GOVERNO:  CONTE TRASFORMISTA DA CHURCHILL A FABIO MASSIMO

 

In questi giorni estivi la temperatura e’ molto calda non solo in termini metereologici, ma anche nei rapporti tra le forze politiche e non solamente tra maggioranza ed opposizione, il che sarebbe del tutto naturale pur in questa stagione caratterizzata dal coronavirus, ma soprattutto tra i partiti che sostengono il governo. Infatti i numerosi problemi sul tappeto, superata l’emergenza sanitaria (ma il covid 19, non dimentichiamolo, e’ ancora tra noi), non trovano quasi tutti soluzione perche’ ognuno tra i partners della maggioranza indica una sua strada che gli alleati non sembrano voler seguire. I casi di cui parliamo sono svariati ed ognuno con la sua importanza. Si va dall’utilizzo o meno del Mes (35-36 miliardi per le strutture sanitarie) alle decisioni da prendere in merito alla Societa’ Autostrade, all’ex Ilva e all’Alitalia per restare ai casi piu’ eclatanti. Di fronte a questi problemi i quattro partiti che sostengono il governo giallo-rosso procedono in ordine sparso e la composizione delle divergenze non appare facile anche perche’, soprattutto all’interno di M5S e Pd le acque sono alquanto agitate. Nei pentastellati, per esempio, il ritorno in campo di Alessandro Di Battista ha portato all’accendersi di polemiche non di poco conto se anche il fondatore del Movimento, Beppe Grillo, ha ritenuto di dover intervenire per bacchettare il suo ex pupillo, reo di turbare i rapporti con il Pd di Nicola Zingaretti. Nel contempo prosegue la diaspora tra le fila parlamentari dei cinquestelle (di qualche giorno fa la notizia della fuoriuscita di un senatore ed un deputato approdati alla corte di Matteo Salvini) che rende sempre piu’ precaria e  traballante la maggioranza a Palazzo Madama. Per evitare che lo stillicidio prosegua i vertici pentastellati non hanno altra scelta che quella di mantenere ferme le proprie posizioni soprattutto in materia di Mes e Autostrade, il che li porta in rotta di collisione con il Partito Democratico. Qui piu’ di una voce si sta alzando lamentando troppa accondiscendenza nei confronti dei cinquestelle il che porta il paziente Zingaretti a richiedere al presidente del Consiglio, Giuseppe Conte, di uscire dall’immobilismo e di prendere prima di agosto le decisioni necessarie per il rilancio del sistema-Italia. Il Pd e’ inoltre preoccupato per la nascita di un possibile partito del premier che i sondaggisti accreditano di un risultato a due cifre (come accadde per Mario Monti nelle elezioni del 2013), il che avverrebbe anche a spese dei “democratici”. L’ex “avvocato del popolo” si trova quindi nella difficile situazione di dover mediare  tra i suoi due principali sponsor. Ma con posizioni contrapposte ed agli antipodi e’ complicato, molto complicato, trovare la “quadra”. Ecco allora che Conte ha deciso di smettere gli abiti di Winston Churchill, indossati nei primi mesi della pandemia, per indossare quelli di Fabio Massimo “il temporeggiatore”, che evito’ lo scontro con i cartaginesi di Annibale che imperversavano in Italia. Allora, niente piu’ decisionismo e ricorso ai decreti del presidente del Consiglio, che di fatto hanno esautorato il Parlamento, ma la tattica del rinvio, ovvero quella di rimandare a settembre le scelte piu’ spinose che potrebbero portare alla caduta del governo. Ed una eventuale batosta alle elezioni amministrative fissate per il 20 settembre insieme con il referendum per il taglio dei parlamentari potrebbe portare a piu’ miti consigli i suoi riottosi sostenitori spaventati dello scoppio di una crisi di governo che potrebbe sfociare in un voto politico anticipato che darebbe quasi sicuramente le chiavi del nuovo Parlamento (e della elezione del successore di Sergio Mattarella al Quirinale) al centrodestra a guida salviniana. Quindi, ha pensato Conte, meglio dimenticare Churchill e rivolgersi alla storia nostrana, a quel Fabio Massimo “il temporeggiatore” che permise ai romani di riorganizzarsi e di battere successivamente Annibale.

