Giornata mondiale contro l’Omotransfobia, Sala apre la finestra di Overton e inaugura il “Registro di Genere”

Con la scusa della ricorrenza, ieri Palazzo Marino ha approvato due documenti cuciti su misura per la comunità LGBTQ+. Il primo è un provvedimento barocco e coreografico che proclama Milano Zona di Libertà per le persone LGBTQ+, in risposta alle zone Free LGBT viste nelle “intolleranti” Polonia e Ungheria. Proclama inutile, considerato che in Italia nessun sindaco ha mai avuto (giustamente) la facoltà di indire zone vietate agli omosessuali e che Milano e la Lombardia sono tra i posti più accoglienti d’Italia. Basti pensare che, appena una settimana fa, sono state presentate al Consiglio regionale della Lombardia circa 10mila firme a sostegno del cosiddetto Pdl Nanni. Il Pdl riguarda le “norme contro la discriminazione determinata dall’orientamento sessuale e dall’identità di genere”: una sorta di Ddl Zan in salsa lombarda. Il secondo provvedimento scende più nel pratico e spalanca l’ennesima finestra di Overton: Milano, d’ora in poi, potrà vantarsi di essere la prima città italiana ad avere un Registro di Genere dedicato ai cittadini “transgender, non conformi e non binari”. Tale registro consentirà ai cittadini transgender milanesi di avere documenti di riconoscimento di competenza del Comune (abbonamento ATM, tessere delle biblioteche, badge aziendali per i dipendenti del Comune e delle aziende partecipate) che riportino il nome da loro scelto e non più quello assegnatogli alla nascita. Snellita anche la pratica burocratica sul cambio di sesso: per ottenere i documenti con il nome da transgender sarà sufficiente presentare un’autodichiarazione davanti a un ufficiale di stato civile. Il tutto in barba a processi quali perizie psichiatriche e mediche che possano in un comprovare l’effettivo cambiamento di sesso. Esulta Monica Romano, prima donna trans eletta a Milano, ben conscia del precedente creato: “Come il Registro delle Unioni Civili approvato a Milano nel 2012 anticipò il riconoscimento delle coppie omosessuali, oggi il Registro di Genere sarà avanguardia per il riconoscimento della cittadinanza delle persone transgender”. Meno felice è il capogruppo di Fratelli d’Italia al consiglio comunale Riccardo Truppo, che ha dichiarato: “Stiamo creando una catena di illegalità”, e che ha definito la mozione contra legem, sottolineando come non ci sia una legge nazionale di riferimento per istituire il registro proposto dal documento. Ma gli oltranzisti dell’inclusione non hanno tempo per le regole: Sala prepara il biscotto arcobaleno che presto verrà servito all’Italia intera, e lo stesso Pdl Nanni citato poc’anzi altro non è se non un modo di far rientrare dalla finestra lombarda il Ddl Zan rimasto fuori dalla porta italiana dopo la bocciatura in Senato dello scorso ottobre.

Con la scusa della ricorrenza, ieri Palazzo Marino ha approvato due documenti cuciti su misura per la comunità LGBTQ+. Il primo è un provvedimento barocco e coreografico che proclama Milano Zona di Libertà per le persone LGBTQ+, in risposta alle zone Free LGBT viste nelle “intolleranti” Polonia e Ungheria. Proclama inutile, considerato che in Italia nessun sindaco ha mai avuto (giustamente) la facoltà di indire zone vietate agli omosessuali e che Milano e la Lombardia sono tra i posti più accoglienti d’Italia. Basti pensare che, appena una settimana fa, sono state presentate al Consiglio regionale della Lombardia circa 10mila firme a sostegno del cosiddetto Pdl Nanni. Il Pdl riguarda le “norme contro la discriminazione determinata dall’orientamento sessuale e dall’identità di genere”: una sorta di Ddl Zan in salsa lombarda. Il secondo provvedimento scende più nel pratico e spalanca l’ennesima finestra di Overton: Milano, d’ora in poi, potrà vantarsi di essere la prima città italiana ad avere un Registro di Genere dedicato ai cittadini “transgender, non conformi e non binari”. Tale registro consentirà ai cittadini transgender milanesi di avere documenti di riconoscimento di competenza del Comune (abbonamento ATM, tessere delle biblioteche, badge aziendali per i dipendenti del Comune e delle aziende partecipate) che riportino il nome da loro scelto e non più quello assegnatogli alla nascita. Snellita anche la pratica burocratica sul cambio di sesso: per ottenere i documenti con il nome da transgender sarà sufficiente presentare un’autodichiarazione davanti a un ufficiale di stato civile. Il tutto in barba a processi quali perizie psichiatriche e mediche che possano in un comprovare l’effettivo cambiamento di sesso. Esulta Monica Romano, prima donna trans eletta a Milano, ben conscia del precedente creato: “Come il Registro delle Unioni Civili approvato a Milano nel 2012 anticipò il riconoscimento delle coppie omosessuali, oggi il Registro di Genere sarà avanguardia per il riconoscimento della cittadinanza delle persone transgender”. Meno felice è il capogruppo di Fratelli d’Italia al consiglio comunale Riccardo Truppo, che ha dichiarato: “Stiamo creando una catena di illegalità”, e che ha definito la mozione contra legem, sottolineando come non ci sia una legge nazionale di riferimento per istituire il registro proposto dal documento. Ma gli oltranzisti dell’inclusione non hanno tempo per le regole: Sala prepara il biscotto arcobaleno che presto verrà servito all’Italia intera, e lo stesso Pdl Nanni citato poc’anzi altro non è se non un modo di far rientrare dalla finestra lombarda il Ddl Zan rimasto fuori dalla porta italiana dopo la bocciatura in Senato dello scorso ottobre.

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