GOVERNO: GUERRA DEI NERVI LETTA-SALVINI

Mentre Mario Draghi continua imperterrito da Palazzo Chigi la sua strada per portare l’Italia fuori dalle secche della pandemia e della grave crisi economica nella quale versa da anni il nostro Paese, per i partiti che lo sostengono, ovvero tutti tranne FdI e Sinistra italiana, c’è il forte rischio di venire annullati dall’azione del presidente del Consiglio che, grazie anche al suo passato nella Bce, gode vasti consensi non solo nella Penisola, ma anche nell’Unione Europea. Dal centrosinistra al centrodestra governativo, quindi, si cercano motivi di distinzione dalla controparte anche perché sono alle porte importanti elezioni amministrative (probabilmente ad ottobre) che vedranno andare al voto la Regione Calabria, città importanti come Roma, Milano, Napoli, Torino, Bologna e tanti altri centri più o meno grandi. Non potendo “toccare palla” sui temi economici, con qualche eccezione come la richiesta avanzata da più parti di un rinnovo del blocco dei licenziamenti a dopo l’estate, ecco allora che i partiti cercano delle bandiere da agitare in campo sociale e dei diritti civili. In questa azione si contraddistingue in particolare il Pd. Enrico Letta, asceso ai vertici del partito da pochi mesi dopo le dimissioni di Nicola Zingaretti, ha la necessità di ridare vitalità ad un partito devastato dalle lotte correntizie che hanno portato il suo predecessore a gettare la spugna. Da qui, le sue prese di posizione sullo “ius soli”, ovvero la concessione della cittadinanza italiana automaticamente a chi è nato nel nostro Paese, l’estensione del voto ai sedicenni, la richiesta di approvazione immediata, senza cambiamenti, del ddl Zan in materia di contrasto alla omofobia. In particolare su quest’ultimo punto, Letta, dopo la sortita del Vaticano con la richiesta di modificare il provvedimento perché violerebbe il Concordato inserito in Costituzione, ha fatto la “faccia feroce” per andare subito al voto in aula (al Senato), sapendo bene che Lega e Fi vorrebbero invece, se non affossare, quanto meno modificare la normativa anche per venire incontro alle richieste della Santa Sede. Molto opportunamente, Draghi si è tenuto fuori dalla “querelle” tra i suoi sostenitori, ribadendo ufficialmente che il nostro “è un Paese laico”, che esistono istituti e strumenti per vagliare la costituzionalità delle leggi, e che il Parlamento è sovrano nelle sue decisioni. In questo modo, il presidente del Consiglio ha fatto in modo che il governo non rimanga invischiato su questa tematica che potrebbe rivelarsi pericolosa se l’esecutivo si schierasse. Di fronte ad una offensiva di questa fatta da parte di Letta, Matteo Salvini non è rimasto con le mani in mano ed ha rilanciato su un tema, quello della giustizia, che irrita non poco il Pd ed anche il M5S, quest’ultimo pure alla presa con un grave problema di assetti interni visto il dissenso esploso tra il fondatore del Movimento. Beppe Grillo, che vuole mantenere il suo ruolo di garante e, in pratica, del “decisore ultimo” sulle scelte pentastellate, e Giuseppe Conte, che vuole invece esercitare il suo ruolo di “primus” dei cinquestelle (ruolo che gli era stato riconosciuto dallo stesso comico genovese) senza essere posto sotto tutela. Al momento in cui scriviamo, non sappiamo come andrà a finire. Quello che è certo che, se anche ci sarà una riconciliazione tra i due, sotto le ceneri continuerà a covare il fuoco della diversità di vedute tra l'”illuminato” e l’ex presidente del Consiglio. Come detto, Salvini, insieme con i radical,i ha promosso una raccolta di firme, che partirà dal 2 luglio, per l’indizione di sei referendum su tematiche delicate riguardanti il mondo delle toghe. Anche qui il governo si tiene fuori per evitare contraccolpi. Questo di fronte a noi è quindi un periodo molto caldo. E non solo per le temperature africane che avvolgono la penisola. Siamo alla “guerra dei nervi”, in particolare tra Letta e Salvini.

