Giorgia, missione governo

Operazione governo. Non è l’ultimo film di Tom Cruise, ma la strategia di Giorgia Meloni per guidare il Paese. La leader di Fratelli d’Italia, rafforzata dai sondaggi che la vedono in costante crescita, sa di aver già vinto le elezioni. Adesso, quindi, bisogna capire come andare avanti dopo il 26 settembre. La politica romana sa benissimo che non bastano Matteo Salvini e Silvio Berlusconi per stare tranquilla tra le stanze di Palazzo Chigi. Serve tenersi buoni i poteri forti, altrimenti si fa la fine del Cav, sostituito a un certo punto da un tecnico indicato dalla finanza. L’ex ministra conosce bene quegli anni e per tale ragione ha in mente un piano preciso e basato su vari step. Ogni parte dello schema, quindi, non può essere ignorato verso la scalata alle stanze che contano. Nè si può pensare di avre un unico abito.

Parte 1:
Indossare i panni di Captain America

La prima mossa è staccare la spina con la destra amica dei russi, facendo dimenticare a Washington le vacanze di Putin in Sardegna. Meloni, infatti, mette in soffitta il sovranismo e il famoso discorso di Vox che tanto ha fatto arrabbiare la sinistra. Diventano ordine del giorno le interviste sui giornaloni anglofoni, le comparse alla Cnn e soprattutto le visite ai big a stelle e strisce in cerca di nuovi alleati. La tattica è dare l’idea di una leader europeista che tiene a cuore l’Occidente ed è lontana anni luce dalla via della seta tracciata dal M5s .

Parte 2:
Creare un unico blocco filoamericano

A differenza dei tempi di Alcide De Gasperi, quando c’era un’unica voce con gli Usa, adesso in Italia le forze simpatiche a Biden sono diverse. La vera sfida, pertanto, è metterle insieme. Gli States e le banche potranno aiutare l’economia nazionale solo quando avranno un solo interlocutore. Non è certamente impresa semplice, però, mettere sullo stesso tavolo Partito Democratico e Fratelli d’Italia. Stiamo parlando di forze con storie e tradizioni differenti. Impossibile, ad esempio, pensare Zan che parli all’orecchio di La Russa tra i banchi di Montecitorio. Urge, pertanto, trovare uno spazio in cui dialogare, lontano dai riflettori dei media.

Parte 3:
La bicamerale, il passato docet

L’unico spazio per restare distanti di fronte al circo mediatico, ma uniti sui tavoli dei potenti del globo si chiama bicamerale. Questo strumento in passato ha aiutato diversi protagonisti della storia repubblicana (vedi scheda) La scusa di riformare le istituzioni, di cambiare una Costituzione, per molti superata, è l’unico escamotage per recuperare un dialogo, indispensabile per affrontare i problemi del Paese. Il messaggio che deve passare è il seguente: manteniamo l’identità, ma siamo consapevoli che l’Italia necessita di cambiamenti strutturali per cui serve responsabilità, che non significa nuove accozzaglie, come quelle viste sia nel Conte 1 che nell’esecutivo Draghi.

Parte 4:
Recuperare mamma Dc

Al tavolo della bicamerale sarà indispensabile avere una sola lingua. L’unica parola che in Italia unisce tutti si chiama cattolicesimo. Meloni lo sa bene. Ecco perchè si toglie la maschera della perdente Le Pen e indossa quelli di mamma Dc. A tal scopo arruola il veterano dello scudocrociato Gianfranco Rotondi e gli assegna il compito di recuperare ogni corrente del partito che in passato faceva impazzire gli americani. Con una classe dirigente conservatrice e non più di destra, sarà molto più semplice parlare a un Pd, dove gran parte del vertice non dimenticherà mai il suo primo amore”.

Parte 5:
Tornare donna e mamma

Per accaparrarsi le simpatie degli ambienti clericali, basta una sola parola: famiglia. Giorgia, nel gran finale del tour elettorale, dovrà sembrare la mamma dell’Italia e non più colei che urla nelle piazze. Nei momenti difficili occorrono profili rassicuranti e non strilloni. L’Italia vuole una madre che sgrida i figli impertinenti (vedi Salvini a Cernobbio). Solo così il Mattarella di turno non le impedirà di essere il quinto premier donna della storia europea e le consentirà di avere il timone ben saldo nella tempesta perfetta del prossimo autunno.

