“Gli Stati Uniti? Stanno con Meloni perché vincerà”

A colloquio con Giorgio Cremaschi, fondatore di Unione Popolare

“Basta sanzioni e armi, diciamo sì al negoziato. Così il gas scenderà e l’Europa sarà salva”. È quanto sostiene Giorgio Cremaschi,tra i fondatori di Unione Popolare.

Gli Stati Uniti, da qualche mese, sostengono un centrodestra dato per vincente dai sondaggi. Vogliono ritagliarsi uno spazio sul “carro dei vincitori”?
“Lo hanno sempre fatto. La Nato in Italia non è mai stata baluardo della democrazia. Vivo a Brescia e ricordo le indagini sulla famosa strage, sui venti di copertura, che arrivano appunto fino al comando di Verona. Stiamo parlando di chi ha sempre avuto un piede a centro e un altro a destra. Gli Usa lasciano chi oggi è perdente e si collocano dove il vento tira a favore. Stiamo parlando dello stesso Paese che in Europa è vicino ai reazionari polacchi, mentre in Brasile ha sostenuto Bolsonaro”.

Come ha fatto Giorgia ad accaparrarsi le simpatie a stelle e strisce?
“Sul piano militare, insieme ai dem, è l’ultras della guerra. Su quello economico, invece, viene garantita da Draghi, che avrà un ruolo nel governo in caso di vittoria del centrodestra. Tra la politica romana e l’ex presidente c’è sempre stata un’intesa, anche su politiche di rigore e austerità. Possiamo dire che Fdi si sta attrezzando a essere il partito della Nato e dei padroni”.

Si sta parlando abbastanza del conflitto in Ucraina?
“Se ne parla troppo poco. I principali partiti sono tutti d’accordo. Altrimenti non potevano fare la campagna elettorale. Solo Italia Popolare, insieme a qualcun altro, dice la verità, ovvero che il conflitto in Ucraina è la causa del caro energia. L’Italia deve uscire dalla guerra e aprire una fase di negoziato”.

È utile rivedere la politica delle sanzioni?
“Stanno facendo più male all’Italia che alla Russia. Hanno creato sia la crisi che la speculazione. Putin, intanto, non è caduto, ma è più forte di prima”.

Si è ancora in tempo?
“Certamente! È sbagliato dire che il nostro Paese rischia l’isolamento. Se troviamo il coraggio di dire subito no ad armi e sanzioni, oltre ad avere bollette meno salate, ci verrà dietro tutta l’Europa”.

Adesso, quindi, siamo commissariati…
“Le nostre classi dirigenti hanno deciso, per i loro interessi, di affidarsi alla sovranità estera. Abbiamo ancora la possibilità di essere artefici del nostro destino”.

A colloquio con Giorgio Cremaschi, fondatore di Unione Popolare

“Basta sanzioni e armi, diciamo sì al negoziato. Così il gas scenderà e l’Europa sarà salva”. È quanto sostiene Giorgio Cremaschi,tra i fondatori di Unione Popolare.

Gli Stati Uniti, da qualche mese, sostengono un centrodestra dato per vincente dai sondaggi. Vogliono ritagliarsi uno spazio sul “carro dei vincitori”?
“Lo hanno sempre fatto. La Nato in Italia non è mai stata baluardo della democrazia. Vivo a Brescia e ricordo le indagini sulla famosa strage, sui venti di copertura, che arrivano appunto fino al comando di Verona. Stiamo parlando di chi ha sempre avuto un piede a centro e un altro a destra. Gli Usa lasciano chi oggi è perdente e si collocano dove il vento tira a favore. Stiamo parlando dello stesso Paese che in Europa è vicino ai reazionari polacchi, mentre in Brasile ha sostenuto Bolsonaro”.

Come ha fatto Giorgia ad accaparrarsi le simpatie a stelle e strisce?
“Sul piano militare, insieme ai dem, è l’ultras della guerra. Su quello economico, invece, viene garantita da Draghi, che avrà un ruolo nel governo in caso di vittoria del centrodestra. Tra la politica romana e l’ex presidente c’è sempre stata un’intesa, anche su politiche di rigore e austerità. Possiamo dire che Fdi si sta attrezzando a essere il partito della Nato e dei padroni”.

Si sta parlando abbastanza del conflitto in Ucraina?
“Se ne parla troppo poco. I principali partiti sono tutti d’accordo. Altrimenti non potevano fare la campagna elettorale. Solo Italia Popolare, insieme a qualcun altro, dice la verità, ovvero che il conflitto in Ucraina è la causa del caro energia. L’Italia deve uscire dalla guerra e aprire una fase di negoziato”.

È utile rivedere la politica delle sanzioni?
“Stanno facendo più male all’Italia che alla Russia. Hanno creato sia la crisi che la speculazione. Putin, intanto, non è caduto, ma è più forte di prima”.

Si è ancora in tempo?
“Certamente! È sbagliato dire che il nostro Paese rischia l’isolamento. Se troviamo il coraggio di dire subito no ad armi e sanzioni, oltre ad avere bollette meno salate, ci verrà dietro tutta l’Europa”.

Adesso, quindi, siamo commissariati…
“Le nostre classi dirigenti hanno deciso, per i loro interessi, di affidarsi alla sovranità estera. Abbiamo ancora la possibilità di essere artefici del nostro destino”.

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