Giorgia su, Covid giù. Gli italiani ci credono di più

Il semaforo verde della manovra e il segno meno davanti ai numeri dei contagi da Covid-19, spianano la strada a quella che sembra essere la nuova via d’uscita dell’Italia dagli ultimi anni di crisi economica e pandemica. Non è la sola e semplice ventata di ottimismo figlia del clima festivo: a parlare sono i numeri che, da due mesi a questa parte, ci indicano due tendenze positive di cui, probabilmente, non ricordavamo l’esistenza. Che sia l’effetto Natale, l’effetto no-Covid, o l’effetto Giorgia, la fiducia degli italiani sale, sia da parte dei consumatori e delle famiglie (da 98,1 a 102,5) che delle imprese (da 106,5 a 107,8). Il livello di fiducia è molto alto e anche se è vero che non raggiunge la media del periodo gennaio-febbraio 2022, quando il “tana libera tutti” dai vari lockdown, aveva fatto rialzare la testa a una buona fetta di italiani che, gambe in spalla, avevano ricominciato una vita “normale”. Quest’anno, considerato il caro vita, l’aumento dei costi energetici e l’inflazione galoppante, possiamo ritenere il risultato più che positivo. Secondo i dati rilevati dall’Istat “l’aumento dell’indice è veicolato principalmente da giudizi e aspettative in miglioramento sia nel comparto dei servizi sia in quello delle costruzioni” un aumento dovuto a differenti fattori all’interno del contesto economico del Paese, con un’evoluzione positiva delle opinioni sia per la collettività che per la situazione personale. Rimangono ancora indietro i giudizi sul bilancio familiare. In particolare, il clima economico e il clima futuro registrano gli incrementi più decisi (rispettivamente da 95,2 a 106,3 e da 102,8 a 108,2), mentre il clima personale e quello corrente aumentano in modo più contenuto (nell’ordine da 99,0 a 101,2 e da 94,9 a 98,6). Anche per le imprese, la fiducia si alza in tutti i comparti – ad eccezione della manifattura – con i servizi di mercato e le costruzioni che registrano gli incrementi più marcati, seguiti dal commercio al dettaglio che segna un lieve aumento dell’indice. A influire sulla scia crescente e a prendere i meriti dell’iniezione di fiducia nazionale è Giorgia Meloni e l’effetto “nuovo governo” che non solo migliora l’indice, ma difende il potere di acquisto dei cittadini e fa accrescere un nuovo entusiasmo “razionale”. Perché gli italiani sono consapevoli delle difficoltà reali del Paese, ma allo stesso tempo sembrano preparati con forza e consapevolezza ai prossimi mesi d’inverno e all’anno nuovo. Ma non è solo la crasi tra speranza e cognizione di causa a far aumentare la fiducia. Altri dati che potrebbe segnare la chiave di volta per il Paese sono quelli relativi al Covid-19: in base al monitoraggio dell’Istituto Superiore di Sanità l’indice di trasmissibilità del virus risulta essere in discesa e, soprattutto, sotto la soglia epidemica. In calo anche l’incidenza dei casi, il tasso di occupazione delle aree mediche e anche quello della terapia intensiva. Tutti indizi che, sommati, potrebbero portare a una prova, magari già nei primi mesi del 2023. Di certo, dopo quasi tre anni in cui il Paese ha sempre preso spunto dallo stesso copione, ora gli italiani potrebbero giovare di un cambio alla regia e, magari, di una nuova sceneggiatura, con un finale che rimane aperto ma con la direttiva del lieto fine.
Il semaforo verde della manovra e il segno meno davanti ai numeri dei contagi da Covid-19, spianano la strada a quella che sembra essere la nuova via d’uscita dell’Italia dagli ultimi anni di crisi economica e pandemica. Non è la sola e semplice ventata di ottimismo figlia del clima festivo: a parlare sono i numeri che, da due mesi a questa parte, ci indicano due tendenze positive di cui, probabilmente, non ricordavamo l’esistenza. Che sia l’effetto Natale, l’effetto no-Covid, o l’effetto Giorgia, la fiducia degli italiani sale, sia da parte dei consumatori e delle famiglie (da 98,1 a 102,5) che delle imprese (da 106,5 a 107,8). Il livello di fiducia è molto alto e anche se è vero che non raggiunge la media del periodo gennaio-febbraio 2022, quando il “tana libera tutti” dai vari lockdown, aveva fatto rialzare la testa a una buona fetta di italiani che, gambe in spalla, avevano ricominciato una vita “normale”. Quest’anno, considerato il caro vita, l’aumento dei costi energetici e l’inflazione galoppante, possiamo ritenere il risultato più che positivo. Secondo i dati rilevati dall’Istat “l’aumento dell’indice è veicolato principalmente da giudizi e aspettative in miglioramento sia nel comparto dei servizi sia in quello delle costruzioni” un aumento dovuto a differenti fattori all’interno del contesto economico del Paese, con un’evoluzione positiva delle opinioni sia per la collettività che per la situazione personale. Rimangono ancora indietro i giudizi sul bilancio familiare. In particolare, il clima economico e il clima futuro registrano gli incrementi più decisi (rispettivamente da 95,2 a 106,3 e da 102,8 a 108,2), mentre il clima personale e quello corrente aumentano in modo più contenuto (nell’ordine da 99,0 a 101,2 e da 94,9 a 98,6). Anche per le imprese, la fiducia si alza in tutti i comparti – ad eccezione della manifattura – con i servizi di mercato e le costruzioni che registrano gli incrementi più marcati, seguiti dal commercio al dettaglio che segna un lieve aumento dell’indice. A influire sulla scia crescente e a prendere i meriti dell’iniezione di fiducia nazionale è Giorgia Meloni e l’effetto “nuovo governo” che non solo migliora l’indice, ma difende il potere di acquisto dei cittadini e fa accrescere un nuovo entusiasmo “razionale”. Perché gli italiani sono consapevoli delle difficoltà reali del Paese, ma allo stesso tempo sembrano preparati con forza e consapevolezza ai prossimi mesi d’inverno e all’anno nuovo. Ma non è solo la crasi tra speranza e cognizione di causa a far aumentare la fiducia. Altri dati che potrebbe segnare la chiave di volta per il Paese sono quelli relativi al Covid-19: in base al monitoraggio dell’Istituto Superiore di Sanità l’indice di trasmissibilità del virus risulta essere in discesa e, soprattutto, sotto la soglia epidemica. In calo anche l’incidenza dei casi, il tasso di occupazione delle aree mediche e anche quello della terapia intensiva. Tutti indizi che, sommati, potrebbero portare a una prova, magari già nei primi mesi del 2023. Di certo, dopo quasi tre anni in cui il Paese ha sempre preso spunto dallo stesso copione, ora gli italiani potrebbero giovare di un cambio alla regia e, magari, di una nuova sceneggiatura, con un finale che rimane aperto ma con la direttiva del lieto fine.
Pubblicitàspot_img
Pubblicitàspot_img

Ultimi articoli