Così la guerra finisce in Manovra: i numeri che fanno penare il Mef
L’antica maledizione cinese augura alla vittima di vivere tempi “interessanti”. Eccola qua. Noi, che credevamo di abitare nel migliore dei mondi possibili e cantavamo orgogliosi che la matematica non sarebbe mai stato il nostro mestiere, ci ritroviamo a tremare in un’epoca in cui persino i numeri assumono un valore mai così decisivo. Ne sa qualcosa il ministro Giancarlo Giorgetti. S’è ritrovato l’aula (parlamentare) vuota e la segreteria telefonica piena. Tutti vogliono qualcosa, lui non potrà accontentare quasi nessuno. E prende tempo. Ci si attendevano le linee guida della Manovra, non sono ancora arrivate. Per forza. È l’energia della crisi.
La crisi costa 2.400 euro a famiglia
Ieri, a proposito di numeri, sono arrivati quelli di Confesercenti. I quattro anni di crisi energetica ci sono costati più di 2.400 euro a famiglia (secondo Moody’s negli States la crisi costa 2mila dollari a famiglia), pari a 52 miliardi di Pil reale, non nominale, e a consumi (mancanti) stimati in 34 miliardi. Il caro energia, dal 2022, ha tolto dal mercato 30 miliardi. Fatto che, per inciso, hanno contribuito dal 2019 al 2025 alla chiusura di ben 140mila attività. Se vent’anni fa, il 20% del reddito degli italiani finiva sui libretti di risparmio, adesso le famiglie riescono a mettere sui conti corrente solo l’8 per cento.
Tra spese obbligate e pressione fiscale al top
Le spese obbligate, da sole, si mangiano 15mila euro a nucleo familiare, 40 miliardi totali in più per un conto medio da 1.600 euro ulteriori all’anno a famiglia. Potrebbe finire qui. E no, c’è altro. La pressione fiscale è superiore persino a quella degli anni ’90. In trent’anni è passata dal già abnorme 40,5% all’attuale 43,5%. Ce lo chiedeva l’Europa, allora e ce lo continua a chiedere oggi per rientrare nei parametri dei rapporti deficit-Pil.
La crescita del Pil finirà tutta in bollette
Ieri, sempre a proposito di cifre, sono arrivate quelle di Confindustria. Nel Rapporto di previsione autunnale i dati della crescita, tutto sommato, indurrebbero al sorriso. La crescita del Pil per quest’anno è confermata all’1%, per il 2027 però scende allo 0,6%. Peccato, però, che potrebbe essere rivelarsi tutto inutile. I costi dell’energia, dicono da viale dell’Astronomia, rischiano di mangiarsi tutta la crescita che verrà. Già nel 2026 non sta andando benissimo: il prezzo dell’elettricità in Italia è stato superiore addirittura del 35% rispetto a quello tedesco. E a settembre ha raggiunto i 208 euro per mwh, contro i 114 euro di febbraio, prima della guerra nel Golfo. Ecco spiegato perché sempre più imprese son costrette a indebitarsi, mentre la Bce alza i tassi e peggiora l’accesso al credito, solo per pagare le bollette.
Gli scenari di viale dell’Astronomia
Nel 2027 lo scenario Csc vede il brent a 126 dollari al barile. Un livello spropositato se si pensa che, di base, si ipotizza a 75 dollari e che quest’anno è “quotato” a una media di 94 dollari. Se il prezzo del greggio si fermasse a 115 dollari e quello del gas a 89 euro al megawattora (di base è stimato a 58 ed è già alto), sarebbe stato lo stesso tutto inutile. E si sarebbe compiuto, forse, il sogno proibito del green ideologico che agita l’Europa. Confindustria, infatti, guasta la festa: il calo delle emissioni non è da imputarsi ad altro che alle chiusure e agli stop alla produzione. Altro che aria fresca, è stagnante.
Tutte le (prime) proposte sul tavolo
Di fronte a numeri così interessanti arrivano le richieste. Al governo e al Mef. Confesercenti vorrebbe che si restituisse qualcosa alle famiglie e rilancia l’ipotesi della detassazione straordinaria delle tredicesime. Ha inoltre ricordato che se nascessero 10mila piccole imprese in più, il Fisco ci guadagnerebbe almeno un miliardo di euro. Più della metà di quanto sborsato, per le tasse italiane, dagli Over the Top digitali. Confindustria, con il presidente Emanuele Orsini, applaude all’intervento in Senato di Meloni. E ribadisce i punti cardine e irrinunciabili, dall’iperammortamento al decreto Bollette, passando per la guerra guerreggiata agli odiatissimi Ets.
Meloni e la sicurezza centrale per l’energia
Meloni, in materia di energia, era stata molto chiara ieri nel suo intervento al Senato. Dipende, tutto, dalla sicurezza. Se non si riporta in sicurezza, appunto, Hormuz (e Bab el Mandeb), i prezzi non scenderanno. E, per lei, non è percorribile, anzi è “molto rischiosa” la strada intrapresa da Donald Trump a proposito del diesel russo. E ha chiuso, così, a chi chiedeva di riaprire i canali commerciali energetici con Mosca. Lo ha fatto proprio mentre l’Aie, l’agenzia internazionale per l’energia, affermava che pure il 2027, per i carburanti e segnatamente per il diesel, sarà un “anno teso”. L’antica maledizione cinese ci ha colpiti. Speravamo che fossimo alla Fine della Storia, viviamo più banalmente “tempi interessanti”.
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