Giornata Internazionale della Donna. Mattarella: “Equilibrio non è ancora alla pari”
Il discorso che il Presidente Sergio Mattarella ha pronunciato al Quirinale ieri, per la Giornata Internazionale della Donna è partito da un bilancio storico anziché dalla consueta retorica celebrativa. La sintesi del suo intervento si condensa in una frase: “La Repubblica ha dato molto alle donne. Le donne hanno dato molto alla Repubblica. E l’equilibrio non è ancora alla pari”.
Tutto prende vita dal 1946, anno del primo voto femminile alle elezioni politiche, che contribuì in modo determinante alla nascita della Repubblica. Il Presidente lo definisce “un’autentica rivoluzione”: dopo secoli in cui la donna era relegata alla sfera domestica, il suffragio universale segnò una cesura netta con il passato.
Quel diritto non fu una concessione né un regalo. Le donne lo avevano guadagnato sul campo: come staffette partigiane, come attiviste, come combattenti nella Resistenza. Avevano tenuto in piedi l’economia e la società durante due guerre mondiali, dimostrando una presenza civile e morale che nessuna legge aveva ancora riconosciuto.
La parte centrale del discorso ripercorre con precisione le principali conquiste normative della Repubblica italiana in materia di diritti delle donne, evidenziando con lucidità anche la lentezza con cui esse hanno raggiunto i vertici delle istituzioni. Tra Angela Cingolani Guidi, prima sottosegretaria di Stato nel 1951, e Tina Anselmi, prima ministra nel 1976, trascorsero venticinque anni. Poi altri tre per vedere Nilde Jotti alla presidenza della Camera.
Un percorso lento, segnato da resistenze culturali prima ancora che normative. Ma è il passaggio successivo quello che riporta il discorso all’attualità. “Si è poi dovuto attendere un quarantennio – ripeto, un quarantennio”, ha detto il Presidente Mattarella, per assistere quasi in contemporanea alle nomine di Casellati al Senato, Cartabia alla Corte costituzionale, Cassano alla Cassazione e Meloni a Palazzo Chigi. Mattarella non si ferma alla celebrazione, ma sottolinea che accedere ai vertici non basta, se per farlo le donne devono uniformarsi a schemi culturali costruiti sulle misure degli uomini. In quel caso, la parità resta una finzione. Il messaggio finale è insieme riconoscimento e impegno: la Repubblica italiana, nei suoi ottant’anni, si è consolidata nella libertà anche grazie al contributo delle donne. Continuerà a farlo solo se saprà dare voce, spazio e libertà ai loro talenti. Un “se” che vale come promessa ancora incompiuta.
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