GOVERNO: Tregua armata tra Conte e Renzi

La necessità di affrontare unitariamente l’emergenza “coronavirus” ha obbligato i due contendenti ad abbassare le armi

L’emergenza “coronavirus” che sta interessando anche l’Italia costringe tutte le forze politiche, sia di maggioranza che di opposizione, a collaborare per combattere e debellare il morbo che potrebbe mettere in ginocchio il nostro sistema-Paese. Non si tratta, infatti, solo di un problema sanitario, sia pure di larga portata, ma l’epidemia trasmessaci dalla Cina (dove è esplosa per prima coinvolgendo milioni di cittadini) potrebbe avere pesanti conseguenze anche sull’economia (siamo già il fanalino di coda nella Ue) ed anche sulle politiche governative che, fino alla scoperta dei due focolai dell’infezione in Lombardia e Veneto (due locomotive del nostro apparato industriale e commerciale), puntavano al rilancio della produzione e quindi a sottrarre il Paese dalla fase di quasi recessione nella quale ci troviamo. Certo le ricette per uscire dall’impasse erano diverse non solo tra le forze che sostengono il governo ed il centrodestra, ma anche all’interno della maggioranza. Non è un mistero, infatti, che il presidente del Consiglio, Giuseppe Conte, non può contare sulla piena coesione tra M5S, Pd, Iv e LeU. Tutti e quattro hanno una loro visione sul come affrontare la crisi e ognuno sembra riluttante a rinunciare alle proprie posizioni. Ciò vale in particolare per i pentastellati e Italia Viva. Ma mentre i cinquestelle, maggioranza relativa in questo Parlamento, possono più facilmente fare qualche passo indietro (uno scioglimento anticipato delle Camere in caso di crisi di governo porterebbe ad un loro forte ridimensionamento, passando dal 33-34% conseguito nelle elezioni politiche del 2018 ad un 15 per cento scarso, secondo gli ultimi sondaggi), per Matteo Renzi arretramenti non paiono possibili. Il suo partito, infatti, sembra attestato sotto la soglia del 5% che, secondo l’ipotesi di legge elettorale in senso proporzionale all’esame della Camera, è necessario superare per approdare in Parlamento, fatto salvo il diritto di tribuna. Quindi Iv ha necessità di distinguersi dagli altri portando avanti battaglie non solo identitarie, ma anche che possano piacere all’elettorato moderato, ora diviso tra centrosinistra e centrodestra. Soprattutto l’ex premier deve eliminare politicamente quello che appare il suo rivale più agguerrito in questa area, ovvero Conte. Ecco perché Italia Viva un giorno sì e l’altro pure, fino a qualche giorno fa, ha tirato continui colpi agli stinchi del presidente del Consiglio, facendo perdere la pazienza anche al segretario del Pd, Nicola Zingaretti, che più volte ha lanciato ammonimenti verso Renzi, i cui rappresentanti in Parlamento hanno più volte votato insieme con il centrodestra. L’emergenza “coronavirus” ha però, almeno per il momento, portato ad una “tregua armata” all’interno della maggioranza e soprattutto tra Conte e Renzi. Entrambi, oramai giunti ai ferri corti, hanno deposto le armi (il primo accantonando il progetto di trovare dei “responsabili” per rendere inoffensiva Iv, il secondo rinunciando per ora a portare avanti le sue battaglia, in particolare quella contro il ministro della Giustizia, il grillino Alfonso Bonafede). Dunque, tra i due contendenti è tregua, ma tregua non significa pace e condivisione degli obiettivi da raggiungere. Il presidente del Consiglio non vuole fare la fine di Enrico Letta e non crede ai “stai sereno” che il leader di Italia Viva gli invia. Renzi, da parte sua, non può e non vuole apparire come colui che impedisce al governo di agire con tempestività e capacità nella battaglia contro il “coronavirus” che sta preoccupando gli italiani, che vedono con sempre maggiore apprensione l’espandersi dell’epidemia nella Penisola (attualmente sono ben sette regioni, quasi tutte nel Settentrione; fortemente impegnate nel contenimento del morbo). Quindi, Conte e Renzi di comune accordo hanno rinviato a data da destinarsi l’incontro che avrebbero dovuto avere per un chiarimento che sarebbe diventato facilmente e probabilmente uno scontro tra opposte idee su come rilanciare l’Italia tra i protagonisti della scena europea e mondiale. Ma non c’è dubbio che, appena superata l’attuale emergenza sanitaria i due, come i “polli di Renzo” dei “Promessi Sposi”, ricominceranno a beccarsi. 

