Governo: la verifica passa per le urne

Siamo a meta’ gennaio e si avvicinano i tempi del primo “tagliando” per il governo. Subito dopo il voto per le regionali in Emilia-Romagna ed in Calabria, in programma domenica 26, si dovrebbe tenere un vertice di maggioranza (una vera e propria “verifica”) per varare un programma che, nelle intenzioni piu’ ambiziose del presidente del Consiglio, Giuseppe Conte, dovrebbe indicare la rotta da seguire da oggi al termine della legislatura, ovvero al 2023. Un appuntamento, importante, quindi, viste anche le divisioni interne alla compagine governativa, con M5S e Italia Viva che cercano in ogni modo di acquistare maggiore visibilita’ (i cinquestelle per cercare di arrestare il declino elettorale, i renziani per aumentare i propri consensi che, secondo i sondaggi, sono sotto il 5 per cento, quindi al di sotto della soglia elettorale che e’ prevista nella bozza di nuova legge elettorale proporzionale che dovrebbe sostituire il “rosatellum”). La verifica, dunque, si e’ resa necessaria per evitare agguati parlamentari che potrebbero provocare la caduta del governo. Le mine sul percorso del governo sono infatti tante, dalla revoca delle concessioni autostradali alla prescrizione gia’ entrata in vigore ma che in tanti, anche in area della maggioranza, vorrebbero rivedere, dalla legge elettorale (lo sbarramento del 5% fa storcere il naso soprattutto a LeU) all’autonomia regionale, per non parlare di come sistemare le “patate bollenti” rappresentate dall’ex Ilva all’Alitalia. Di carne al fuoco ce n’e’ dunque molta, ma prima di affrontare questi problemi c’e’ l’appuntamento elettorale di domenica 26. Anche se da parte di tutti i partiti della maggioranza si tende ufficialmente a dare scarsa incidenza del risultato che scaturira’ dalle urne delle due regioni (al voto e’ interessato meno di un decimo del corpo elettorale nazionale, ovvero circa quattro milioni di cittadini sui 51 delle politiche e delle europee, nonche’ dei referendum), e’ soprattutto la consultazione in Emilia-Romagna a lasciare un po’ tutti con il fuato sospeso. Non e’ un mistero che Matteo Salvini, fortemente impegnato a sostenere la campagna elettorale della sua candidata alle presidenza, Lucia Bergonzoni, veda una possibile vittoria a Bologna e dintorni come una “spallata” al governo, un vero e proprio “invio di sfratto” alla maggioranza giallo-rossa. E indubbiamente sarebbe difficile al Pd di continuare a sostenere lealmente il Conte-bis in caso di sconfitta, perche’ questa sarebbe originata anche dal rifiuto di Luigi Di Maio di una alleanza elettorale contro l’arrembante centrodestra a guida salviniana. Perdere una roccaforte come l’Emilia-Romagna, che insieme con l’Umbria (passata di recente al centrodestra nonostante, o forse per, la “Foto di Narni” che riprendeva tutti i leader del centrosinistra con il proprio candidato poi sconfitto) e la Toscana (che andra’ al voto nel corso del 2020), farebbe crescere la litigiosita’ all’interno della maggioranza con i “j’accuse” del Pd ai pentastellati per la mancata alleanza. Meno problematica, invece, la sconfitta in Calabria. La regione, infatti, viene gia’ data per passata al centrodestra. In conclusione, il vertice della maggioranza e’ alle porte, ma la prima verifica c’e’ gia’ domenica 26. Ed e’ il voto dell’Emilia-Romagna. E tutto il centrosinistra confida nelle “sardine” nella speranza di non finire “in scatola”.

Giuseppe Leone

Siamo a meta’ gennaio e si avvicinano i tempi del primo “tagliando” per il governo. Subito dopo il voto per le regionali in Emilia-Romagna ed in Calabria, in programma domenica 26, si dovrebbe tenere un vertice di maggioranza (una vera e propria “verifica”) per varare un programma che, nelle intenzioni piu’ ambiziose del presidente del Consiglio, Giuseppe Conte, dovrebbe indicare la rotta da seguire da oggi al termine della legislatura, ovvero al 2023. Un appuntamento, importante, quindi, viste anche le divisioni interne alla compagine governativa, con M5S e Italia Viva che cercano in ogni modo di acquistare maggiore visibilita’ (i cinquestelle per cercare di arrestare il declino elettorale, i renziani per aumentare i propri consensi che, secondo i sondaggi, sono sotto il 5 per cento, quindi al di sotto della soglia elettorale che e’ prevista nella bozza di nuova legge elettorale proporzionale che dovrebbe sostituire il “rosatellum”). La verifica, dunque, si e’ resa necessaria per evitare agguati parlamentari che potrebbero provocare la caduta del governo. Le mine sul percorso del governo sono infatti tante, dalla revoca delle concessioni autostradali alla prescrizione gia’ entrata in vigore ma che in tanti, anche in area della maggioranza, vorrebbero rivedere, dalla legge elettorale (lo sbarramento del 5% fa storcere il naso soprattutto a LeU) all’autonomia regionale, per non parlare di come sistemare le “patate bollenti” rappresentate dall’ex Ilva all’Alitalia. Di carne al fuoco ce n’e’ dunque molta, ma prima di affrontare questi problemi c’e’ l’appuntamento elettorale di domenica 26. Anche se da parte di tutti i partiti della maggioranza si tende ufficialmente a dare scarsa incidenza del risultato che scaturira’ dalle urne delle due regioni (al voto e’ interessato meno di un decimo del corpo elettorale nazionale, ovvero circa quattro milioni di cittadini sui 51 delle politiche e delle europee, nonche’ dei referendum), e’ soprattutto la consultazione in Emilia-Romagna a lasciare un po’ tutti con il fuato sospeso. Non e’ un mistero che Matteo Salvini, fortemente impegnato a sostenere la campagna elettorale della sua candidata alle presidenza, Lucia Bergonzoni, veda una possibile vittoria a Bologna e dintorni come una “spallata” al governo, un vero e proprio “invio di sfratto” alla maggioranza giallo-rossa. E indubbiamente sarebbe difficile al Pd di continuare a sostenere lealmente il Conte-bis in caso di sconfitta, perche’ questa sarebbe originata anche dal rifiuto di Luigi Di Maio di una alleanza elettorale contro l’arrembante centrodestra a guida salviniana. Perdere una roccaforte come l’Emilia-Romagna, che insieme con l’Umbria (passata di recente al centrodestra nonostante, o forse per, la “Foto di Narni” che riprendeva tutti i leader del centrosinistra con il proprio candidato poi sconfitto) e la Toscana (che andra’ al voto nel corso del 2020), farebbe crescere la litigiosita’ all’interno della maggioranza con i “j’accuse” del Pd ai pentastellati per la mancata alleanza. Meno problematica, invece, la sconfitta in Calabria. La regione, infatti, viene gia’ data per passata al centrodestra. In conclusione, il vertice della maggioranza e’ alle porte, ma la prima verifica c’e’ gia’ domenica 26. Ed e’ il voto dell’Emilia-Romagna. E tutto il centrosinistra confida nelle “sardine” nella speranza di non finire “in scatola”.

Giuseppe Leone

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