Green gol

Efficientamento energetico, innovazione tecnologica e sostenibilità ambientale. Sono i tre pilastri che caratterizzeranno gli impianti sportivi del futuro. Nei calcio del Terzo Millennio assisteremo ad una vera e propria accelerazione in questa direzione. Inghilterra e Germania i mercati leader in Europa, più indietro il resto del plotone. In Italia, Udinese, Juventus e Sassuolo hanno scelto di investirvi in misura massiccia modificando radicalmente i propri processi aziendali, così come le strutture sportive di proprietà. L’obiettivo primario è la nascita delle cosiddette smart tech arene (con l’occhio sempre rivolto all’ambiente).

Uno stadio, il primo al mondo, realizzato quasi interamente in legno. Punta ad un impatto ambientale a zero emissioni e rappresenterà, nel futuro, un modello di riferimento per l’impiantistica di nuova generazione.

Eco Park, questo il nome del nuovo progetto, è il sogno nel cassetto della proprietà del Forest Green Rovers FC (società di Football League One, terza divisione del calcio britannico), che, da oltre un anno, ha avviato i lavori di costruzione. Dopo aver superato alcune problematiche di profilo burocratico/politico (i timori dell’amministrazione comunale erano dovuti ai potenziali rischi urbanistici che lo stadio avrebbe causato per il traffico e per l’inquinamento acustico della zona), il progetto della nuova eco-arena ha ottenuto il via libera, portando con sé importanti novità.

Quello dell’Eco Park infatti è un progetto assolutamente innovativo nel panorama sportivo internazionale, data la sua particolare struttura costituita quasi al 100% da materiali in legno.
L’Eco Park sarà un impianto da 5mila posti a sedere e comporterà un costo di circa 120 milioni di euro. Basato su un progetto realizzato dallo studio del celebre architetto Zaha Hadid, lo stadio del Forest Green garantirà la riqualificazione dell’area in cui sarà costruito tramite la costruzione di una nuova pista ciclabile, di un parcheggio da quasi 2mila posti auto e l’installazione di nuove strutture sportive da mettere a disposizione della comunità, tra cui due campi da calcio. Inoltre verrà eseguito un ampliamento delle aree verdi circostanti la struttura con l’installazione di circa 500 nuovi alberi e 2 chilometri di siepi.

Questa operazione rientra in una strategia fortemente legata alla sostenibilità, anche perché il il Forest Green Rovers è da sempre vicino alle questioni ambientali. Negli ultimi anni infatti il club britannico di terza divisione ha avviato una riqualificazione del centro sportivo e dell’area circostante il “The New Lawn” (l’attuale impianto in cui gioca la squadra), favorendo un massiccio ampliamento delle aree verdi in prossimità dell’impianto e l’utilizzo di fonti di energia rinnovabili.
L’iter burocratico porterà, presumibilmente, all’apertura dell’Eco Park entro il 2024 e l’ormai obsoleto The New Lawn verrà demolito facendo spazio a 80 abitazioni di matrice ecosostenibile per la comunità di Nailsworth (dove sorgerà la struttura).

La ristrutturazione del vecchio stadio “Friuli” (oggi Dacia Arena) nasce da una visione attenta all’ambiente a tutto tondo. Tra le prime in Italia se si esamina il sistema dell’impiantistica dedicata al calcio. Già la riduzione della capienza da 41mila a 25mila ha prodotto un risparmio dei consumi della struttura pari al 20%. Strategica poi la presenza di aree interne a totale impatto zero, grazie all’installazione e all’utilizzo di pannelli fotovoltaici hi-tech (rivestono la parte superiore dell’impianto).

L’Allianz stadium, casa della Juventus da oltre 10 anni, ha puntato, sin dall’inizio, a trasformare in “green” tutte le fonti energetiche.

Centrale l’utilizzo della luce solare, che impatta, positivamente, sul riscaldamento generale, così come sull’energia elettrica. Più in generale il riciclo dei materiali (provenienti dalla demolizione dello stadio Delle Alpi), utilizzati per la progettazione delle strutture interne ed esterne, non solo ha rappresentato un risparmio economico, ma ha consentito il rispetto di tutti i criteri previsti dal “protocollo di Kyoto” (accordo internazionale finalizzato al contrasto del riscaldamento climatico).