Operazione governo. Non è l’ultimo film di Tom Cruise, ma la strategia di Giorgia Meloni per guidare il Paese. La leader di Fratelli d’Italia, rafforzata dai sondaggi che la vedono in costante crescita, sa di aver già vinto le elezioni. Adesso, quindi, bisogna capire come andare avanti dopo il 26 settembre. La politica romana sa benissimo che non bastano Matteo Salvini e Silvio Berlusconi per stare tranquilla tra le stanze di Palazzo Chigi. Serve tenersi buoni i poteri forti, altrimenti si fa la fine del Cav, sostituito a un certo punto da un tecnico indicato dalla finanza. L’ex ministra conosce bene quegli anni e per tale ragione ha in mente un piano preciso e basato su vari step. Ogni parte dello schema, quindi, non può essere ignorato verso la scalata alle stanze che contano. Nè si può pensare di avre un unico abito.

Parte 1:
Indossare i panni di Captain America

La prima mossa è staccare la spina con la destra amica dei russi, facendo dimenticare a Washington le vacanze di Putin in Sardegna. Meloni, infatti, mette in soffitta il sovranismo e il famoso discorso di Vox che tanto ha fatto arrabbiare la sinistra. Diventano ordine del giorno le interviste sui giornaloni anglofoni, le comparse alla Cnn e soprattutto le visite ai big a stelle e strisce in cerca di nuovi alleati. La tattica è dare l’idea di una leader europeista che tiene a cuore l’Occidente ed è lontana anni luce dalla via della seta tracciata dal M5s .

Parte 2:
Creare un unico blocco filoamericano

A differenza dei tempi di Alcide De Gasperi, quando c’era un’unica voce con gli Usa, adesso in Italia le forze simpatiche a Biden sono diverse. La vera sfida, pertanto, è metterle insieme. Gli States e le banche potranno aiutare l’economia nazionale solo quando avranno un solo interlocutore. Non è certamente impresa semplice, però, mettere sullo stesso tavolo Partito Democratico e Fratelli d’Italia. Stiamo parlando di forze con storie e tradizioni differenti. Impossibile, ad esempio, pensare Zan che parli all’orecchio di La Russa tra i banchi di Montecitorio. Urge, pertanto, trovare uno spazio in cui dialogare, lontano dai riflettori dei media.

Parte 3:
La bicamerale, il passato docet

L’unico spazio per restare distanti di fronte al circo mediatico, ma uniti sui tavoli dei potenti del globo si chiama bicamerale. Questo strumento in passato ha aiutato diversi protagonisti della storia repubblicana (vedi scheda) La scusa di riformare le istituzioni, di cambiare una Costituzione, per molti superata, è l’unico escamotage per recuperare un dialogo, indispensabile per affrontare i problemi del Paese. Il messaggio che deve passare è il seguente: manteniamo l’identità, ma siamo consapevoli che l’Italia necessita di cambiamenti strutturali per cui serve responsabilità, che non significa nuove accozzaglie, come quelle viste sia nel Conte 1 che nell’esecutivo Draghi.

Parte 4:
Recuperare mamma Dc

Al tavolo della bicamerale sarà indispensabile avere una sola lingua. L’unica parola che in Italia unisce tutti si chiama cattolicesimo. Meloni lo sa bene. Ecco perchè si toglie la maschera della perdente Le Pen e indossa quelli di mamma Dc. A tal scopo arruola il veterano dello scudocrociato Gianfranco Rotondi e gli assegna il compito di recuperare ogni corrente del partito che in passato faceva impazzire gli americani. Con una classe dirigente conservatrice e non più di destra, sarà molto più semplice parlare a un Pd, dove gran parte del vertice non dimenticherà mai il suo primo amore”.

Parte 5:
Tornare donna e mamma

Per accaparrarsi le simpatie degli ambienti clericali, basta una sola parola: famiglia. Giorgia, nel gran finale del tour elettorale, dovrà sembrare la mamma dell’Italia e non più colei che urla nelle piazze. Nei momenti difficili occorrono profili rassicuranti e non strilloni. L’Italia vuole una madre che sgrida i figli impertinenti (vedi Salvini a Cernobbio). Solo così il Mattarella di turno non le impedirà di essere il quinto premier donna della storia europea e le consentirà di avere il timone ben saldo nella tempesta perfetta del prossimo autunno.

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