Giuseppe Leone

 

Mentre Mario Draghi continua imperterrito da Palazzo Chigi la sua strada per portare l’Italia fuori dalle secche della pandemia e della grave crisi economica nella quale versa da anni il nostro Paese, per i partiti che lo sostengono, ovvero tutti tranne FdI e Sinistra italiana, c’è il forte rischio di venire annullati dall’azione del presidente del Consiglio che, grazie anche al suo passato nella Bce, gode vasti consensi non solo nella Penisola, ma anche nell’Unione Europea. Dal centrosinistra al centrodestra governativo, quindi, si cercano motivi di distinzione dalla controparte anche perché sono alle porte importanti elezioni amministrative (probabilmente ad ottobre) che vedranno andare al voto la Regione Calabria, città importanti come Roma, Milano, Napoli, Torino, Bologna e tanti altri centri più o meno grandi. Non potendo “toccare palla” sui temi economici, con qualche eccezione come la richiesta avanzata da più parti di un rinnovo del blocco dei licenziamenti a dopo l’estate, ecco allora che i partiti cercano delle bandiere da agitare in campo sociale e dei diritti civili. In questa azione si contraddistingue in particolare il Pd. Enrico Letta, asceso ai vertici del partito da pochi mesi dopo le dimissioni di Nicola Zingaretti, ha la necessità di ridare vitalità ad un partito devastato dalle lotte correntizie che hanno portato il suo predecessore a gettare la spugna. Da qui, le sue prese di posizione sullo “ius soli”, ovvero la concessione della cittadinanza italiana automaticamente a chi è nato nel nostro Paese, l’estensione del voto ai sedicenni, la richiesta di approvazione immediata, senza cambiamenti, del ddl Zan in materia di contrasto alla omofobia. In particolare su quest’ultimo punto, Letta, dopo la sortita del Vaticano con la richiesta di modificare il provvedimento perché violerebbe il Concordato inserito in Costituzione, ha fatto la “faccia feroce” per andare subito al voto in aula (al Senato), sapendo bene che Lega e Fi vorrebbero invece, se non affossare, quanto meno modificare la normativa anche per venire incontro alle richieste della Santa Sede. Molto opportunamente, Draghi si è tenuto fuori dalla “querelle” tra i suoi sostenitori, ribadendo ufficialmente che il nostro “è un Paese laico”, che esistono istituti e strumenti per vagliare la costituzionalità delle leggi, e che il Parlamento è sovrano nelle sue decisioni. In questo modo, il presidente del Consiglio ha fatto in modo che il governo non rimanga invischiato su questa tematica che potrebbe rivelarsi pericolosa se l’esecutivo si schierasse. Di fronte ad una offensiva di questa fatta da parte di Letta, Matteo Salvini non è rimasto con le mani in mano ed ha rilanciato su un tema, quello della giustizia, che irrita non poco il Pd ed anche il M5S, quest’ultimo pure alla presa con un grave problema di assetti interni visto il dissenso esploso tra il fondatore del Movimento. Beppe Grillo, che vuole mantenere il suo ruolo di garante e, in pratica, del “decisore ultimo” sulle scelte pentastellate, e Giuseppe Conte, che vuole invece esercitare il suo ruolo di “primus” dei cinquestelle (ruolo che gli era stato riconosciuto dallo stesso comico genovese) senza essere posto sotto tutela. Al momento in cui scriviamo, non sappiamo come andrà a finire. Quello che è certo che, se anche ci sarà una riconciliazione tra i due, sotto le ceneri continuerà a covare il fuoco della diversità di vedute tra l'”illuminato” e l’ex presidente del Consiglio. Come detto, Salvini, insieme con i radical,i ha promosso una raccolta di firme, che partirà dal 2 luglio, per l’indizione di sei referendum su tematiche delicate riguardanti il mondo delle toghe. Anche qui il governo si tiene fuori per evitare contraccolpi. Questo di fronte a noi è quindi un periodo molto caldo. E non solo per le temperature africane che avvolgono la penisola. Siamo alla “guerra dei nervi”, in particolare tra Letta e Salvini.

Giuseppe Leone

 

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