Efficientamento energetico, innovazione tecnologica e sostenibilità ambientale. Sono i tre pilastri che caratterizzeranno gli impianti sportivi del futuro. Nei calcio del Terzo Millennio assisteremo ad una vera e propria accelerazione in questa direzione. Inghilterra e Germania i mercati leader in Europa, più indietro il resto del plotone. In Italia, Udinese, Juventus e Sassuolo hanno scelto di investirvi in misura massiccia modificando radicalmente i propri processi aziendali, così come le strutture sportive di proprietà. L’obiettivo primario è la nascita delle cosiddette smart tech arene (con l’occhio sempre rivolto all’ambiente).

Uno stadio, il primo al mondo, realizzato quasi interamente in legno. Punta ad un impatto ambientale a zero emissioni e rappresenterà, nel futuro, un modello di riferimento per l’impiantistica di nuova generazione.

Eco Park, questo il nome del nuovo progetto, è il sogno nel cassetto della proprietà del Forest Green Rovers FC (società di Football League One, terza divisione del calcio britannico), che, da oltre un anno, ha avviato i lavori di costruzione. Dopo aver superato alcune problematiche di profilo burocratico/politico (i timori dell’amministrazione comunale erano dovuti ai potenziali rischi urbanistici che lo stadio avrebbe causato per il traffico e per l’inquinamento acustico della zona), il progetto della nuova eco-arena ha ottenuto il via libera, portando con sé importanti novità.

Quello dell’Eco Park infatti è un progetto assolutamente innovativo nel panorama sportivo internazionale, data la sua particolare struttura costituita quasi al 100% da materiali in legno.
L’Eco Park sarà un impianto da 5mila posti a sedere e comporterà un costo di circa 120 milioni di euro. Basato su un progetto realizzato dallo studio del celebre architetto Zaha Hadid, lo stadio del Forest Green garantirà la riqualificazione dell’area in cui sarà costruito tramite la costruzione di una nuova pista ciclabile, di un parcheggio da quasi 2mila posti auto e l’installazione di nuove strutture sportive da mettere a disposizione della comunità, tra cui due campi da calcio. Inoltre verrà eseguito un ampliamento delle aree verdi circostanti la struttura con l’installazione di circa 500 nuovi alberi e 2 chilometri di siepi.

Questa operazione rientra in una strategia fortemente legata alla sostenibilità, anche perché il il Forest Green Rovers è da sempre vicino alle questioni ambientali. Negli ultimi anni infatti il club britannico di terza divisione ha avviato una riqualificazione del centro sportivo e dell’area circostante il “The New Lawn” (l’attuale impianto in cui gioca la squadra), favorendo un massiccio ampliamento delle aree verdi in prossimità dell’impianto e l’utilizzo di fonti di energia rinnovabili.
L’iter burocratico porterà, presumibilmente, all’apertura dell’Eco Park entro il 2024 e l’ormai obsoleto The New Lawn verrà demolito facendo spazio a 80 abitazioni di matrice ecosostenibile per la comunità di Nailsworth (dove sorgerà la struttura).

La ristrutturazione del vecchio stadio “Friuli” (oggi Dacia Arena) nasce da una visione attenta all’ambiente a tutto tondo. Tra le prime in Italia se si esamina il sistema dell’impiantistica dedicata al calcio. Già la riduzione della capienza da 41mila a 25mila ha prodotto un risparmio dei consumi della struttura pari al 20%. Strategica poi la presenza di aree interne a totale impatto zero, grazie all’installazione e all’utilizzo di pannelli fotovoltaici hi-tech (rivestono la parte superiore dell’impianto).

L’Allianz stadium, casa della Juventus da oltre 10 anni, ha puntato, sin dall’inizio, a trasformare in “green” tutte le fonti energetiche.

Centrale l’utilizzo della luce solare, che impatta, positivamente, sul riscaldamento generale, così come sull’energia elettrica. Più in generale il riciclo dei materiali (provenienti dalla demolizione dello stadio Delle Alpi), utilizzati per la progettazione delle strutture interne ed esterne, non solo ha rappresentato un risparmio economico, ma ha consentito il rispetto di tutti i criteri previsti dal “protocollo di Kyoto” (accordo internazionale finalizzato al contrasto del riscaldamento climatico).

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