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Gratteri e la minaccia al Foglio: perché serve la Riforma della magistratura

Gratteri e il "conto" col Foglio: le minacce ai giornalisti confermano l'urgenza della Riforma. Se la giustizia diventa ritorsione, serve il Sì al referendum

di Anna Tortora -


Gratteri e il “conto” con Il Foglio: se la Giustizia si fa Rete e la Costituzione un Opzional

L’estetica del potere giudiziario ha toccato, nelle recenti dichiarazioni del procuratore Nicola Gratteri, un punto di non ritorno. Affermare con spavalda protervia che “dopo il referendum con voi del Foglio faremo i conti, tireremo su una rete”, rivolgendosi a una cronista intenta nell’esercizio delle proprie funzioni, non è solo una sgrammaticatura istituzionale: è l’evidenza di un magistrato chiaramente fuori controllo.

Tali esternazioni lasciano intravedere un orizzonte inquietante. Dobbiamo forse dedurne che, nell’ipotesi – peraltro improbabile – di una vittoria del No, il Pubblico Ministero si sentirebbe investito del mandato di fare piazza pulita di tutti i sostenitori del Sì? Se è questo lo scenario che ci attende, allora la riforma della magistratura è un’urgenza di igiene democratica. Gratteri, infatti, pare non avvedersi che simili uscite rappresentano i più preziosi assist per chi vuole dimostrare l’ineluttabilità della riforma: sono la prova provata che l’ordine giudiziario necessita di nuovi confini, proprio per evitare che la sua stessa credibilità venga travolta da chi lo confonde con uno strumento di pressione politica.

La Carta Costituzionale non ammette difese parziali: essa va preservata nella sua integrità, garantendo l’indipendenza del corpo giudicante con la medesima fermezza con cui si tutela la libertà di stampa scolpita nell’articolo 21.

Il monito delle Istituzioni

Sulla gravità dell’accaduto è intervenuto il Ministro degli Esteri e Vicepremier Antonio Tajani:
“Voglio esprimere solidarietà al quotidiano Il Foglio per le gravi minacce subite dal procuratore Gratteri. Un atto gravissimo che lede la libertà di stampa. È inaccettabile che un magistrato cerchi di censurare l’informazione, che rivolga intimidazioni, paventando ritorsioni, nei confronti di giornalisti colpevoli soltanto di fare il proprio lavoro. Un cattivo esempio, in contrasto anche con l’appello del Presidente della Repubblica al rispetto dei toni e del libero pensiero.”

L’Acuto

Insomma, caro Procuratore, questa storia della “rete” ha il sapore di un revival di pesca a strascico in cui, però, a rimanere impigliata è solo la decenza. Certo, sognare di regolare i conti dopo il voto ha il suo fascino da regolamento di conti all’O.K. Corral, ma attenzione: a furia di agitare lo spauracchio della ritorsione, finisce che pure gli indecisi corrono a barrare il Sì, se non altro per il gusto di non finire nella Sua personalissima tonnara. Speriamo solo che, tra un conto e l’altro, qualcuno si ricordi di pagarci almeno il caffè: berlo amaro, di questi tempi, è già diventato un destino inevitabile.

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