Gran Bretagna: aziende impreparate alla tassa sulla plastica

Una ricerca svolta da YouGov per conto di Veolia ha rivelato che il 77% delle attività di vendita al dettaglio e manifatturiere britanniche non è “ancora a conoscenza” della tassa sugli imballaggi in plastica che scatterà domani 1 aprile.
Il sondaggio ha coinvolto le opinioni degli imprenditori con attività che hanno sede nel Regno Unito nelle attività di vendita al dettaglio e manifatturiere, Proprio domani scatta la tassa a carico dei produttori e degli importatori di imballaggi in plastica che non includono il 30% di contenuto riciclato riscosso. La tassa sarà di 200 sterline per tonnellata.
L’obiettivo dell’iniziativa fiscale è la riduzione della dipendenza dai materiali vergini, sulla strada deve condurre tutti a raggiungere gli obiettivi Net Zero del Regno Unito.
I risultati della ricerca sono sconfortanti: solo un quinto (22%) delle aziende intervistate aveva già optato per il contenuto riciclato nei propri imballaggi. Un dato che fa ribadire a Veolia: “Per raggiungere gli obiettivi Net Zero del Regno Unito, molte più aziende devono ridurre la loro dipendenza dai materiali vergini”.
Un altro dato della ricerca: la maggior parte delle attività di vendita al dettaglio e manifatturiere britanniche supporta anche una scala mobile in percentuale della soglia di contenuto riciclato (63%) e un addebito sui costi (50%) come incentivo all’utilizzo di contenuto riciclato.
Gavin Graveson, vicepresidente esecutivo senior della zona Nord Europa di Veolia, così ha commentato il sondaggio: “La tassa britannica sugli imballaggi in plastica è il modo giusto per iniziare a spingere le aziende a spingere la sostenibilità in cima all’agenda, ma deve andare oltre. Una scala mobile fiscale renderebbe la scelta di incorporare contenuto riciclato negli imballaggi sia dal punto di vista economico che ambientale, preferibile all’utilizzo di materiali vergini. La tassa deve andare oltre”.
“Non solo il Regno Unito potrebbe risparmiare fino a 2,89 milioni di tonnellate di emissioni di carbonio ogni anno se tutti gli imballaggi in plastica includessero il 30% di contenuto riciclato – prosegue Graveson -, ma incentiverebbe anche gli investimenti nelle infrastrutture domestiche che potrebbero rendere il Regno Unito un leader mondiale nel riciclaggio della plastica”.

Una ricerca svolta da YouGov per conto di Veolia ha rivelato che il 77% delle attività di vendita al dettaglio e manifatturiere britanniche non è “ancora a conoscenza” della tassa sugli imballaggi in plastica che scatterà domani 1 aprile.
Il sondaggio ha coinvolto le opinioni degli imprenditori con attività che hanno sede nel Regno Unito nelle attività di vendita al dettaglio e manifatturiere, Proprio domani scatta la tassa a carico dei produttori e degli importatori di imballaggi in plastica che non includono il 30% di contenuto riciclato riscosso. La tassa sarà di 200 sterline per tonnellata.
L’obiettivo dell’iniziativa fiscale è la riduzione della dipendenza dai materiali vergini, sulla strada deve condurre tutti a raggiungere gli obiettivi Net Zero del Regno Unito.
I risultati della ricerca sono sconfortanti: solo un quinto (22%) delle aziende intervistate aveva già optato per il contenuto riciclato nei propri imballaggi. Un dato che fa ribadire a Veolia: “Per raggiungere gli obiettivi Net Zero del Regno Unito, molte più aziende devono ridurre la loro dipendenza dai materiali vergini”.
Un altro dato della ricerca: la maggior parte delle attività di vendita al dettaglio e manifatturiere britanniche supporta anche una scala mobile in percentuale della soglia di contenuto riciclato (63%) e un addebito sui costi (50%) come incentivo all’utilizzo di contenuto riciclato.
Gavin Graveson, vicepresidente esecutivo senior della zona Nord Europa di Veolia, così ha commentato il sondaggio: “La tassa britannica sugli imballaggi in plastica è il modo giusto per iniziare a spingere le aziende a spingere la sostenibilità in cima all’agenda, ma deve andare oltre. Una scala mobile fiscale renderebbe la scelta di incorporare contenuto riciclato negli imballaggi sia dal punto di vista economico che ambientale, preferibile all’utilizzo di materiali vergini. La tassa deve andare oltre”.
“Non solo il Regno Unito potrebbe risparmiare fino a 2,89 milioni di tonnellate di emissioni di carbonio ogni anno se tutti gli imballaggi in plastica includessero il 30% di contenuto riciclato – prosegue Graveson -, ma incentiverebbe anche gli investimenti nelle infrastrutture domestiche che potrebbero rendere il Regno Unito un leader mondiale nel riciclaggio della plastica”.

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