Governo Conte UN CONDOMINIO LITIGIOSO

Il governo Conte-bis (o bis-Conte come tanti amano chiamarlo) è nato da poco, ma il collante che lo tiene unito (evitare un Parlamento dominato da Matteo Salvini e dal centrodestra a guida leghista e varare la manovra economica che ha come scopo principale quello di sterilizzare l’aumento dell’Iva) è sempre più debole. Le differenze tra i quattro componenti che hanno dato vita all’esecutivo giallo-rosso (M5S, Pd, LeU e buon’ultima Italia Viva di Matteo Renzi) invece che appianarsi, in questi giorni sono andate allargandosi. Il fatto è che il voto in Umbria, con la sonante sconfitta delle forze governative ed il grande successo del centrodestra a guida salviniana, ha accentuato la necessità e la volontà dei quattro partiti di evidenziare più la propria identità politica che la comunione d’intenti che dovrebbe contraddisringuere una coalizione che dichiara di voler andare avanti fino al termine naturale della legislatura, ovvero al 2023. Ad aggravare la situazione ed i distinguo è venuta poi la grana dell’ex Ilva, con la Arcelormittal che ha annunciato la volontà di recedere dal contratto con il quale aveva conquistato gli stabilimenti tarantini e liguri del colosso siderurgico italiano. Un recesso che, se dovesse andare in porto, significherebbe la perdita del posto di lavoro per migliaia di lavoratori dello stabilimento pugliese e dell’indotto che gravita intorno alla grande fabbrica di Taranto.Se poi aggiungiamo che anche la questione Alitalia si trascina oramai da troppo tempo senza trovare sbocchi che salvaguardino i livelli occupazionali e l’italianità della nostra compagnia di bandiera, e che questi due problemi si sommano con la difficoltà di trovare i soldi necessari per finanziare una parte della manovra (la Ue ci ha concesso una grande flessibilità, ma mancano ancora alcuni miliardi di euro per dare corso alle misure annunciate), con Italia Viva e M5S che dicono no ad alcuni aumenti di tassazione (auto aziendali, prodotti di plastica, bevande zuccherate in particolare), la situazione appare sempre più caotica. In questo contesto, il governo assume sempre più le vesti di un condominio litigioso, che nelle riunioni assembleari non riesce a trovare un accordo anche sulle cose più semplici o, se lo trova, ciò avviene dopo ore e ore di estenuante discussione. Certo è che la manovra va portata a casa, così come va trovata una soluzione per l’ex Ilva e per l’Alitalia, ma ad inizio anno, il prossimo 26 gennaio, si svolgeranno due consultazioni regionali che interesseranno l’Emilia Romagna e la Calabria. Il centrosinistra sembra presentarsi a questi due appuntamenti in ordine sparso, con i cinquestelle che non sembrano intenzionati a correre insieme con il Pd, visto che l’esperimento umbro ha dato risultati disastrosi per i pentastellati. Certo, una divisione tra gli alleati di governo favorirebbe non poco il centrodestra ed una eventuale conquista da parte di quest’ultimo di una regione, come l’Emilia Romagna, che costituisce il fulcro di quello che era fino a qualche tempo fa il “quadrilatero rosso” italiano (Emilia-Romagna, Toscana, Marche ed Umbria), potrebbe dare il colpo di grazia al governo giallo-rosso. Sempre che questo riesca a reggere fino a queste elezioni. 

Giuseppe Leone

Il governo Conte-bis (o bis-Conte come tanti amano chiamarlo) è nato da poco, ma il collante che lo tiene unito (evitare un Parlamento dominato da Matteo Salvini e dal centrodestra a guida leghista e varare la manovra economica che ha come scopo principale quello di sterilizzare l’aumento dell’Iva) è sempre più debole. Le differenze tra i quattro componenti che hanno dato vita all’esecutivo giallo-rosso (M5S, Pd, LeU e buon’ultima Italia Viva di Matteo Renzi) invece che appianarsi, in questi giorni sono andate allargandosi. Il fatto è che il voto in Umbria, con la sonante sconfitta delle forze governative ed il grande successo del centrodestra a guida salviniana, ha accentuato la necessità e la volontà dei quattro partiti di evidenziare più la propria identità politica che la comunione d’intenti che dovrebbe contraddisringuere una coalizione che dichiara di voler andare avanti fino al termine naturale della legislatura, ovvero al 2023. Ad aggravare la situazione ed i distinguo è venuta poi la grana dell’ex Ilva, con la Arcelormittal che ha annunciato la volontà di recedere dal contratto con il quale aveva conquistato gli stabilimenti tarantini e liguri del colosso siderurgico italiano. Un recesso che, se dovesse andare in porto, significherebbe la perdita del posto di lavoro per migliaia di lavoratori dello stabilimento pugliese e dell’indotto che gravita intorno alla grande fabbrica di Taranto.Se poi aggiungiamo che anche la questione Alitalia si trascina oramai da troppo tempo senza trovare sbocchi che salvaguardino i livelli occupazionali e l’italianità della nostra compagnia di bandiera, e che questi due problemi si sommano con la difficoltà di trovare i soldi necessari per finanziare una parte della manovra (la Ue ci ha concesso una grande flessibilità, ma mancano ancora alcuni miliardi di euro per dare corso alle misure annunciate), con Italia Viva e M5S che dicono no ad alcuni aumenti di tassazione (auto aziendali, prodotti di plastica, bevande zuccherate in particolare), la situazione appare sempre più caotica. In questo contesto, il governo assume sempre più le vesti di un condominio litigioso, che nelle riunioni assembleari non riesce a trovare un accordo anche sulle cose più semplici o, se lo trova, ciò avviene dopo ore e ore di estenuante discussione. Certo è che la manovra va portata a casa, così come va trovata una soluzione per l’ex Ilva e per l’Alitalia, ma ad inizio anno, il prossimo 26 gennaio, si svolgeranno due consultazioni regionali che interesseranno l’Emilia Romagna e la Calabria. Il centrosinistra sembra presentarsi a questi due appuntamenti in ordine sparso, con i cinquestelle che non sembrano intenzionati a correre insieme con il Pd, visto che l’esperimento umbro ha dato risultati disastrosi per i pentastellati. Certo, una divisione tra gli alleati di governo favorirebbe non poco il centrodestra ed una eventuale conquista da parte di quest’ultimo di una regione, come l’Emilia Romagna, che costituisce il fulcro di quello che era fino a qualche tempo fa il “quadrilatero rosso” italiano (Emilia-Romagna, Toscana, Marche ed Umbria), potrebbe dare il colpo di grazia al governo giallo-rosso. Sempre che questo riesca a reggere fino a queste elezioni. 

Giuseppe Leone

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