prodotto complessivamente poco meno di 118 mila menzioni, rispetto alle “sole” 83 mila ottenute da «Letta», ma scollinando dal semplice numero di citazioni, che nella nostra analisi aiutano fino a un certo punto, verso gli argomenti correlati, che si associano ai nomi dei due leader, è possibile evidenziare la polarizzazione valoriale in atto. Per Meloni, il richiamo patriottico al termine “Italia” – coniugato quale patrimonio da difendere sopra ogni altra cosa – è centrale nella costruzione del parlato social. Diversamente, per Letta ciò che emerge è il termine “elezioni” – declinato come frattura sociale dalla quale passa il futuro del Paese e rispetto alla quale gli italiani devono decidere con chi stare – e a seguire per l’appunto “meloni” e “liste”.

Il duello tra la leader di Fdi e il segretario dem infiamma i social. Le parole chiave: una sceglie “Italia”, l’altro punta su “elezione”.

Che questa campagna elettorale, nonostante gli sforzi lodevoli profusi giornalmente dagli altri leader per ritagliarsi un posto al sole nell’agenda del dibattito pubblico, fosse irrimediabilmente segnata dalla rivalità tra Meloni e Letta, era prevedibile. Del resto, proprio a cominciare dall’esito della partita quirinalizia, chiusasi con il secondo mandato a Mattarella, diversi osservatori avevano notato la convergenza di interessi politici e di prospettive tra la leader di Fdi e il segretario del Pd. Stefano Folli, ancora qualche mese fa, eravamo a cavallo tra aprile e maggio e di elezioni anticipate nessuno voleva sentirne parlare neanche per scherzo, su Repubblica aveva scritto delle “inedite simmetrie” tra i due, che a differenza di quanto dichiarano in pubblico, hanno ben compreso il ruolo centrale che entrambi hanno e dovranno recitare in questa campagna elettorale, che ci consegnerà dopo 70 anni un Parlamento rivoluzionato nella rappresentanza. Sin dal primo giorno dopo lo scioglimento delle Camere i due leader hanno spostato su “on” l’interruttore della polarizzazione. Così, Letta ha messo nel mirino la Meloni con tutto il suo armamentario valoriale di ieri, di oggi e, anche di domani. La prova inconfutabile di questa polarizzazione dicotomica è tutta nel post pubblicato dal segretario dem su Facebook, che ha incassato il maggior numero di interazioni negli ultimi 45 giorni, con il quale chiede agli italiani di schierarsi contro coloro che hanno tradito l’Italia. Parimenti, Giorgia Meloni ha continuato a dare voce e forza a una linea politica che Fdi porta avanti dal 2013, ovvero, contestare al Pd asse portante di tutti e sei i diversi governi e partito di riferimento di tre dei cinque Presidenti del Consiglio che si sono succeduti a Palazzo Chigi fino al 2022, le scelte fatte “dalla solita sinistra” pronta a rivendicare una presunta superiorità morale. Ecco, quindi, che su Instagram, Meloni pubblica il 10 agosto un video in cui in francese, inglese e spagnolo spiega che il suo partito non è “un pericolo per la democrazia, per la stabilità italiana, europea e internazionale”. Anche traslocando su Twitter i dati ci forniscono ulteriori prove della strategia di polarizzazione contro un solo nemico che entrambi i leader stanno allestendo, per ritagliarsi nei rispettivi schieramenti dopo il voto del 25 settembre il ruolo indiscusso di king maker. Nella settimana dal 12 al 18 agosto 2022, infatti, la keyword «Meloni» ha prodotto complessivamente poco meno di 118 mila menzioni, rispetto alle “sole” 83 mila ottenute da «Letta», ma scollinando dal semplice numero di citazioni, che nella nostra analisi aiutano fino a un certo punto, verso gli argomenti correlati, che si associano ai nomi dei due leader, è possibile evidenziare la polarizzazione valoriale in atto. Per Meloni, il richiamo patriottico al termine “Italia” – coniugato quale patrimonio da difendere sopra ogni altra cosa – è centrale nella costruzione del parlato social. Diversamente, per Letta ciò che emerge è il termine “elezioni” – declinato come frattura sociale dalla quale passa il futuro del Paese e rispetto alla quale gli italiani devono decidere con chi stare – e a seguire per l’appunto “meloni” e “liste”.

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