GRAVI INDIZI DI REATO – Ombre sotto il tetto: la storia di Elisa Claps
È una domenica di fine estate quando Elisa Claps, sedici anni, esce di casa con un sorriso e un proposito semplice: assistere alla messa e tornare a casa per il pranzo con la famiglia. È il 12 settembre 1993, Potenza si sveglia tranquilla, il centro è animato ma sereno. Elisa, brillante studentessa del liceo classico, sogna un futuro nella medicina e nell’aiuto verso il prossimo. Quella mattina porta con sé la leggerezza di chi ha tutta la vita davanti.
Si ferma nella Chiesa della Santissima Trinità, un luogo familiare. Lì deve incontrare un conoscente, Danilo Restivo, che le ha promesso un piccolo regalo per la promozione scolastica. Nessuno immagina che quei passi, tra le navate di pietra, saranno gli ultimi che percorrerà. Dopo quell’incontro, di Elisa si perde ogni traccia.
La famiglia comincia a cercarla subito. Gildo, il fratello maggiore, non si dà pace: chiama amici, scuole, ospedali. Le indagini si aprono, ma le prime ore sono confuse. Restivo viene ascoltato: dice di aver parlato con Elisa pochi minuti, di averla vista uscire, di essere rimasto in chiesa. Ma i suoi racconti cambiano, dettagli si aggiungono, altri spariscono.
Passano i giorni, i mesi, poi gli anni. Il nome di Elisa diventa un enigma doloroso per Potenza, un’assenza che pesa. Le ricerche si concentrano altrove, mentre la chiesa, l’ultimo luogo in cui è stata vista, resta chiusa, quasi ignorata. Il dolore della famiglia si trasforma in determinazione: Gildo diventa il custode della memoria della sorella, non smette di chiedere verità.
Nel marzo del 2010, diciassette anni dopo, il silenzio si rompe. Durante alcuni lavori di manutenzione, dal sottotetto della stessa chiesa emerge un corpo. È Elisa. Mummificata dal tempo, ancora lì, sopra le teste di una comunità che ha pregato sotto quelle travi per anni. Le analisi parlano chiaro: la ragazza muore il giorno stesso della scomparsa, vittima di ferite d’arma da taglio.
L’uomo che la incontra quel giorno, Danilo Restivo, è già in carcere in Inghilterra per un altro omicidio, quello di Heather Barnett, uccisa con le stesse modalità di Elisa. In Italia il processo si apre e si chiude con una condanna a trent’anni, confermata nel 2014.
La storia di Elisa non finisce. La famiglia trasforma il dolore in azione: finanzia un ambulatorio in Africa, ricordando il sogno della ragazza di aiutare chi soffre. Serie TV, podcast, libri raccontano la vicenda, perché la memoria diventi giustizia. Potenza, con la sua chiesa riaperta nel 2023, convive ancora con quel vuoto. Elisa resta un volto giovane, una voce che continua a chiedere di non essere dimenticata.
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