Giuseppe Leone

La necessità di affrontare unitariamente l’emergenza “coronavirus” ha obbligato i due contendenti ad abbassare le armi

L’emergenza “coronavirus” che sta interessando anche l’Italia costringe tutte le forze politiche, sia di maggioranza che di opposizione, a collaborare per combattere e debellare il morbo che potrebbe mettere in ginocchio il nostro sistema-Paese. Non si tratta, infatti, solo di un problema sanitario, sia pure di larga portata, ma l’epidemia trasmessaci dalla Cina (dove è esplosa per prima coinvolgendo milioni di cittadini) potrebbe avere pesanti conseguenze anche sull’economia (siamo già il fanalino di coda nella Ue) ed anche sulle politiche governative che, fino alla scoperta dei due focolai dell’infezione in Lombardia e Veneto (due locomotive del nostro apparato industriale e commerciale), puntavano al rilancio della produzione e quindi a sottrarre il Paese dalla fase di quasi recessione nella quale ci troviamo. Certo le ricette per uscire dall’impasse erano diverse non solo tra le forze che sostengono il governo ed il centrodestra, ma anche all’interno della maggioranza. Non è un mistero, infatti, che il presidente del Consiglio, Giuseppe Conte, non può contare sulla piena coesione tra M5S, Pd, Iv e LeU. Tutti e quattro hanno una loro visione sul come affrontare la crisi e ognuno sembra riluttante a rinunciare alle proprie posizioni. Ciò vale in particolare per i pentastellati e Italia Viva. Ma mentre i cinquestelle, maggioranza relativa in questo Parlamento, possono più facilmente fare qualche passo indietro (uno scioglimento anticipato delle Camere in caso di crisi di governo porterebbe ad un loro forte ridimensionamento, passando dal 33-34% conseguito nelle elezioni politiche del 2018 ad un 15 per cento scarso, secondo gli ultimi sondaggi), per Matteo Renzi arretramenti non paiono possibili. Il suo partito, infatti, sembra attestato sotto la soglia del 5% che, secondo l’ipotesi di legge elettorale in senso proporzionale all’esame della Camera, è necessario superare per approdare in Parlamento, fatto salvo il diritto di tribuna. Quindi Iv ha necessità di distinguersi dagli altri portando avanti battaglie non solo identitarie, ma anche che possano piacere all’elettorato moderato, ora diviso tra centrosinistra e centrodestra. Soprattutto l’ex premier deve eliminare politicamente quello che appare il suo rivale più agguerrito in questa area, ovvero Conte. Ecco perché Italia Viva un giorno sì e l’altro pure, fino a qualche giorno fa, ha tirato continui colpi agli stinchi del presidente del Consiglio, facendo perdere la pazienza anche al segretario del Pd, Nicola Zingaretti, che più volte ha lanciato ammonimenti verso Renzi, i cui rappresentanti in Parlamento hanno più volte votato insieme con il centrodestra. L’emergenza “coronavirus” ha però, almeno per il momento, portato ad una “tregua armata” all’interno della maggioranza e soprattutto tra Conte e Renzi. Entrambi, oramai giunti ai ferri corti, hanno deposto le armi (il primo accantonando il progetto di trovare dei “responsabili” per rendere inoffensiva Iv, il secondo rinunciando per ora a portare avanti le sue battaglia, in particolare quella contro il ministro della Giustizia, il grillino Alfonso Bonafede). Dunque, tra i due contendenti è tregua, ma tregua non significa pace e condivisione degli obiettivi da raggiungere. Il presidente del Consiglio non vuole fare la fine di Enrico Letta e non crede ai “stai sereno” che il leader di Italia Viva gli invia. Renzi, da parte sua, non può e non vuole apparire come colui che impedisce al governo di agire con tempestività e capacità nella battaglia contro il “coronavirus” che sta preoccupando gli italiani, che vedono con sempre maggiore apprensione l’espandersi dell’epidemia nella Penisola (attualmente sono ben sette regioni, quasi tutte nel Settentrione; fortemente impegnate nel contenimento del morbo). Quindi, Conte e Renzi di comune accordo hanno rinviato a data da destinarsi l’incontro che avrebbero dovuto avere per un chiarimento che sarebbe diventato facilmente e probabilmente uno scontro tra opposte idee su come rilanciare l’Italia tra i protagonisti della scena europea e mondiale. Ma non c’è dubbio che, appena superata l’attuale emergenza sanitaria i due, come i “polli di Renzo” dei “Promessi Sposi”, ricominceranno a beccarsi. 

Giuseppe Leone

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