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Politica

Giuseppi e il mistero della “Primavera” a corrente alternata

Conte tra retorica pacifista e doppi giochi politici: una “primavera” che svela opportunismo, trasformismo e ambizioni oltre l’Atlantico

di Anna Tortora -


C’è un libro che girerà sugli scaffali, firmato dal nostro Avvocato del Popolo preferito, che nel titolo promette una “Nuova Primavera“. Un titolo ambizioso, quasi poetico, se non fosse che con Giuseppe Conte le stagioni cambiano più velocemente dei suoi sondaggi: un giorno è l’autunno cupo del rigore pandemico, il giorno dopo è l’estate torrida del populismo spinto, e ora, eccoci qui, nel pieno di una primavera pacifista che però, stranamente, profuma di hamburger e polvere da sparo repubblicana.

Il pacifista col doppio passaporto

Il copione ormai lo conosciamo a memoria, ed è degno di una nomination agli Oscar per la miglior sceneggiatura non originale. Di giorno, Conte indossa il saio del pacifismo assoluto: lo vedi nelle piazze a spiegare, con quel tono da professore che ti sta per bocciare, che l’America è troppo bellicosa, che le armi sono il male e che noi, i “progressisti”, dobbiamo restare puri e distanti dai venti di guerra di Washington.
Ma attenzione, perché appena calano le tenebre e i talk show chiudono i battenti, il nostro eroe si trasforma. Via il saio, dentro il doppiopetto delle grandi occasioni (quello con la pochette che urla “Make Italy Giuseppi Again”).

Incontri ravvicinati del tipo Trumpiano

Mentre ai suoi elettori racconta quanto sia brutto il cattivo Occidente, pare che Giuseppe non perda occasione per inviare segnali di fumo, o forse messaggini su Signal, agli uomini di fiducia di Donald Trump. Perché va bene fare il barricadero a favore di telecamera, ma vuoi mettere il brivido di farsi ritrovare pronto se il biondo della Florida dovesse tornare sul trono?
È il capolavoro del “Metodo Conte”: essere l’idolo della sinistra radicale mentre, sotto il tavolo, cerca di stringere la mano alla destra più dura d’America. Un equilibrismo che farebbe impallidire i saltimbanchi del Circo Orfei.

L’opportunismo come filosofia di vita

In quella “sua storia” che ci propina sulla carta, Conte parla di valori e sfide. Ma la vera sfida, quella che vince ogni giorno, è riuscire a guardarsi allo specchio senza ridere mentre passa dall’essere l’idolo di Travaglio a potenziale consulente dei trumpiani.
Non è incoerenza, ci spiegheranno i suoi fedelissimi. È “complessità”. È la capacità di essere contemporaneamente:
Il Che Guevara del reddito di cittadinanza per il pubblico di casa.
Il Giuseppi “My Guy” per i corridoi della Casa Bianca (versione MAGA).

Il camaleonte col gel

In definitiva, questa “nuova primavera” somiglia terribilmente a una vecchia strategia: stare con un piede in due scarpe, sperando che nessuna delle due puzzi troppo. Giuseppe Conte resta l’unico politico capace di dichiararsi contro l’imperialismo americano mentre aspetta con ansia che un americano lo inviti a cena.
Cari lettori, leggete pure il suo libro, ma fatelo con prudenza: tra una pagina e l’altra c’è il rischio di trovare un modulo per l’iscrizione al Partito Repubblicano, rigorosamente scritto in corsivo elegante e con l’inchiostro ancora fresco di un compromesso storico. O forse, più semplicemente, di un altro giro di valzer.

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