Giù la maschera

Senza paura e senza mascherina, ma tenendo alta l’attenzione, perché non è un liberi tutti. È la nuova normalità del covid-19, un virus che negli ultimi anni ci ha tenuti chiusi in casa, ha limitato i contatti umani, gli abbracci, la socialità. In nome della paura di ammalarci, un popolo sano ha vissuto da malato per non morire, accettando limitazioni della libertà personale che, in altri contesti, sarebbero stati bollati come fascisti. E sulla pandemia in troppi hanno speculato: furbetti delle dotazioni sanitarie e politici che, sul terrore, hanno tenuto salda la poltrona, senza voler ammettere, neppure davanti all’evidenza scientifica, che i vaccini e le mutazioni genetiche avevano ormai reso il virus endemico.
La parola d’ordine del nuovo governo è libera convivenza: il covid è tra noi e la vita continua. Quindi basta con l’ansia dei bollettini giornalieri dei decessi e con gli obblighi sanitari. Il primo atto del ministro della Salute, Orazio Schillaci, è dare speranza nel post Speranza. Così ha preso una decisione che, fondamentalmente, serve a cambiare la percezione su un’emergenza che non c’è più. Si parte dal bollettino giornaliero sull’andamento dei casi, che non verrà più diramato giornalmente. La spada di Damocle sospesa sulle testa degli italiani, alle ore 18 degli ultimi due anni e mezzo, ora è un terribile ricordo: i numeri dei positivi saranno comunicati soltanto una volta a settimana. L’annuncio è arrivato con una nota del titolare del dicastero di Lungotevere Ripa. “Anche in base alle indicazioni prevalenti in ambito medico e scientifico, si procederà alla sospensione della pubblicazione giornaliera del bollettino dei dati relativi alla diffusione dell’epidemia, ai ricoveri e ai decessi, che sarà ora reso noto con cadenza settimanale, fatta salva la possibilità per le autorità competenti di acquisire in qualsiasi momento le informazioni necessarie al controllo della situazione e all’adozione dei provvedimenti del caso”, informa il ministero. Scelte chiare, dettate dal buonsenso e dai dati scientifici. Nella nota, il ministro Schillaci sottolinea che a “6 mesi dalla sospensione dello stato d’emergenza, e in considerazione dell’andamento del contagio da Covid-19, ritiene opportuno avviare un progressivo ritorno alla normalità nelle attività e nei comportamenti, ispirati a criteri di responsabilità e rispetto delle norme vigenti”.
Insomma, fiducia negli italiani, che per troppo tempo sono stati trattati come fossero bambini, e assunzione di responsabilità personale, una caratteristica che i cittadini hanno ampiamente dimostrato di avere, visti i comportamenti corretti tenuti durante il lockdown e nelle fasi successive. La linea strategica segue la strada della riduzione delle ultime restizioni rimaste. Potrebbe presto cadere l’obbligo di indossare le mascherine, ormai eliminato anche sui mezzi pubblici, perfino nelle Rsa e negli ospedali. “Le direzioni sanitarie”, si legge, “valutino l’obbligo mascherine per operatori sanitari sulla base dei rischi, reparto per reparto, a tutela dei fragili”. Inoltre sono attese decisioni sull’isolamento degli asintomatici, che per molti scienziati non ha più senso e può essere cancellato senza criticità.
Particolare attenzione anche ai medici no vax, a coloro che, in difesa della propria autodeterminazione a non vaccinarsi, sono stati sospesi dai posti di lavoro. Sulla base dei dati forniti dalle categorie, sono ben 4mila i medici sospesi perché privi del green pass. È allo studio, infatti, un provvedimento che consentirà il reintegro in servizio del personale sanitario soggetto a procedimenti di sospensione per inadempienza all’obbligo vaccinale, prima del termine di scadenza della sospensione. Un’altra novità riguarda le multe inflitte agli italiani che non hanno voluto sottoporsi alla vaccinazione entro il 15 giugno scorso. Quelle sanzioni da 100 euro, che da fine novembre dovrebbero arrivare a 1,9 milioni di persone, potrebbero essere cancellate attraverso l’inserimento di una norma specifica da parte del Parlamento nel decreto Aiuti. Un’apertura del governo che, però, non deve essere fraintesa, perché il covid non è ancora sconfitto, come ha sottolineato il presidente della Repubblica Sergio Mattarella. “Dobbiamo ancora far uso di responsabilità e precauzione. La Sanità pubblica”, ha aggiunto, “ha il compito di mantenere alta la sicurezza soprattutto dei più fragili, dei più anziani, di coloro che soffrono per patologie pregresse. Tuttavia sentiamo che il periodo più drammatico è alle nostre spalle. La scienza è stata decisiva”.