Giuseppe Leone

 

 

In questi giorni estivi la temperatura e’ molto calda non solo in termini metereologici, ma anche nei rapporti tra le forze politiche e non solamente tra maggioranza ed opposizione, il che sarebbe del tutto naturale pur in questa stagione caratterizzata dal coronavirus, ma soprattutto tra i partiti che sostengono il governo. Infatti i numerosi problemi sul tappeto, superata l’emergenza sanitaria (ma il covid 19, non dimentichiamolo, e’ ancora tra noi), non trovano quasi tutti soluzione perche’ ognuno tra i partners della maggioranza indica una sua strada che gli alleati non sembrano voler seguire. I casi di cui parliamo sono svariati ed ognuno con la sua importanza. Si va dall’utilizzo o meno del Mes (35-36 miliardi per le strutture sanitarie) alle decisioni da prendere in merito alla Societa’ Autostrade, all’ex Ilva e all’Alitalia per restare ai casi piu’ eclatanti. Di fronte a questi problemi i quattro partiti che sostengono il governo giallo-rosso procedono in ordine sparso e la composizione delle divergenze non appare facile anche perche’, soprattutto all’interno di M5S e Pd le acque sono alquanto agitate. Nei pentastellati, per esempio, il ritorno in campo di Alessandro Di Battista ha portato all’accendersi di polemiche non di poco conto se anche il fondatore del Movimento, Beppe Grillo, ha ritenuto di dover intervenire per bacchettare il suo ex pupillo, reo di turbare i rapporti con il Pd di Nicola Zingaretti. Nel contempo prosegue la diaspora tra le fila parlamentari dei cinquestelle (di qualche giorno fa la notizia della fuoriuscita di un senatore ed un deputato approdati alla corte di Matteo Salvini) che rende sempre piu’ precaria e  traballante la maggioranza a Palazzo Madama. Per evitare che lo stillicidio prosegua i vertici pentastellati non hanno altra scelta che quella di mantenere ferme le proprie posizioni soprattutto in materia di Mes e Autostrade, il che li porta in rotta di collisione con il Partito Democratico. Qui piu’ di una voce si sta alzando lamentando troppa accondiscendenza nei confronti dei cinquestelle il che porta il paziente Zingaretti a richiedere al presidente del Consiglio, Giuseppe Conte, di uscire dall’immobilismo e di prendere prima di agosto le decisioni necessarie per il rilancio del sistema-Italia. Il Pd e’ inoltre preoccupato per la nascita di un possibile partito del premier che i sondaggisti accreditano di un risultato a due cifre (come accadde per Mario Monti nelle elezioni del 2013), il che avverrebbe anche a spese dei “democratici”. L’ex “avvocato del popolo” si trova quindi nella difficile situazione di dover mediare  tra i suoi due principali sponsor. Ma con posizioni contrapposte ed agli antipodi e’ complicato, molto complicato, trovare la “quadra”. Ecco allora che Conte ha deciso di smettere gli abiti di Winston Churchill, indossati nei primi mesi della pandemia, per indossare quelli di Fabio Massimo “il temporeggiatore”, che evito’ lo scontro con i cartaginesi di Annibale che imperversavano in Italia. Allora, niente piu’ decisionismo e ricorso ai decreti del presidente del Consiglio, che di fatto hanno esautorato il Parlamento, ma la tattica del rinvio, ovvero quella di rimandare a settembre le scelte piu’ spinose che potrebbero portare alla caduta del governo. Ed una eventuale batosta alle elezioni amministrative fissate per il 20 settembre insieme con il referendum per il taglio dei parlamentari potrebbe portare a piu’ miti consigli i suoi riottosi sostenitori spaventati dello scoppio di una crisi di governo che potrebbe sfociare in un voto politico anticipato che darebbe quasi sicuramente le chiavi del nuovo Parlamento (e della elezione del successore di Sergio Mattarella al Quirinale) al centrodestra a guida salviniana. Quindi, ha pensato Conte, meglio dimenticare Churchill e rivolgersi alla storia nostrana, a quel Fabio Massimo “il temporeggiatore” che permise ai romani di riorganizzarsi e di battere successivamente Annibale.

Giuseppe Leone

 

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