Senza paura e senza mascherina, ma tenendo alta l’attenzione, perché non è un liberi tutti. È la nuova normalità del covid-19, un virus che negli ultimi anni ci ha tenuti chiusi in casa, ha limitato i contatti umani, gli abbracci, la socialità. In nome della paura di ammalarci, un popolo sano ha vissuto da malato per non morire, accettando limitazioni della libertà personale che, in altri contesti, sarebbero stati bollati come fascisti. E sulla pandemia in troppi hanno speculato: furbetti delle dotazioni sanitarie e politici che, sul terrore, hanno tenuto salda la poltrona, senza voler ammettere, neppure davanti all’evidenza scientifica, che i vaccini e le mutazioni genetiche avevano ormai reso il virus endemico.
La parola d’ordine del nuovo governo è libera convivenza: il covid è tra noi e la vita continua. Quindi basta con l’ansia dei bollettini giornalieri dei decessi e con gli obblighi sanitari. Il primo atto del ministro della Salute, Orazio Schillaci, è dare speranza nel post Speranza. Così ha preso una decisione che, fondamentalmente, serve a cambiare la percezione su un’emergenza che non c’è più. Si parte dal bollettino giornaliero sull’andamento dei casi, che non verrà più diramato giornalmente. La spada di Damocle sospesa sulle testa degli italiani, alle ore 18 degli ultimi due anni e mezzo, ora è un terribile ricordo: i numeri dei positivi saranno comunicati soltanto una volta a settimana. L’annuncio è arrivato con una nota del titolare del dicastero di Lungotevere Ripa. “Anche in base alle indicazioni prevalenti in ambito medico e scientifico, si procederà alla sospensione della pubblicazione giornaliera del bollettino dei dati relativi alla diffusione dell’epidemia, ai ricoveri e ai decessi, che sarà ora reso noto con cadenza settimanale, fatta salva la possibilità per le autorità competenti di acquisire in qualsiasi momento le informazioni necessarie al controllo della situazione e all’adozione dei provvedimenti del caso”, informa il ministero. Scelte chiare, dettate dal buonsenso e dai dati scientifici. Nella nota, il ministro Schillaci sottolinea che a “6 mesi dalla sospensione dello stato d’emergenza, e in considerazione dell’andamento del contagio da Covid-19, ritiene opportuno avviare un progressivo ritorno alla normalità nelle attività e nei comportamenti, ispirati a criteri di responsabilità e rispetto delle norme vigenti”.
Insomma, fiducia negli italiani, che per troppo tempo sono stati trattati come fossero bambini, e assunzione di responsabilità personale, una caratteristica che i cittadini hanno ampiamente dimostrato di avere, visti i comportamenti corretti tenuti durante il lockdown e nelle fasi successive. La linea strategica segue la strada della riduzione delle ultime restizioni rimaste. Potrebbe presto cadere l’obbligo di indossare le mascherine, ormai eliminato anche sui mezzi pubblici, perfino nelle Rsa e negli ospedali. “Le direzioni sanitarie”, si legge, “valutino l’obbligo mascherine per operatori sanitari sulla base dei rischi, reparto per reparto, a tutela dei fragili”. Inoltre sono attese decisioni sull’isolamento degli asintomatici, che per molti scienziati non ha più senso e può essere cancellato senza criticità.
Particolare attenzione anche ai medici no vax, a coloro che, in difesa della propria autodeterminazione a non vaccinarsi, sono stati sospesi dai posti di lavoro. Sulla base dei dati forniti dalle categorie, sono ben 4mila i medici sospesi perché privi del green pass. È allo studio, infatti, un provvedimento che consentirà il reintegro in servizio del personale sanitario soggetto a procedimenti di sospensione per inadempienza all’obbligo vaccinale, prima del termine di scadenza della sospensione. Un’altra novità riguarda le multe inflitte agli italiani che non hanno voluto sottoporsi alla vaccinazione entro il 15 giugno scorso. Quelle sanzioni da 100 euro, che da fine novembre dovrebbero arrivare a 1,9 milioni di persone, potrebbero essere cancellate attraverso l’inserimento di una norma specifica da parte del Parlamento nel decreto Aiuti. Un’apertura del governo che, però, non deve essere fraintesa, perché il covid non è ancora sconfitto, come ha sottolineato il presidente della Repubblica Sergio Mattarella. “Dobbiamo ancora far uso di responsabilità e precauzione. La Sanità pubblica”, ha aggiunto, “ha il compito di mantenere alta la sicurezza soprattutto dei più fragili, dei più anziani, di coloro che soffrono per patologie pregresse. Tuttavia sentiamo che il periodo più drammatico è alle nostre spalle. La scienza è stata decisiva”.

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